Le Marine delle Repubbliche Baltiche

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Quando all’inizio degli anni ’90 del secolo appena trascorso avvenne la cosiddetta “implosione” dell’Unione Sovietica, le tre Repubbliche Baltiche furono rapidissime nel sciogliere i legami imposti da Mosca e raggiungere la completa indipendenza. La lunga occupazione ha lasciato logicamente alcune conseguenze come la permanenza nei tre territori di nuclei di popolazione slava di origine russa, ma i rapporti con i nuovi governati del Cremlino si sono progressivamente addolciti anche se la volontà di Tallin, Vilnius e Riga di entrare nell’Alleanza Atlantica non è mai stata vista di buon occhio dal grande vicino. Le tre nuove repubbliche hanno logicamente manifestato la loro raggiunta indipendenza con la costituzione di proprie Forze Armate, dotate di una componente navale divenuta rapidamente efficiente grazie all’acquisizione di mezzi adatti ad operare nel difficile teatro operativo del Baltico.
Durante la 1^ e la 2^ Guerra Mondiale in questo bacino con bassi fondali ed importanti attrezzature portuali sono state deposte oltre 80.000 mine, mentre durante l’occupazione sovietica dell’area grandi quantità di esplosivi non più utilizzabili sono state gettate in mare. E’ logico che le tre nuove Marine baltiche si siano attrezzate e subito specializzate per le operazioni di contromisure mine (MCM) e per rendere sicuro al traffico commerciale e l’accesso ai loro porti. Avendo i russi distrutto prima di lasciare i tre paesi le più importanti strutture logistiche navali da loro impiantate durante il periodo della Guerra Fredda, per gli Stati Maggiori lettone, estone e lituano gli inizi sono stati piuttosto difficili, ma grazie anche al generoso aiuto delle altre nazioni baltiche in pochi anni si è raggiunto un grado di efficienza più che considerevole.
Esaminiamo per prima cosa la consistenza attuale di ciascuna di queste tre piccole Forze Navali per tornare a considerazioni di strategia marittima nelle conclusioni di questa breve nota.
La Marina Estone è formata da poco più di 600 persone, a cui se ne aggiungono altre 300 della Guardia Costiera. Le unità in servizio sono:
–    l’OPV di costruzione danese Admiral Ptika , ceduto nel 2000, ma costruito negli anni ’70, di 1.970 t a pieno carico adatto al pattugliamento d’altura (autonomia di 4.500 miglia),
–    tre caccia-mine ex britannici dell’ottima classe “Sandown” (nella foto) ddotati di moderne apparecchiature per la scoperta e distruzione di ordigni esplosivi (sono in servizio dal 2007/2009 dopo aver militato nella Royal navy dal 1989)
–    alcune decine di unità minori, alcune affidate alla Guardia Costiera, per il pattugliamento delle acque costiere.
La Marina Lituana è più consistente (oltre 700 persone) ed ha recentemente eliminato dal suo inventario le due corvette ex sovietiche della classe “ Grisha III” e le motocannoniere ex norvegesi della classe “Storm”, ritenute ormai obsolete, ed è composta da:
–    il posamine Jotvingis (ex norvegere Vidar del 1977) adattato a nave comando e supporto,
–    tre navi pattuglia convertibili di costruzione danese della famosa classe “Flyvefisken” ottimamente attrezzate quali unità per la vigilanza d’altura,
–    due cacciamine moderni ex britannici della classe “Hunt” ed un dragamine costiero non troppo moderno ex tedesco della classe “Lindau”,
–    alcune unità ausiliarie e d’uso locale a cui si aggiungono le vedette della Guardia Costiera.
La Marina Lettone è simile con in dotazione:
–    cinque caccia- mine olandesi del tipo “Tripartite” da 595 t acquisite nel 2006 dopo lavori di ammodernamento,
–    il posamine Virsaitis, anch’esso ex norvegese come quello lituano, adattato al ruolo di nave comando ed appoggio,
–    cinque pattugliatori costieri moderni della classe “Skundra” , i cui primi due sono stati costruiti in Germania e gli altri in Lettonia, progettati da Abeking & Rasmussen sono interessanti mezzi del tipo SWATH (Small Waterplane Area Twin Hull) molto adatti al pattugliamento costiero nelle difficili acque baltiche
–    con la Guardia Costiera operano infine alcune unità cedute dalla Svezia e dalla Finlandia.

Le tre Marine sin dal 1998 hanno dato vita ad un unità multinazionale, il BALTRON (Baltic Naval Squadron), con comando a rotazione tra gli Stati Maggiori delle tre Repubbliche e normalmente composto da unità per la guerra di mine allo scopo di mettere assieme e accrescere l’esperienza in questo campo, che come abbiamo visto è essenziale per rendere sicuri gli accessi ai porti nazionali. L’entrata nella NATO e nell’UE ha rapidamente accresciuto la professionalità marittima degli equipaggi attraverso la partecipazione ad esercitazioni comuni e la frequenza di corsi di formazione e di specializzazione.
In conclusione le tre piccole Marine delle Repubbliche Baltiche hanno scelto opportunamente una strategia marittima di local sea control basata su un numero di unità gestibili da personale specializzato, ma poco numeroso, con l’obiettivo di garantire lo sfruttamento delle proprie linee di comunicazione marittime (SLOC), il libero e sicuro accesso ai porti nazionali, la protezione delle proprie risorse marittime e la sicurezza delle coste garantendo inoltre, assieme alle guardie costiere, le missioni di salvataggio in mare (SVH) e di polizia marittima. La recente partecipazione di un nucleo di marinai estoni all’operazione antipirateria europea Atalanta in Oceano Indiano e l’inclusione di ufficiali delle tre Marine in importanti Stati Maggiori navali dell’Alleanza Atlantica, dimostrano la raggiunta maturità di queste piccole forze navali e le opportune scelte strategiche fatte dai Governi di Tallin, Vilnius e Riga nel campo marittimo.

Pier Paolo RamoinoVedi tutti gli articoli

L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.

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