I francesi cacciano i qaedisti da Timbuctù e Gao

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Jihadisti in rotta nel nord del Malì di fronte alla guerra lampo condotta dai militari francesi. La caduta di Timbuctù e, sabato scorso, di Gao sembrano aver galvanizzato il governo maliano al punto che domenica il ministro dell’informazione del Mali, Manga Dembelé, ha dichiarato che “ stiamo vincendo molto rapidamente, i ribelli sono stati sbaragliati, ci aspettiamo che la guerra finirà entro pochi giorni”. L’offensiva, guidata dai fanti di marina del 21° reggimento affiancati da unità di forze speciali e paracadutisti ha permesso nelle ultime ore di isolare Timbuctù occupando l’aeroporto e gli accessi alla città nella quale secondo i vescovi cattolici la popolazione festeggia la liberazione dalle milizie jihadiste. “Nella regione liberata dai gruppi jihadisti, la popolazione è in festa” ha detto a ‘Fides’, agenzia stampa di Propaganda fide, don Edmond Dembele, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Mali. Gli islamisti in fuga hanno dato fuoco alla biblioteca, in cui sono conservati migliaia di antichi e preziosi manoscritti, e ad altri edifici pubblici della città. Lo ha denunciato il sindaco Ousmane Halle-Cisse in una intervista all’agenzia di stampa tedesca ”Dpa”. ”Hanno incendiato l’Istituto Ahmed Baba. E’ una catastrofe, per Timbuctu e per tutta l’umanita”’, ha detto il sindaco aggiungendo che le fiamme hanno devastato anche il municipio e la casa di un assessore della città e che gli islamisti hanno ucciso sommariamente due ragazzi esultanti per l’arrivo delle forze.
Le truppe franco-maliane cercano di intercettare il nemico in fuga verso nord  e secondo l’emittente France 24 circa 200 militari francesi sono stati paracadutati il 27 gennaio a nord della città per cercare di bloccare la fuga dei combattenti del Mujao, il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale. Un copione già visto a Gao dove le truppe francesi e maliane stanno dando la caccia ai miliziani ancora nascosti in città. Secondo una corrispondenza del quotidiano mauritano Alakhabar, alla caccia stanno collaborando dei giovani della città che indicano ai militari le case dove i jihadisti potrebbero avere trovato riparo. Sempre stando al quotidiano, i contingenti nigerino e ciadiano, giunti a Gao, presidiano la città. L’arrivo di circa 2 mila militari dal Ciad e 500 dal Niger permette di consolidare i successi conseguiti in questi giorni in attesa che i 3.500 militari offerti dalla Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowass, il cui contingente è guidato dai  nigeriani) raggiunga la zona delle operazioni. A sostegno della mobilitazione delle truppe africane operano una dozzina di aerei cargo messi a disposizione da alcuni Paesi europei e dagli Stati Uniti mentre l’Unione europea ha stanziato 50 milioni di euro per coprire le spese logistiche e  finanziare gli aiuti sanitari. La missione africana in Malì  (African-led International Support Mission to Mali- AFISMA) dovrebbe ottenere finanziamenti per circa 300 milioni di euro dai “donatori”  internazionali che sostengono l’intervento in Malì.
Questi i contributi offerti finora dai singoli Stati (escluso il Ciad che ha assegnato il suo contingente al comando francese): Benin (500 militari) , Burkina Faso (300), Gabon (900), Ghana (una compagnia del genio con 120 militari) , Guinea (144), Costa D’Avorio (500), Guinea Bissau (500), Liberia (50), Niger (500), Nigeria (1.200), Senegal (500), Sierra Leone (un battaglione logistico con 500 soldati), (Togo  (500). In tutto 3.500 militari (che salgono a 5.500 con le truppe ciadiane) ai quali dovrebbero aggiungersi in futuro altri contingenti da affiancare ai 2.500 militari del Malì i cui ranghi verranno potenziati quando 200 istruttori europei e un centinaio di statunitensi inizieranno l’addestramento delle reclute nell’area di Bamako. Sul piano militare il successo è stato finora conseguito dai 2.900 militari francesi impegnati nell’operazione Serval quasi senza combattere. I miliziani di al-Qaeda, Mujao e Ansar Eddine si sono ritirati senza opporre resistenza evacuando anche Kidal e gli altri centri dell’estremo nord del Paese.
I tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad  (il movimento laico che iniziò la rivolta contro Bamako prima di venir scavalcato dai gruppi islamisti) hanno infatti assunto il controllo di Kidal e di una mezza dozzina di località (Tessalit, Lere’, In Khalil, Anefis, Tinzawatene, Tessit e Talatayt) e hanno chiesto alla Francia di attivare misure di coordinamento ”per condurre la lotta contro il terrorismo con le forze dell’operazione chiamata Serval”. I Tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad dicono di ”iscriversi pienamente nella lotta contro le organizzazioni terroristiche presenti nell’Azawad” e chiedono ”l’apertura di negoziati nel quadro di una Federazione maliana con l’obiettivo di trovare una soluzione definitiva al conflitto che oppone l’Azawad allo Stato centrale e del Mali”. L’Mnla, affiancato dai miliziani islamici dissidenti staccatisi da Ansar Eddine e confluiti nel Movimento Islamico dell’Azawad (MIA). puntano a salvare le pretese autonomistiche e a non farsi travolgere dalla controffensiva dei governativi. Il movimento sostiene di voler “rendere sicure le città e difendere la popolazione contro un esercito specializzato nel commettere crimini contro i civili dell’Azawad”, afferma la nota, che denuncia fino ad oggi “più di cento casi di persone uccise in rappresaglie etniche” condotte dai soldati governativi, che prendono di mira in particolare “tuareg, peul, songhai e arabi”.
Finora i caduti tra le fila dei jihadisti non superano le poche centinaia su almeno 3.500 combattenti che le stime attribuivano ai tre movimenti islamisti che potrebbero trovare rifugio nell’ampia regione desertica al confine con l’Algeria. Nonostante i toni trionfalistici di Bamako il comando francese non sembra farsi illusioni circa la possibilità di annientare in breve tempo la minaccia jihadista che potrebbe materializzarsi con azioni di guerriglia, attentati e imboscate lungo le piste che uniscono le città del nord. Una guerriglia che in Malì potrebbe trovare ostacoli per l’ostilità nutrita dalla popolazione nei confronti degli estremisti islamici mentre anche i tuareg potrebbero avere ben poca convenienza a collaborare con i jihadisti specie ora che i sogni di un Azawad indipendente sembrano sfumare e già si raccolgono voci di violenze, esecuzioni sommarie e rappresaglie dei maliani nei confronti della comunità tuareg. Per arginarli Bamako ha mobilitato due battaglioni di polizia militare di 400 uomini ognuno, per garantire la sicurezza e scongiurare saccheggi e violenze a Gao e Timbuctù. Parigi conta sui contingenti africani per presidiare in forze il nord del Malì ma per contrastare in modo efficace le forze nemiche dovrà mantenere nella zona fanteria leggera e forze speciali dotate di grande mobilità (elicotteri Couguar e blindati leggeri) e potenza di fuoco (gli obici i semoventi Cesar, gli elicotteri Gazelle e Tiger e i 14 jet Mirage e Rafale assegnati all’Operazione Serval). I contingenti africani verranno probabilmente impiegati soprattutto in compiti di guarnigione nelle città liberate ,a protezione della popolazione e di aree sensibili come i ponti sul fiume Niger a Gao e Timbuctù. Più flessibile sarà invece l’impiego dei 2 mila militari provenienti dal Ciad e addestrati dai francesi ed esperti della guerra nel deserto.  In vista dei prossimi impegni nella vara regione desertica a nord di Gao e Timbuctù, nei giorni scorsi Parigi ha chiesto un maggior contributo agli alleati occidentali ottenendo da Washington la disponibilità di tre tanker KC-135 basati a Moròn, in Spagna  mentre Londra ha rischierato in Senegal uno dei suoi aerei radar Sentinel R-1 in grado di rilevare ogni movimento militare sul terreno grazie al suo sofisticato radar Astor. I Sentinel sono già stati impiegati in Afghanistan e potrebbero rendesi molto utili  per individuare le colonne di miliziani in movimento nel deserto. Secondo il New York Times il comando militare americano in Africa (Africom) sta preparando piani per istituire una base nell’Africa nord occidentale per operazioni di sorveglianza con droni. Per il momento i militari americani valutano solo missioni di ricognizione con Predator disarmati, ma non escludono la possibilità di passare a veri e propri raid con missili se la minaccia costituita dai gruppi di islamisti legati ad al Qaeda dovesse peggiorare. Se il piano sarà approvato, la base dovrebbe essere istituita con ogni probabilità in Niger, una nazione in prevalenza desertica che si trova al confine orientale del Mali, dove in questo momento le forze francesi ed africane sono impegnate in una missione contro gli islamisti che hanno preso il controllo del nord del paese. Africom sta valutando anche opzioni che coinvolgano altri paesi, compreso il Burkina Faso. L’obiettivo immediato per le operazioni dei droni sarebbe quello di dare assistenza con le ricognizioni all’operazione francese in Mali. “E’ direttamente collegato alla missione in Mali, ma darebbe anche ad Africom una presenza più’ stabile” nel settore delle missioni di intelligence e ricognizione, ha spiegato una fonte militare statunitense.

Foto . un blindato del 21° reggimento fanteria di Marina (21° RIMa) – EMA / ECPA-D – Ministère de la Défense

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