15 mila alleati in Afghanistan nel 2015, Ucraini a Herat

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Per l’ammiraglio James Stavridis, fino a poche settimane or sono comandante supremo della Nato, la consistenza ideale dei contingenti militari alleati che dovrebbero restare in Afghanistan dopo la conclusione della missione dell’Isaf è di 15 mila unità. 9 mila militari statunitensi e 6 mila alleati. Stavridis lo ha scritto in un articolo su Foreign Policy sottolineando il ruolo della prossima missione addestrativa della Nato a Kabul, battezzata Resolute Support. Le opzioni sul tappeto oggi vanno dal mantenimento di una forza di 20 mila militari con limitate capacità anche di supporto aereo e di combattimento fino alla cosiddetta “opzione zero”, il ritiro completo delle truppe alleate dal Paese come è accaduto alla fine del 2011 in Iraq. Quest’ultimo scenario viene deprecato dai militari che temono di vanificare così dodici anni di missione afghana ma pare invece raccogliere crescenti consensi presso l’Amministrazione Obama in continuo contrasto con il presidente afghano Hamid Karzai. Per Stavridis un livello di 15 mila soldati garantirebbe credibili capacità di supporto alle forze afghane nei quattro comandi regionali (Nord, Sud, Ovest, Est) con il vantaggio di affrontare costi decisamente più bassi  (il sostegno finanziario alle truppe di Kabul costerà presumibilmente 4 miliardi di dollari annui) rispetto ai 100 miliardi che i soli Stati Uniti hanno spesso annualmente dal 2010 a oggi.

Al momento l’unica conferma circa la futura presenza di militari alleati riguarda la disponibilità di Italia e Germania a mantenere il comando dei settori Nord e Ovest dove i tedeschi prevedono di schierare dopo il 2014 tra i 600 e gli 800 militari e gli italiani fino a un migliaio. Una missione per la quale Roma e Berlino cercano partner anche extra-Nato come nel caso degli ucraini destinati a schierare un numero imprecisato di truppe a Herat. Prima di Ferragosto è stato siglato a Bruxelles il Technical Agreement tra Italia e Ucraina  (nella foto) per il supporto logistico al personale di Kiev che verrà inserito nel contingente italiano nell’ambito del Regional Command West di Isaf dal quale si sono già ritirati albanesi e si apprestano a farlo gli spagnoli.Madrid ritirerà antro settembre le sue forze da Qal-i-Now e dall’intera provincia di Badghis lascisndo fino al 2014 a Herat non più fdi 2/300 militari contro i 750 previsti.

A siglare l’accordo tra Roma e Kiev il rappresentante italiano presso il Comitato militare Nato/Ue, generale di corpo d’armata Gian Marco Chiarini e il rappresentante militare della missione dell’Ucraina alla Nato, generale di divisione Anatolii Petrenko. L’accordo prevede la fornitura da parte italiana di servizi, quali l’alloggiamento e le prestazioni ad esso connesse, il vettovagliamento, la sicurezza, la manutenzione dei veicoli e la fornitura dei carburanti e lubrificanti presso la base di Camp Arena a Herat. Lo stesso accordo prevede l’erogazione, sempre da parte italiana, di beni e servizi logistici a titolo gratuito, tra i quali il servizio informazioni meteorologiche, le aree per il deposito di munizioni ed equipaggiamento, l’accesso alle infrastrutture per il benessere del personale e il servizio sanitario d’emergenza.

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