Bilancio 2013, missioni oltremare e riforma dello strumento militare. Qualcosa sta cambiando?

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Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.301 del 28.12.2012 è finalmente entrato in vigore un provvedimento tanto importante quanto atteso; si tratta del Decreto Legge 227/2012 di “Proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione”. Un’importanza che deriva dal fatto che questo Decreto fornisce la necessaria copertura finanziaria alle missioni all’estero delle nostre Forze Armate. Aspetto quest’ultimo che diventa ancora più rilevante alla luce della particolare fase politica che sta attraversando il Paese; infatti, sebbene sia certo che non sarà possibile convertirlo in Legge entro i 60 giorni previsti (a causa dello scioglimento delle Camere), ciò nonostante esso assicurerà comunque i fondi necessari per proseguire le operazioni nei vari teatri.
Dalla lettura del provvedimento giungono poi una conferma e alcune precisazioni importanti rispetto alle anticipazioni che erano trapelate dopo la sua approvazione nel Consiglio dei Ministri del 22 dicembre scorso; la conferma è costituita dal fatto che le spese previste sono coperte fino al 30 settembre del 2013. Non è dato sapere per quale ragione sia stato scelto un tale riferimento temporale visto che nel 2012 si era optato per un D.L. che copriva l’intero anno solare mentre in precedenza si era (quasi) sempre scelto il rinnovo su base semestrale. Le precisazioni riguardano invece la cifra complessivamente stanziata e l’esatta ripartizione di fondi tra le varie voci. Per quanto riguarda il totale degli oneri derivanti da tali impegni, il Decreto indica una cifra di poco meno di 935,5 milioni di euro; dunque, se è vero che la somma iscritta a bilancio del Ministero dell’Economia e delle Finanze (pari a 1.004,1 milioni di euro) a copertura di tutto il 2013 non viene impegnata completamente, altrettanto chiaro è il fatto che i poco meno di 70 milioni rimanenti non potranno certo bastare per i 3 mesi finali dell’anno. In altri termini, la prospettiva di un ulteriore (ancorché parziale) rifinanziamento dovrà essere affrontata nei prossimi mesi. Nello specifico, i fondi disponibili sono a loro volta suddivisi in 2 grandi categorie di spesa e cioè quelle contenute nel Capo I e relative alle “missioni internazionali delle Forze armate e di polizia” e, per l’appunto, quelle che riguardano le “iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” al Capo II. Come è ovvio che sia, quelle di maggiore interesse ai fini del presente articolo sono le diposizioni che fanno riferimento alle missioni delle Forze Armate; tuttavia, ulteriori spunti di rilievo si possono ritrovare anche nel Capo II del D.L. stesso. Per il 2013 quindi, a “farla da padrone” sarà ancora una volta la missione ISAF in Afghanistan che riceverà 426,6 milioni di euro; ma se questo è l’impegno diretto per le operazioni in quel Paese, altri 15,4 milioni sono messi a diposizione per le esigenze connesse a tale missione (con particolare riferimento alle presenze negli Emirati Arabi Uniti e al personale distaccato presso il CENTCOM a Tampa) mentre altri fondi arrivano (al Capo II) per l’alimentazione del fondo fiduciario NATO destinato al sostegno dell’Esercito Afgano.
La seconda operazione in ordine di importanza è la UNIFIL in Libano che per quest’anno riceverà 118,8 milioni di euro, comprensivi della partecipazione alla UNIFIL Maritime Task  Force, mentre anche l’impegno in Kosovo, espresso soprattutto attraverso Joint Enterprise-KFOR, continuerà ad assorbire la rispettabile cifra di 52,5 milioni circa. Un altro ingente stanziamento, 39,9 milioni, lo ricevono le missioni anti-pirateria svolte in ambito UE (operazione Atalanta) e NATO (operazione Ocean Shield) nelle acque del Corno d’Africa; sempre in ambito navale, si segnalano i 14,2 milioni per la missione Active Endeavour nel Mediterraneo, anch’essa svolta in ambito NATO. Degni di nota anche i 7,5 milioni destinati all’impiego di personale con funzioni di assistenza e supporto in Libia e altri 6,9 milioni per le missioni dell’Unione Europea sempre in Somalia (EUTM Somalia) e nell’area del Corno d’Africa (EUCAP Nestor).
Seguono poi numerosi stanziamenti di importi inferiori per missioni di ridotte dimensioni tra le quali spicca un’altra operazione dell’UE in Africa (l’EUCAP Sahel Niger) con 1,9 milioni; a questa si aggiungono vari altri dispiegamenti (da Cipro alla Georgia, dal Sudan alla Palestina, passando per l’assistenza alle Forze Armate albanesi) davvero modesti.
Sempre al Capo I, si segnalano anche i fondi per le esigenze logistiche delle varie missioni (stipulazione dei contratti di assicurazione e trasporto e realizzazione di infrastrutture) che ricevono ben 143,8 milioni, così come degni di nota sono anche i 6,6 milioni circa messi a diposizione dei Comandanti delle varie missioni (e in larga parte assegnati a ISAF) per interventi urgenti a favore delle popolazioni locali. Di grande importanza infine è anche lo stanziamento di 10 milioni per il mantenimento del dispositivo info-operativo dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE) a protezione del personale delle Forze Armate in tali missioni.
Il totale dei fondi quindi disponibili per l’insieme delle attività più propriamente militari è pari a circa 846 milioni di euro.
Ricordato come in questa parte del provvedimento siano riportati anche gli stanziamenti per varie missioni civili (della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, per un totale di 11,4 milioni), non si può non tralasciare anche quanto disposto in termini di cessione di materiale ad altri Paesi; tra questi spiccano sicuramente i 3 blindati leggeri e i 10 semoventi M109 L per Gibuti nonchè i (ben) 500 veicoli per la fanteria M113 destinati alla Repubblica Islamica del Pakistan.
I restanti 80 milioni circa sono invece destinati al Capo II, quello che comprende interventi prevalentemente svolti dal Ministero degli Affari Esteri per iniziative di cooperazione, sviluppo, ricostruzione e stabilizzazione svolte in ambito nazionale e/o multilaterale; non mancano tuttavia interventi a favore di settori specifici come il rafforzamento delle misure di sicurezza attiva, passiva nonché informatica delle sedi diplomatico-consolari situate in aree ad alta conflittualità (e di varie altre sedi istituzionali all’estero), così come finanziamenti per la partecipazione italiana alle iniziative PESC-PSDC in ambito UE e per la ristrutturazione del Quartiere Generale del Consiglio Atlantico a Bruxelles. Sebbene poi il D.L. non specifichi il quantitativo di militari che saranno impiegati mediamente nel 2013, si può facilmente immaginare che questo anno segnerà un ulteriore calo della presenza italiana all’estero. Fatte salve eventuali (e al momento imprevedibili) contingenze, si dovrebbe assistere dunque a una riduzione dei valori registrati nell’ultimo biennio e pari a 6.500÷6.600 uomini; un disimpegno anche comprensibile vista l’attuale congiuntura economica ma sul quale sarebbe preferibile non “adagiarsi”. L’attuale contesto geo-politico e un livello di instabilità particolarmente elevato, potrebbero infatti costringerci a rivedere questa tendenza; soprattutto rispetto a un bacino come quello del Mediterraneo che continua a essere punto di origine di non poche turbolenze o, più in generale, di un continente come quello Africano (si pensi ad aree come quelle del Sahel o del Corno d’Africa) quale possibile fonte di contagio in termini di minacce alla sicurezza collettiva.

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Giovanni MartinelliVedi tutti gli articoli

Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.

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