“SPIA” INDIANA UCCISA IN CARCERE IN PAKISTAN

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AGI/AFP – Torna a salire la tensione tra India e Pakistan, dopo che un contadino indiano in carcere per spionaggio a Lahore e’ morto in seguito a un’aggressione da parte di due detenuti pakistani. “I criminali responsabili di questo attacco barbaro e omicida devono essere portati davanti alla giustizia”, ha tuonato il premier indiano Manmohan Singh, e il ministro degli Esteri, Salman Khurshid, ha sottolineato che questo episodio “danneggia i rapporti” tra le due potenze asiatiche rivali. Il 49enne Sarabjit Singh era ricoverato in coma dopo esser stato malmenato da due compagni di cella, sabato scorso. L’uomo, secondo il giornale pakistano Dawn, aveva piu’ volte denunciato di aver subito minacce all’interno del carcere di Kot Lakhpat ma non gli era stata data protezione. Singh era stato condannato a morte nel 1991 per spionaggio e per una serie di attentati a Faisalabad, Multan e Lahore in cui erano morti 14 pakistani. L’India ha sempre negato che Singh fosse una spia, sostenendo che al momento dell’arresto aveva attraversato la frontiera con il Pakistan soltanto perche’ ubriaco. Nel 2006 la Corte suprema ha convertito la pena nell’ergastolo accogliendo la richieta di clemenza di New Delhi. Il Punjab, Stato d’origine del detenuto indiano, ha annunciato che terra’ funerali solenni e conferira’ a Singh lo status di “martire” offrendo un lavoro alle due figlie, che insieme alla madre e alla sorella dell’uomo domenica si erano recate a Lahore per visitare Sarabjit nell’unita’ di terapia intensiva in cui e’ ricoverato. Nonostante alcune tensioni lungo la frontiera che a gennaio avevano portato a scontri a fuoco fra militari indiani e pakistani, i rapporti tra New Delhi e Islamabad sono migliorati dopo il gelo seguito agli attentati di Mumbai del 2008.

 

Foto: Times of India

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