L’asse USA-Qatar vuole dare la Siria ai Fratelli Musulmani

imagesCA0Z3HZF

da La Nuova Bussola Quotidiana
Squadra vincente non si cambia. Il “dream team” composto da Fratelli Musulmani, Stati Uniti e Qatar che ha fatto bottino pieno nelle rivolte della “primavera araba” si sta  imponendo anche nella guerra civile siriana. Per ora gli “l’alleanza di ferro” non è ancora riuscita a rovesciare il regime di Bashar Assad ma solo a prendere possesso del fronte dei ribelli riunito nella Coalizione delle opposizioni siriane, organismo costituito in Turchia nel novembre scorso su pressione degli Occidentali, di Ankara e della Lega Araba. La conferma che la leadership del movimento è ormai saldamente in mano ai Fratelli Musulmani è giunta dalle dimissioni del leader della Coalizione, l’ex predicatore della grande moschea degli Omayyadi di Damasco Moaz al Khatib, da sempre nemico dell’estremismo islamico. Sotto pressione da settimane da parte dei gruppi islamisti, Khatib ha lasciato l’incarico perché non accettava l’imposizione da parte di Doha e Washington di un ”governo in esilio non rappresentativo della realtà interna alla Siria”. Un chiaro riferimento alla nomina a premier del governo ombra dei ribelli di Ghassan Hitto (nella foto), esponente della Fratellanza sconosciuto ai siriani a causa della sua lunga permanenza negli Stati Uniti. Khatib parla di “risvolto amaro” denunciando “il tentativo di domare il popolo siriano e di impadronirsi della rivoluzione”. Del resto Khatib è rimasto a lungo in Siria dopo lo scoppio della rivolta mentre Hitto e molti altri esponenti dei Fratelli Musulmani hanno vissuto in esilio dal 1980, quando il regime mise fuori legge il movimento.

Il “golpe” nell’organismo politico che raggruppa i ribelli ha avuto il sostegno di Stati Uniti e Qatar, come dimostra l’immediato invito al nuovo “premier” a occupare il seggio lasciato vuoto da Damasco presso la Lega Araba, ma non sembra avere riscosso molti consensi tra i rivoltosi. Prima di Khatib si era dimessa anche Suheir Atassi, vice presidente della Coalizione e unica donna a ricoprire un incarico di rilievo nell’organismo politico mentre le votazioni che hanno portato all’elezione di Hitto sono state disertate per protesta da numerosi esponenti di diversi gruppi di oppositori. Il “burattino” di Obama e dell’emiro al-Thani rischia di avere anche una scarsa rappresentatività sul campo di battaglia dove i gruppi ribelli più forti e attivi sono quelli salafiti e jihadisti e i disertori dell’Esercito Siriano Libero. Non è un caso che Hitto, per aumentare la sua popolarità, abbia effettuato un “tour promozionale” nelle aree liberate del nord della Siria spingendosi fino ad Aleppo per incontrare i miliziani e stringere mani.

E’ un fatto che da quando l’asse Fratellanza Musulmana-Qatar e Stati Uniti ha assunto la leadership della Coalizione sono aumentati gli aiuti militari ai ribelli. Come ha raccontato il New York Times, dall’inizio dell’anno almeno 160 voli cargo giordani, sauditi e qatarini hanno scaricato all’aeroporto turco di Esenboga e in altri scali minori di Turchia e Giordania 3.500 tonnellate di nuove armi (la stima è di Hugh Griffiths, dell’ International Peace research institute di Stoccolma) con la consulenza e l’assistenza della Cia tesa a evitare che le armi giungano ai qaedisti del Fronte al Nusra.

L’intelligence statunitense ha aiutato i governi arabi ad acquistare le armi, compreso un grande approvvigionamento dalla Croazia (Paese che grazie a questo affare ha incrementato del 65 per cento il suo export di armi nel 2012) mentre quello turco, secondo il NYT, ha supervisionato gran parte del programma fino a dotare di trasponder i camion che dovevano poi fare materialmente le consegne di armi in Siria, per monitorare tutti i loro spostamenti. Un tale flusso di armi avrebbe già consentito ai ribelli di conseguire qualche successo ma indiscrezioni riferiscono di una prossima pesante offensiva nella zona di Damasco dive anche i governativi avrebbero in programma ampie operazioni militari.

Per questo le Nazioni Unite hanno deciso di evacuare la metà del personale in Siria giustificato da un “aumento eccessivo dei rischi”.  Secondo quanto riferito verrà chiuso anche l’ufficio di Damasco del rappresentante speciale di Nazioni Unite e Lega Araba, Lakhdar Brahimi che verrà trasferito al Cairo o in Libano.  Che in Siria tiri aria di battaglia finale imminente sembrano confermarlo anche le valutazioni israeliane. Il generale Yair Golan, alla testa del comando militare settentrionale, ha affermato che se Bashar Assad dovesse cadere sarebbe necessario istituire ”una zona cuscinetto” dalla parte siriana della frontiera come “misura difensiva”. L’alto ufficiale ha detto che sulle alture siriane del Golan ci sono centinaia di jihadisti “molto attivi” e che l’esercito israeliano teme che tali forze terroristiche possano cominciare “a portare attacchi contro Israele da questa area”. Gerusalemme non sembra fidarsi molto della “nuova Siria” che Stati Uniti e Qatar hanno messo in cantiere.

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama e Oggi e con i periodici Limes, Gnosis e Focus Storia. E' opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password