RAFoS: dove nascono gli incursori

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I moderni scenari di conflittualità internazionale, la minaccia terroristica e l’affermarsi in molte parti del mondo di realtà non statuali fortemente aggressive impongono sempre più spesso scelte politico-militari non convenzionali, che sappiano fornire risposte innovative a minacce totalmente nuove. In questo difficile contesto le Forze Speciali costituiscono uno strumento agile e flessibile, particolarmente idoneo ad affrontare le sfide mutevoli and ambigue del momento, in grado di proporre soluzioni concrete non alla portata delle unità convenzionali, di garantire all’autorità politica un ampia libertà d’azione con un impegno limitato. La loro capacità di soddisfare requisiti politici, militari, economici e psicologici contrastanti e di agire con un ridotto impatto sull’opinione pubblica ne fanno un assetto strategico di primo piano in qualunque strumento militare evoluto. Per poter offrire ai nostri decisori politici e/o militari risposte di tale efficacia e flessibilità l’Esercito Italiano dispone del 9° Reggimento d’Assalto “Col Moschin”, unico reparto di Forze Speciali della Forza Armata, la cui componente operativa è costituita unicamente da Incursori, soldati cioè in grado di agire con ampi margini di autonomia operativa e logistica in condizioni di forte isolamento, in unità tattiche di ridotta entità numerica, in contesti non permissivi o ostili, e capaci di muoversi in qualunque ambiente, utilizzando tutti i mezzi, gli equipaggiamenti ed i sistemi d’arma necessari all’assolvimento della missione ricevuta. I loro compiti sono di norma di pertinenza del livello strategico, risultano spesso assai delicati, tecnicamente difficili e politicamente sensibili: la loro esecuzione o il loro mancato assolvimento possono generare talvolta ripercussioni al più alto livello governativo. Missioni non convenzionali richiedono elementi del tutto particolari. Le Forze Speciali del Reggimento Col Moschin, il “Nono” come è denominato abitualmente, debbono pertanto essere costituite da personale particolarmente selezionato, addestrato ed equipaggiato, in possesso di doti non comuni di resistenza, motivazione, equilibrio psico-fisico in condizioni di forte stress, intelligenza tattica, spirito d’iniziativa, adattabilità e flessibilità mentale. In estrema sintesi devono essere degli incursori. Il brevetto da incursore è comunque da intendersi solo quale condizione necessaria per essere inserito in unita’ tattiche responsabili dell’effettuazione di Operazioni Speciali. La capacità di effettuare Operazioni Speciali infatti, non risiede nell’individuo o nel team ma è “spalmata” su tutti i livelli ordinativi del reggimento. Un’Operazione Speciale, oltre a non poter prescindere da chi materialmente la esegue, non potrebbe essere condotta senza l’indispensabile lavoro del personale appositamente addestrato, preparato, selezionato ed esperto responsabile della pianificazione, coordinamento, sincronizzazione delle attività e della gestione delle contingenze, degli enblers, delle unità eventualmente concorrenti e delle ripercussioni che l’operazione stessa potrebbe causare. La formazione di un Incursore dell’Esercito è un processo lungo, articolato, duro ed estremamente selettivo, svolto in gran parte all’interno dello stesso reggimento ad opera della sua componente addestrativa, il Reparto Addestramento Forze Speciali – RAFoF.

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Alberto ScarpittaVedi tutti gli articoli

Nato a Padova nel 1955, ex ufficiale dei Lagunari, collabora da molti anni a riviste specializzate nel settore militare, tra cui ANALISI DIFESA, di cui è assiduo collaboratore sin dalla nascita della pubblicazione, distinguendosi per l’estrema professionalità ed il rigore tecnico dei suoi lavori. Si occupa prevalentemente di equipaggiamenti, tecniche e tattiche dei reparti di fanteria ed è uno dei giornalisti italiani maggiormente esperti nel difficile settore delle Forze Speciali. Ha realizzato alcuni volumi a carattere militare ed è coautore di importanti pubblicazioni sulle Forze Speciali italiane ed internazionali.

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