IL “MAQUILLAGE” DELLA POTENZA CINESE

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Il nuovo Libro Bianco cinese fornisce qualche numero ufficiale sulla consistenza delle forze di Pechino ma si tratta di dati poco affidabili e soprattutto tesi a mostrare una potenza militare inferiore e meno aggressiva rispetto a quanto annunciato negli ultimi anni. L’operazione trasparenza in campo militare varata nei giorni scorsi sembra essere solo una sorta di “maquillage”: il documento sottolinea il ruolo difensivo delle forze armate cinesi e non rivela nessun dato rilevante circa mezzi terrestri, navi, aeroplani e missili balistici ma solo il numero dei militari in servizio. Appena 1,4 milioni suddivisi tra 850 mila dell’esercito, 235mila nella marina e 398mila nell’aeronautica. All’apparenza numeri inferiori di oltre 800 mila unità rispetto ai 2,2 milioni di soldati dichiarati nel 2006 ma non è il caso di illudersi che Pechino abbia attuato una riduzione massiccia degli effettivi negli ultimi sette anni. Come riporta la stampa di Hong Kong nel Libro Bianco non vengono conteggiati gli effettivi di corpi ed enti militari. Tra questi i ricercatori assegnati allo sviluppo dei nuovi sistemi d’arma , i reparti del Secondo corpo di artiglieria che gestisce i missili balistici e le armi nucleari e il corpo delle Guardie di frontiera. Organici “classificati” per motivi di sicurezza. Dopo anni di ostentato riarmo e di proclami circa le aspirazioni di potenza globale con l’obiettivo di diventare un polo di attrazione per tutti i Paesi asiatici, la Cina sembra ora volersi presentare al mondo con un più limitato profilo militare. Forse perché il “machismo” militare ha ottenuto l’effetto opposto a quello desiderato scatenando il panico in tutto il Pacifico con il risultato che tutti i Paesi dell’area cercano (e ottengono) l’aiuto statunitense in funzione anticinese. Il “maquillage” sull’entità delle forze militari ricalca quanto da anni viene attuato dai cinesi sul piano finanziario. I dati ufficiali rilevano infatti come nel 2012 il bilancio alla Difesa cinese abbia registrato ancora una volta un aumento a due cifre con un più 11,2 per cento  superando i 100 miliardi di dollari. Anche se non se ne parla mai può essere interessante noitare che Pechino spende ancor di più per la sicurezza interna a conferma che la situazione nel Paese è più turbolenta di quanto le autoritàù vogliano far credere. Circa le spese militari nei giorni scorsi lo Stockolm l’International Peace Research Institute (Sipri) aveva riferito un ammontare pari a 166 miliardi mentre da molti anni però i rapporti del Pentagono sottolineano che le cifre ufficiali fornite da Pechino circa gli stanziamenti militari sono parziali perché non tengono conto dei molti miliardi investiti nel settore militare ma contabilizzati sotto voci diverse del bilancio dello Stato. Il Libro Bianco è quindi soprattutto un documento politico che accusa gli Stati Uniti di aver inasprito le tensioni nella regione Asia-Pacifico denunciando “numerose e complicate minacce e sfide alla sicurezza” e precisando che le forze armate “porranno la tutela della sovranità e della sicurezza nazionale sopra ogni cosa”. Una risposta alla presenza militare di Washington nel Pacifico che conta 78 mila militari, centinaia di velivoli e una forza navale in crescita che vedrà presto una squadra di quattro navi dislocate in pianta stabile a Singapore e un incremento delle unità navali pari al 60 per cento dell’intera Us Navy.

Foto Xinhua

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