Il controllo delle prigioni mette alla prova il governo afghano

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Adnkronos/Aki – A meno di un mese dal passaggio di poteri dalle autorità militari americane a quelle afghane per il controllo del famigerato carcere di Bagram, in Afghanistan emergono i primi problemi per la gestione delle prigioni del Paese. A lanciare l’allarme, senza troppe reticenze, è stato il capo della Direzione centrale delle prigioni, Amir Mohammad Jamshidi. Mancanza di spazi, carenze di personale, insufficienti controlli di sicurezza, corruzione: sono questi i principali problemi con cui l’Afghanistan si trova a dover fare i conti a meno di due anni dal ritiro delle forze della coalizione. E le preoccupazioni non mancano. Nel carcere di Bagram – noto come la ‘Guantanamo dell’Afghanistan’ per le numerose denunce di abusi e rinominato ‘Centro di detenzione di Parwan’ – sarebbero rinchiusi circa tremila combattenti talebani e sospetti terroristi. In tutto l’Afghanistan i prigionieri sarebbero più di 23mila. Nelle ultime ore a Qalacha-i-Sokhta, nella zona di Bagram, gli uomini dell’intelligence hanno catturato tre insorti che – riferisce l’agenzia di stampa afghana Pajhwok – pianificavano un attacco suicida contro la base aerea di Bagram. La camera alta del Parlamento, Meshrano Jirga, è stata informata del pericolo rappresentato da prigionieri che stanno cercando di organizzare attacchi kamikaze in diverse zone del Paese. L’intelligence, ha ammonito Jamshidi, dovrebbe fare di più. ”Cercano sempre di pianificare attacchi – ha detto – Un pakistano e’ stato arrestato nella zona della prigione di Pul-i-Charkhi”.Davanti ai senatori, si legge sul sito web della tv Tolo, Jamshidi si è detto preoccupato per il passaggio di consegne a Bagram e ha espresso perplessità sulla possibilità che i ministeri della Difesa e dell’Interno riescano a gestire la struttura. In una cella da 15 persone ve ne sono rinchiuse 200, ha denunciato, parlando di una realtà che di fatto riguarda molti penitenziari afghani. Non solo, ma sarebbe in atto anche un trasferimento di competenze dal ministero della Giustizia a quello dell’Interno. ”Prima dicevano che il ministero della Giustizia si sarebbe occupato dei prigionieri, ora tutto sta passando al ministero dell’Interno”, ha detto ieri Jamshidi ai senatori, riferendo di carenze nell’addestramento del personale. I problemi non si fermano qui. Mancano, secondo il capo della Direzione centrale delle prigioni, ”equipaggiamenti moderni” per controllare tutto ciò che entra nelle carceri. Oltre a un’azione decisiva per arginare la piaga della corruzione tra gli agenti. ”Ci sono donne che nascondono la droga tra i loro vestiti – ha detto – Posso confermare anche il coinvolgimento di ufficiali della sicurezza nelle prigioni”. A denunciare le responsabilità degli agenti nel ‘traffico di droga’ in cella è stato anche il direttore della prigione di Pul-i-Charkhi, Khan Mohammad Khan. Il fenomeno, ha concluso davanti ai senatori, riguarda ”circa il 5% delle guardie”. Il presidente afghano Hamid Karzai rivendica da sempre il pieno controllo delle prigioni afghane come una questione di sovranità nazionale.

Foto: La prigione di Bahram (US Dod)

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