IN IRAQ SI MUORE COME NEL 2008: IL “CONTAGIO” SIRIANO

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Era dal giugno 2008 che in Iraq non si registrava un mese così violento come l’aprile di quest’anno: lo si apprende da un comunicato dell’Onu, secondo cui il mese scorso sono morte 712 persone e altre 1.633 sono rimaste ferite. Secondo le Nazioni Unite, Baghdad è la zona più colpita con 211 uccisi e 486 feriti. Oltre al terrorismo e alle violenze settarie endemiche l’Iraq rischia di essere contagiato dal conflitto siriano non solo a causa dei legami della branca irachena di al-Qaeda con i jihadisti di al Nusra, schierati con i ribelli, ma anche di molti giovani sciiti che entrano in Siria per opporsi agli estremisti sunniti e combattere con le forze di Assad. L’allarme è stato lanciato dalla commissione per la Sicurezza e la Difesa del Parlamento, secondo la quale questa situazione ”potrebbe trasformare l’Iraq in una potenziale arena per un conflitto regionale in futuro”. Recentemente vi sono state notizie di diversi giovani combattenti sciiti iracheni morti in Siria. Il 15 aprile scorso due di loro, Abu Fatima al Ibadi e Ahmad al Hassany, entrambi di 22 anni, sono stati sepolti nel cimitero di Nuova Baghdad, un sobborgo nel sud della capitale, secondo quanto riferito da parenti e amici. Kassim al Araajy, membro dell’Alleanza nazionale sciita, ha ammesso che diversi giovani sono stati inviati in Siria, affermando che loro compito e’ quello di ”proteggere i santuari sciiti” da quelli che ha definito ”estremisti schierati con l’opposizione che prendono di mira qualsiasi cosa e vogliono trasformare questa guerra in un conflitto settario che coinvolga tutti i Paesi della regione”. Al Araajy ha citato come esempio il mausoleo di Hajar Ibn Uday, ”compagno del Profeta Maometto, distrutto da un gruppo di oppositori”. Hassan Jihad, membro curdo della commissione Sicurezza e Difesa, ha messo in guardia dalle conseguenze della presenza di giovani sciiti in Siria, affermando che ciò ”provocherà una reazione dell’opposizione che la interpreterà come un sostegno al regime di Damasco”.

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