Terzi fa l’islamico e legittima la censura del web

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Non basta che tutti i governi occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti, si scusino ogni volta che la libera espressione di pensiero e di stampa (valori riconosciuti solo in quell’Occidente che un tempo chiamavamo con orgoglio “mondo libero”)  offende qualcuno dei numerosi fanatici che popolano i(e spesso guidano) Paesi arabi e musulmani. L’ondata di delle violenze anti-occidentali scoppiate col pretesto del video postato su Youtube che ridicolizza la figura di Maometto fornirebbe alle nostre leadership ottimo materiale per esortare i Paesi islamici ad aprirsi alla libertà, anche quella di satira, alla tolleranza verso chi ha fedi e culture diverse o semplicemente contesta ,anche sfottendo, religioni e costumi. In una parola di aprirsi alla civiltà riconoscendo quanto previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. Un testo totalmente divergente dalla sharia che la primavera araba sostenuta anche dall’Occidente sta riportando in auge pure in quei Paesi islamici dove non veniva applicata. Invece, con la solita piaggeria che contraddistingue ormai da tempo un Occidente sempre più prono, debole e incapace di difendere diritti conquistati al prezzo di milioni di morti, c’è addirittura chi riesce a legittimare la censura imposta dagli islamici ai mezzi d’informazione e a Internet. E’ il caso del ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, ormai famoso per i commenti e i “tweet” su temi internazionali circa i quali Roma ha ben poca influenza ma al tempo stesso incapace di indurre l’India a rilasciare i fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
”Credo sia assolutamente legittimo da parte dei governi la chiusura di siti web che sono oggetto di comportamenti non consentiti e che, piuttosto, istigano all’odio o che hanno la loro valenza criminale”. Lo ha detto, paradossalmente, a margine della presentazione dell’edizione 2012 de ”L’Annuario Italiano dei Diritti Umani” alla Farnesina, commentando il blocco all’accesso di YouTube da parte di diversi Paesi islamici con l’obiettivo di censurare il video che in questi giorni ha scatenato la rabbia del mondo islamico. Bangladesh, Egitto, India, Indonesia, Libia, Afghanistan, Malesia e Pakistan hanno deciso di oscurare Youtube nel tentativo di impedire la visione del filmato alla popolazione e di prevenire ulteriori disordini. La censura però non ha impedito le violenze, istigate da esponenti politici e religiosi (aspetti spesso coincidenti nel mondo islamico) più che dalla visione del video.

Quanti delle migliaia di manifestanti avevano visto il filmato? Forse ben pochi considerando che era in lingua inglese, che la diffusione di accessi internet in molti Paesi islamici è ancora molto scarsa e che in questi Paesi internet è sottoposto a una rigida censura che impedisce l’accesso a moltissimi siti. L’affermazione di Terzi sembra rovesciare la realtà. Il video è irriverente nei confronti di Maometto ma non “istiga all’odio” né al “rifiuto di comprendere l’altro” e di certo  non ha una valenza criminale. Caratteristiche queste che appartengono piuttosto alle violenze di questi giorni sobillate dagli estremisti e tollerate o solo flebilmente condannate e represse dai governi guidati dai cosiddetti “islamici moderati”. Paesi che non censurano però i sermoni di personalità religiose e politiche che sulle televisioni visibili in chiaro da tutti istigano a uccidere ebrei e cristiani o insultano le altre fedi. Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) ha raccolto un’ampia compilation di materiale televisivo di questo genere trasmesso in lingua araba, urdu e pashtu ma anche testi scolastici che insegnano ai bambini islamici a odiare l’Occidente e le fedi diverse. Thomas L. Friedman ha citato sul New York Times alcune trasmissioni televisive tratte dall’immenso archivio del MEMRI. Hasan Rahimpur Azghadi, membro del Consiglio supremo iraniano per la rivoluzione culturale, nel 2007 affermava che il cristianesimo è “un fetido cadavere, sul quale devi continuare a versare incessantemente acqua di colonia e profumo e lavarlo per tenerlo pulito “. Abd al-Aziz Fawzan al-Fawzan, professore saudita di legge islamica, nel 2005 su Al-Majd TV  incitava “all’odio convinto” verso i cristiani mentre l’ex imam della moschea di Manhattan, Imran Nazar Hosein, il 2 luglio 2012, affermava che “gli infedeli cristiani ormai stanno quasi dominando il mondo”. Poche settimane or sono sul sito web dei Fratelli Musulmani un articolo incitava alla jihad contro l’America e contro  gli ebrei, definiti “discendenti dalle scimmie e dai maiali”. Il religioso pachistano Muhammad Raza Saquib Mustafai il mese scorso affermò che “quando gli ebrei saranno stati spazzati via, il mondo sarà purificato e il sole della pace splenderà sul mondo intero”.

Si tratta solo di alcuni esempi di affermazioni non certo ironiche o farsesche come il video su Maometto e per di più provenienti da personalità istituzionali politiche, accademiche e religiose. Per non parlare poi delle continue uccisioni di cristiani dall’Iraq alla Nigeria. Con simili programmi televisivi e con questo tipo di educazione impartita nelle scuole non è difficile mobilitare migliaia di volontari fanatici così come i governi di quei Paesi non possono scaricare le responsabilità delle violenze sui gruppi estremisti. Il ministro Terzi invece di Invece di considerare legittima la censura di internet e Youtube dovrebbe chiedere ai governi arabi e musulmani di chiudere molti programmi televisivi che davvero “incitano all’odio, al rifiuto di comprendere l’altro, e hanno una valenza criminale”.
Terzi ha aggiunto che “non è ammissibile nessun pretesto per scatenare violenze diffuse o violenze individuali e addirittura provocare atti di terrorismo che magari possono essere generati anche da disegni anche di gruppi o di persone che vedono proprio nell’innesco facile di queste emozioni un modo per scatenare fenomeni di violenza”.  Al tempo stesso però il ministro ha definito inammissibile anche “il dileggio, lo scherzo sui valori importanti per l’individuo e per miliardi di fedeli e di credenti”. Non si può scherzare o fare satira anche pesante su fede, religione o altri valori importanti?  Paradossale che Terzi legittimi la censura in un incontro dedicato ai diritti umani. Qualcuno ricordi al ministro che qui da noi le leggi consentono (e speriamo continuino  farlo) di scherzare e fare satira su tutti, inclusa la religione e la politica, i presidenti, i ministri, i papi e gli imam, della nostra e di altre culture. Si chiama libertà. Termine di cui si può trovare  diffusamente traccia sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Non certo nella sharia (che prevede la morte per chi insulta o dileggia Allah) tanto cara ai governi islamici che anche l’Italia sostiene con molte parole e spesso anche troppo denaro ottenendo in cambio minacce e violenze.

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama e Oggi e con i periodici Limes, Gnosis e Focus Storia. E' opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.

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