IN SIRIA 500 EUROPEI COMBATTONO CON I RIBELLI

guerra-siria

di Patrizia Antonini –ANSA
Partono animati dall’idea di andare a fare la cosa giusta. Lo vuole l’islam. Liberare i fratelli dall’oppressione del presidente Bashar Al Assad. Le notizie delle atrocita’, le immagini dei massacri delle forze governative sono la loro molla. Sono almeno 500 i combattenti-volontari partiti dall’Ue per la Siria – nessuno dall’Italia – dall’inizio del conflitto e ”il numero preoccupa” soprattutto per le minacce legate al loro ritorno, dopo aver conosciuto la Jihad ed aver impugnato le armi. Lo rivela con dichiarazioni alla BBC e all’ANSA il coordinatore anti-terrorismo del club dei 27 Gilles de Kerchove. Col crescere delle proporzioni, e all’indomani dell’attentato di Boston (uno dei due terroristi, quello ancora in vita, è cittadino americano) sale l’allerta: già nel prossimo consiglio di giugno i ministri dell’Interno dedicheranno un focus alla questione, ”per decidere le misure che ogni stato membro potrà mettere in campo per affrontare le potenziali minacce” di azioni terroristiche legate ai rientri. Secondo l’identikit tracciato da fonti Ue, nella maggior parte dei casi, i cosiddetti ‘foreign fighters’ sono giovani musulmani delle periferie, di seconda o terza generazione, che sposano la dottrina e l’ideologia jihadista a contatto con le forze combattenti locali. ”Non tutti entrano a far parte di al Qaeda, e solo una piccola quota potrebbe essere coinvolta in azioni terroristiche una volta tornati”. Ma la ”potenziale minaccia non è da sottovalutare”, anche perché numerosi studi dimostrano come persone con addestramento o esperienza di combattimento all’estero abbiano avuto ”un ruolo importante nelle trame terroristiche in Europa”. E l’allarme arriva anche da un rapporto del ministero degli Interni britannico, che sulla base di informazioni raccolte sul terreno dai servizi segreti, avverte come molti dei militanti musulmani giunti dall’occidente si siano arruolati infine in gruppi della galassia di Al Qaida, acquisendo grande esperienza sul campo, che potrebbero usare per colpire il Regno Unito o altri paesi Ue. Secondo una mappatura contenuta in un rapporto pubblicato dal Centro internazionale per gli studi sulla radicalizzazione (Icsr) del King’s College di Londra, si stima che su 5500 persone arrivate in Siria a livello globale dall’inizio del conflitto, la quota Ue si aggiri sui 590 circa, pari al 7-11%. Tuttavia nel documento, che si basa su una raccolta di oltre 450 fonti, si evidenzia come un censimento esatto sia pressoché impossibile. Sono molti quelli che spariscono oltre la frontiera turca. Proprio per questo de Kerchove sottolinea quanto sia ”importante aumentare la cooperazione, lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e con Paesi terzi”. In Ue, i Paesi Bassi sono al primo posto per numero di partenze, seguiti da Gran Bretagna, Belgio e Francia. E dei 249 martiri stranieri identificati, 8 sono europei, provenienti da Albania, Gran Bretagna, Bulgaria, Danimarca, Francia, Kosovo, Spagna e Svezia

REPORTAGE TV BELGA: ANCHE ADOLESCENTI AL FIANCO DEI RIBELLI SIRIANI
Storia di Simon e Jawad, a 14 e 16 anni, in aereo, dal Belgio alla Turchia, sulla rotta dei combattenti volontari anti-Assad, senza incontrare ostacoli: e’ il reportage costruito ad arte grazie ad alcune telecamere nascoste che i due ragazzini hanno accettato di indossare e diffuso dalla tv pubblica francofona Rtbf, che testimonia quanto sia facile, anche per due adolescenti, sparire in poche ore, senza che le forze di polizia o gli addetti ai controlli abbiano qualcosa da eccepire. Il filmato ha scatenato un vespaio di polemiche ed una dura reazione del ministro dell’Interno Joelle Milquet che già nei giorni scorsi ha presentato un piano di prevenzione contro i fondamentalismi e ora chiede di rafforzare i controlli aeroportuali. Questo soprattutto in considerazione del crescente numero di giovani e giovanissimi, che spariscono oltre la frontiera turca per imbracciare un mitragliatore, nella maggior parte dei casi ingrossando le fila della Jihad in Siria. Un fenomeno che vede il Belgio ai primi posti della lista dei paesi Ue col maggior numero di ”foreign fighters” e che pone grossi interrogativi sui rischi legati ai loro rientri. Tanto che proprio sulla questione dei combattenti-volontari, oggi il ministro degli Esteri Didier Reynders si e’ confrontato anche col segretario di stato Usa John Kerry. Parlando dell’attentato alla maratona di Boston, Kerry ha detto: ”Abbiamo lo stesso problema. Abbiamo appena avuto una persona che è andata in Russia, in Cecenia, e che ha fatto saltare per aria delle persone a Boston. Non è rimasto dov’era andato, laggiù ha imparato qualcosa ed è tornato indietro con la volontà di uccidere”. Le sequenze del filmato proposto dalla Rtbf sono agghiaccianti nel rivelare l’indifferenza e la mancanza di prontezza delle persone preposte ai controlli negli scali di Zaventem o Ataturk. Nessuno ferma i due ragazzini. Nessuno chiede loro cosa stiano andando a fare a Istanbul, da soli, in periodo scolastico. E se dopo questo caso il ministro dell’Interno vuole l’applicazione di regole più stringenti, il presidente del municipio di Schaerbeek, un quartiere di Bruxelles con una forte popolazione immigrata, ha vietato la distribuzione dei pasti ai poveri del sabato sera alla Gare du Nord, perché l’associazione che prestava il servizio ne avrebbe approfittato per fare proselitismo. Due giovani spariti alla volta di Damasco avevano gravitato nell’orbita dell’organizzazione ed ora la magistratura ha aperto un’inchiesta per vederci chiaro.

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password