La tomba degli imperi

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Se c’è un autore italiano contemporaneo che non può assolutamente mancare nella libreria di quanti si interessano di Storia militare questo è senza dubbio Gastone Breccia. Non solo per l’accuratezza delle sue opere ma soprattutto perché è l’unico analista accademico,  l’unico “professore” italiano che per scrivere di Afghanistan e contro-insurrezione non si è limitato raccogliere saggi e documentazione ufficiale degli stati maggiori né a leggersi i memoriali dei comandanti in prima linea né a seguire briefing informativi presso il quartier generale di Isaf a Kabul. Per comprendere come si fa la contro insurrezione, per vedere con quali truppe e mezzi si affrontano i taleban,i Breccia è stato per molto tempo “embedded” come un reporter con i paracadutisti della Folgore in Afghanistan Occidentale. Un’esperienza che rende il suo libro La Tomba degli Imperi un saggio unico perché scritto con il taglio del reportage ma arricchito da capacità di analisi militare non comuni né nel mondo accademico né in quello mediatico. Da un’excursus storico sull’Afghanistan l’opera passa a fare il punto sul presente, sulla strategia della Coalizione e sulla “vittoria perduta” di Enduring Freedom per soffermarsi sulle operazioni di Isaf e degli italiani, riportando le relazioni di molti militari coinvolti nei combattimenti. Se vi interessate della guerra in Afghanistan la Tomba degli Imperi rappresenta una delle opere più complete di analisi militare scritta “sul campo” (senza rivali tra quelle in lingua italiana) e di certo l’unica che racconti quella guerra dalle basi avanzate italiane dell’Ovest.

«Sappiamo bene perché siamo qui. Siamo meno sicuri di capire perché ce ne stiamo andando…»
Afghanistan occidentale, primavera 2011. Tra le migliaia di militari italiani che svolgono il loro servizio nell’ambito del Regional Command West (province di Herat, Farah, Ghor e Badghis) non ci sono molti dubbi sulla legittimità e la natura della missione ISAF: i talebani hanno offerto asilo e protezione a Osama bin Laden, e gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno quindi giustificato di fronte agli occhi e alla coscienza del mondo l’intervento della coalizione occidentale per rovesciare il loro regime. In seguito, la situazione interna ha reso necessario prolungare la presenza armata nel paese per garantire la sicurezza della popolazione e una possibilità di sviluppo all’economia e alla società civile. Ma la missione che sta per concludersi è davvero compiuta? L’Afghanistan si sta avviando verso un futuro di pace e sviluppo? Il governo creato all’indomani della vittoria sui talebani, guidato da Hamid Karzai, è in grado di garantire la sicurezza interna, come implicherebbe il passaggio delle consegne ormai in via di completamento tra le truppe NATO e i reparti dell’esercito e della polizia di Kabul?

L’autore, che ha trascorso un periodo in Afghanistan con la brigata Folgore, ci fa da guida nella quotidianità della missione ISAF alternando le voci dei militari raccolte sul campo a ricordi personali e a riflessioni teoriche sul modo di condurre una campagna di controguerriglia. Il punto di vista è quello dello storico militare, che cerca di comprendere la logica dell’intervento occidentale, i suoi limiti e la sua efficacia, ma al tempo stesso di testimoniare il carattere e l’umanità dei protagonisti. Scorrono così davanti a noi, con un montaggio serrato, una pattuglia nel deserto, il colloquio con un vecchio capo-villaggio, la scorta a un convoglio, una cena fuori ordinanza nella «tenda più malfamata di Farah vecchia», un blindato che salta su una mina e i soccorsi sotto il fuoco nemico… Ma soprattutto ci viene offerta l’occasione di osservare da vicino e valutare, attraverso la ricostruzione di uno studioso esperto, i diversi volti della guerra italiana in Afghanistan: il sacrificio dei caduti, la determinazione e la professionalità dei nostri militari costretti ad operare in condizioni estreme, l’alternarsi di speranza e delusione provata da chi cerca giorno per giorno di portare aiuto alla gente a rischio della propria vita, consapevole del fatto che solo innumerevoli piccoli passi potranno portare alla grande conquista di una pace duratura.

 

 

 

 

 

 

 

 
Gastone Breccia è nato a Livorno nel 1962. Vive a Cremona dove insegna Storia bizantina presso la Facoltà di Musicologia, sede staccata dell’Università di Pavia. Ha pubblicato diversi scritti di taglio storico-filologico su testi della cultura bizantina. Sul tema de L’arte della guerra (Einaudi 2009), ha scritto «Con assennato coraggio…» L’arte della guerra a Bisanzio tra Oriente e Occidente, apparso nel 2001 su «Medioevo greco – Rivista di storia e filologia bizantina», e due saggi sulla guerriglia a Roma e a Bisanzio (Grandi imperi e piccole guerre) usciti sulla stessa rivista nel 2007 e 2008. Più divulgativo l’articolo Adieu, Herr von Clausewitz, un’analisi delle difficoltà americane in Iraq alla luce delle teorie belliche classiche, pubblicato su «Limes» nel 2006.

 

Gastone BRECCIA, La tomba degli imperi. Uomini, armi e strategie: storie dal conflitto afghano Milano, Mondadori, 2013 (279+8 pp., ill.) – «Strade blu», € 17.50 [ISBN 978-88-04-62852-1]

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