Cent’anni dell’Aeronautica Militare russa

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di Maurizio Sparacino
Il 12 agosto 2012 l’Aeronautica Militare russa (VVS – Voenno Vozdušnye Sily) ha festeggiato l’importante traguardo dei cento anni. Era l’agosto del 1912 quando i comandi dell’Aviazione e della Navigazione Aerea vennero fusi in una nuova forza armata dello Stato Generale; da allora gli avieri russi hanno partecipato a tutte le guerre che hanno visto l’intervento della Russia nell’ultimo secolo. Quest’evento non è un semplice traguardo temporale come potrebbe essere per buona parte delle aviazioni di tutto il mondo che si accingono a compiere un secolo di vita, bensì rappresenta un grande avvenimento che racchiude una serie di tappe e traguardi importantissimi che hanno fatto la storia di un paese nei confronti del mondo intero. L’aviazione russa, esaminando i cent’anni appena trascorsi, ha attraversato tre fasi storiche estremamente diverse tra di loro ma è pur certo che le idee, gli sviluppi e i risultati in campo aeronautico (e cosmonautico) sono stati talmente indiscutibili da avere una ricaduta a livello mondiale; la Russia insomma ha dato e certamente continua a dare un contributo enorme allo sviluppo dell’ingegneria aerospaziale mondiale sia essa militare, civile o spaziale. Storicamente si è passati dalla creazione dei primi velivoli a motore multiplo e dei primi voli intercontinentali che portarono l’allora Aeronautica sovietica in una posizione di prestigio rispetto alle grandi potenze di allora, agli anni della Seconda Guerra Mondiale (la cosiddetta “Grande Guerra Patriottica”), dove l’aeronautica sovietica, dopo un momentaneo sbandamento di fronte all’efferato attacco delle armate naziste, riuscì con uno sforzo eccezionale (produttivo, tecnologico e umano) a ribaltare l’esito della guerra fino ad annientare le forze armate naziste considerate allora tra le più avanzate dell’epoca. Negli anni della Guerra Fredda l’Aviazione sovietica, esponente di una delle due superpotenze planetarie nel duopolio USA – URSS, assicurò non solo la sicurezza dei cieli del paese ma divenne un elemento essenziale della triade missilistico – nucleare e s’impegnò nei conflitti nel sud-est asiatico (Corea e Vietnam) e mediorientale, dimostrando alla controparte statunitense quanto l’URSS fosse in grado di studiare, progettare e produrre autonomamente aerei militari altamente competitivi, nonché tra i più utilizzati nel mondo. Con il crollo dell’Unione Sovietica, la VVS (russa) visse tempi difficili e al contempo provò sulla propria pelle una drastica riduzione di personale e di armamenti suddivisi nei rispettivi territori ex sovietici indipendenti rispetto alle ingerenze centrali di un tempo e, come se non bastasse, un deciso invecchiamento degli armamenti rispetto agli standard occidentali.  La rinascita che si è avuta dopo un ventennio difficile e tutto in salita è avvenuta per via di una concatenazione di eventi: in parte le scelte politiche (i leader russi che hanno voluto evitare con mano ferma e decisa l’implosione del sistema ripristinando finanziamenti statali in aiuto delle Forze Armate), in parte le scelte militari (come ad esempio l’unione fra l’Aeronautica Militare ed il Comando di Difesa), ma anche i consistenti introiti forniti dalle vendite delle risorse del sottosuolo russo e dalle massicce vendite di armamenti all’estero a fronte di valuta pregiata che hanno permesso all’Aeronautica Militare russa di risollevarsi e di percorrere una strada di rimodernamento ed efficiente ristrutturazione. Seguendo infatti il recente piano statale di produzione militare per il decennio 2011-2020  la VVS russa riceverà infatti nel complesso circa 600 nuovi aerei e ben 1000 nuovi elicotteri di tutte le classi, il che, corrisponde ad un rinnovo pari al 70% dell’arsenale complessivo. Ma tornando alla festa durata ben tre giorni che si è tenuta presso la base aerea di Žukovskij e che ha visto una partecipazione di decine di migliaia di spettatori, è bene commentare la presenza delle pattuglie acrobatiche di tanti paesi ospiti: dall’Italia, con le Frecce Tricolori che già in passato si sono esibite in questa base in occasione dei vari MAKS Air Show, passando per le rappresentanze acrobatiche di Francia, Gran Bretagna, Polonia, Turchia, Finlandia e Lettonia. Immancabile il discorso del presidente russo Vladimir Putin che ha toccato vari punti salienti: dal ricordo degli aviatori eroi della Grande Guerra Patriottica e dei recenti conflitti, fino al programma di modernizzazione per il periodo 2011-2020 sopra descritto sottolineando le sensibili riprese delle ore di volo di addestramento, le modernizzazioni delle infrastrutture e la creazione di nuovi gruppi operativi di combattimento, non omettendo, inoltre, di formulare una promessa di un aiuto statale ai veterani e ai militari con l’istituzione di nuove e solide garanzie sociali. Lo show aeronautico è iniziato dunque con un’esibizione dei paracadutisti che si sono lanciati da un aereo L-410 con al seguito enormi bandiere della Russia, del Ministero della difesa e della VVS. Successivamente è toccato a 6 cacciabombardieri Sukhoi Su-25BM disegnare in cielo un tricolore russo; dopodiché è avvenuto il sorvolo delle tribune da parte di un gruppo composto da MiG-29SMT, Sukhoi Su-25SM e Sukhoi Su-27SM – ben 21 aerei – che hanno formato in aria la cifra “100”, ricordando un po’ le esibizioni delle prime pattuglie acrobatiche sovietiche degli anni ‘40 e ‘50, quando formavano scritte in cielo inneggianti leader del tempo. Poi è stata la volta dei bombardieri strategici supersonici Tupolev Tu-22M, Tu-95MS e Tu-160 nonché degli aerei da trasporto Antonov (dal leggendario biplano An-2, passando per l’An-12, l’An-22, l’An-26 fino al mastodontico An-124); in volo si è esibito insomma ogni sorta di mezzo ad ala fissa e rotante che ha operato (o che opera attualmente) tra le file dell’aviazione russa, ma a ben vedere anche tra le file delle aviazioni di tutto il mondo. L’air show ha permesso di osservare in volo persino il primo velivolo usato dall’aviazione russa: il famoso monoplano Blériot XI del francese Louis Blériot che nel 1909 compì la prima traversata aerea della Manica e che il ministero della difesa russa comprò in 15 esemplari per l’addestramento dei piloti nonché per l’impiego nel primo conflitto mondiale. Non potevano mancare i caccia moderni di quarta e quinta generazione come il MiG-29M2 che si è esibito in coppia col nuovissimo Sukhoi T-50. La conclusione di questo spettacolo si è compiuta con l’esibizione delle pattuglie acrobatiche russe Russian Knights sui Su-27 e Strizhi sui MiG-29. La VVS russa che da qualche anno ha rinnovato con decreto governativo nr. 127 del 4 marzo 2010 la coccarda d’identificazione con una stella rossa a cinque punte bordata di bianco, blu e rosso (riprendendo pertanto i colori del tricolore nazionale) è stata festeggiata anche dalla Bank of Russia con l’istituzione di una nuova moneta in argento da 3 rubli che raffigura nel verso lo stemma della VVS e un Sukhoi Su-34 in lieve cabrata; non poteva mancare per gli appassionati filatelici un emissione speciale per la ricorrenza: un francobollo recante uno stemma della VVS che irradia il cielo blu e un Tu-160 sulla destra. Infine, su direttiva dello stesso presidente Putin, è stata creata per l’occasione persino un’onorificenza in 60.000 esemplari da assegnare ai militari con oltre 15 anni di servizio nella VVS, ai veterani e a tutti coloro hanno fornito un lodevole contributo all’Aeronautica Militare russa.

 

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Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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