Estate di sangue in Iraq e Afghanistan

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Nei primi sei mesi del 2013 il numero delle vittime civili in Afghanistan ha fatto segnare un incremento complessivo del 23 per cento: lo hanno reso noto fonti dell’Unama, la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite, secondo cui il bilancio dei morti e quello dei feriti, sempre tra la popolazione civile, e’ cresciuto rispettivamente del 14 e del 28 per cento. Il sensibile aumento e’ dovuto sia all’intensificarsi degli attacchi da parte dei Talebani sia al moltiplicarsi degli scontri armati tra guerriglia e forze regolari afghane.Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto al 2012, che aveva invece registrato un declino, e di un ritorno ai livelli del 2011: tanto più’ preoccupante in vista dell’approssimarsi della scadenza per il ritiro definitivo delle truppe sotto comando Nato dal Paese centro-asiatico dopo dodici anni di conflitto, previsto per la fine dell’anno prossimo. Il 74 per cento delle vittime e’ stato provocato dai ribelli, il 9 per cento dai governativi, il 12 per cento dai combattimenti di terra tra le due parti; il restante 4-5 per cento delle perdite tra i civili ha infine origini differenti, per lo più l’esplosione accidentale di residuati bellici. La causa di morte o di ferimento più frequente rimangono gli ordigni rudimentali piazzati dagli insorti in punti-chiave.

Escalation di violenza anche in Iraq dove i terroristi di al-Qaeda hanno causato 989 morti a luglio, che diventa così il mese più sanguinoso per il Paese da aprile 2008. Tra le vittime ci sono stati 778 civili, 88 poliziotti, 55 soldati e 68 ribelli, secondo le cifre fornite da tre ministeri: Salute, Interni e Difesa. Nello stesse mese 1.567 sono rimaste ferite, di cui 1.356 civili, 122 poliziotti e 89 soldati. Nell’aprile del 2008 le persone uccise furono 1.428. Cifre ritoccate addirittura al rialzo dalle Nazioni Unite. Ssecondo Gyrogy Busztin, inviato speciale del Palazzo di Vetro per l’Iraq, i morti accertati ammontano infatti a 1.057. Dall’inizio dell’anno in corso, inoltre, in totale sono stati 4.137 coloro che hanno perso la vita. La provincia con il computo di vittime più elevato, 238, è stata quella di Baghdad: seguono nell’ordine Salahuddin, Niniveh, Diyala, Kirkuk e al-Anbar

Con fonti  Agi/Reuters/Afp

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