Il 2012 è l’anno più drammatico per i reporter di guerra

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Il 2012 si conferma l’anno più drammatico per i giornalisti impegnati in zone di conflitto: 88 i morti tra il primo gennaio e il 17 dicembre, la gran parte dei quali in Siria, Somalia e Pakistan. Lo denuncia Reporter senza frontiere, precisando che si tratta del bilancio di vittime più alto dal primo bilancio annuale, stilato nel 1995. La Siria è un vero e proprio “cimitero” dell’informazione, con 17 giornalisti e 44 cittadini-cronisti uccisi (su 47 in tutto il mondo). Somalia e Pakistan seguono al secondo e terzo posto. “La quantità storicamente elevata dei giornalisti uccisi nel 2012 è da attribuire principalmente al conflitto in Siria, al caos in Somalia e alla violenza dei talebani in Pakistan”, dice Christophe Deloire, segretario generale di Reporter senza frontiere. E’ alla Siria che va il triste primato, con un bilancio di 17 morti secondo Rsf, e di 28 morti secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti. La Turchia si attesta invece come la ”più grande prigione del mondo” per la professione, con 72 giornalisti in carcere, di cui 42 per motivazioni legate al loro lavoro. Arresti che spesso vengono effettuati in nome della lotta al terrorismo. Il 2012 e’ stato nuovamente un anno nero anche per la stampa in Iraq, con cinque reporter uccisi. A lanciare l’allarme e’ il sindacato dei giornalisti iracheni, secondo cui svolgere questa professione in Iraq oggi “è ancora pericoloso” come testimoniano “le violenze” subite. In un dossier, citato dall’agenzia d’informazione ‘Xinhua’, il sindacato esprime quindi “preoccupazione” per la mancata consegna alla giustizia dei responsabili di omicidi o agguati contro i reporter, sottolineando che quest’anno ci sono stati 16 casi di giornalisti picchiati o arrestati dalle forze di sicurezza. Dal 2003, quando e’ scattata l’operazione delle forze Usa, sono morti in Iraq 373 giornalisti.

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