L’ambiziosa e spregiudicata geopolitica del Qatar

Haniyeh-and-Thani

Il piccolo stato del Golfo Persico naviga, come un agile vascello, tra le acque turbolente degli sconvolgimenti geopolitici in atto nel complicato quadrante mediorientale. Con un ricchissimo carico a bordo, centinaia di milioni di petro-gas-dollari, l’emiro Sheik Hamad bin Khalifa al-Thani finanzia le rivolte della cosiddetta Primavera Araba, si propone come sede privilegiata per condurre trattative di pace, stipula accordi a tutto campo, gestisce abilmente un potente strumento mediatico come il controverso canale Al-Jazeera, il tutto con grande spregiudicatezza. A detta di un diplomatico asiatico di stanza a Doha il Qatar: ”rappresenta un punto esclamativo geografico nel bel mezzo del Golfo Persico, che si muove liberamente tra le due linee di faglia geopolitiche e religiose che demarcano i confini tra il gigante sunnita e il colosso sciita iraniano”. Certamente nel nuovo ‘grande gioco’ in versione mediorientale il Qatar sta giocando e vuole sempre più giocare un ruolo da top-player. L’emiro Hamad bin Khalifa aspira ad un ruolo da ‘Henry Kissinger arabo’ come evidenziato da alcuni osservatori? E’ un ‘pretty influential guy’ come dichiarato da Obama dopo averlo incontrato nel 2011? Sono solo delle spropositate ambizioni neo-napoleoniche? ‘Il Qatar è ‘un pigmeo con un pugno da gigante’ come ha scritto argutamente l’Economist? Come si lamentò con sarcasmo il senatore John Kerry, dopo aver incontrato Hamad bin Khalifa nel 2009 “il Qatar non può continuare ad essere nostro alleato il lunedì e inviare al martedì finanziamenti ad Hamas”.

Il filo Blu e Rosso

Due sono, a nostro avviso, i fili principali in cui si dipana la geopolitica del Qatar, fili che a volte vanno in parallelo, in molti altri casi si intrecciano in modo spesso ambiguo. Il ‘filo Blu’ è rappresentato dal Qatar come membro attivo e partecipe di quella parte del mondo arabo filo-occidentale. Due tra le più grandi basi a stelle e strisce sono nel piccolo emirato. Il Qatar ospita il Central Command (CENTCOM) americano nella gigantesca base aerea di al-Udeid a sud della capitale del Qatar, da qui vengono seguite giornalmente tutte le operazioni in Afghanistan, nelle zone tribali del Pakistan, in Iraq e Yemen. L’altra base è al-Sayliya, l’hub logistico con il pre-posizionamento di scorte, munizioni, materiali più grande al di fuori dei confini statunitensi. Il Qatar ha legami molto stretti con la Francia, difatti è stato recentemente accolto nell’organizzazione internazionale della francofonia (anche se a causa del suo passato coloniale è un Paese anglofono) e del resto il materiale in dotazione al piccolo esercito dell’emirato è quasi tutto francese e i suoi reparti speciali vengono addestrati anche da Parigi. Il Qatar è membro storico dell’ OPEC e tra i fondatori della GCC (Gulf Cooperation Council) di cui ha sempre appoggiato le politiche, che sono quelle dettate dall’Arabia Saudita.

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Marco LeofrigioVedi tutti gli articoli

Nato a Roma nel 1963, laurea in Scienze Politiche, si occupa da oltre dieci anni di geopolitica, strategia, guerre e conflitti, forze armate straniere, storia navale, storia contemporanea, criminalità organizzata, geo-economia. Ha scritto decine di articoli, analisi e saggi su questi argomenti. E' membro attivo della Società Italiana di Storia Militare. Dal 2011 è co-autore, con Lorenzo Striuli, di diversi articoli di storia navale sulla Rivista Marittima della Marina Militare. Collabora fin dal 2003 con Analisi Difesa.

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