Israele: in calo i volontari per le unità combat

TSAHAL1

Adnkronos – L’esercito israeliano sembra affrontare una vera e propria crisi di ‘vocazioni’. Gli ultimi dati indicano che solamente poco piu’ del 70 per cento delle nuove reclute sceglie di prestare servizio nelle unita’ da combattimento, rispetto all’80 per cento registrato tre anni. A lanciare l’allarme, riferisce il sito Debka, e’ il generale Orna Barbay che attribuisce la colpa alla diffusa convinzione che Israele non sia piu’ in pericolo. Il maggior numero di volontari per le unita’ da combattimento proviene da due piccole citta’ nel centro Israele, Modiin e Rosh Ha’ayin, mentre nell’area di Gerusalemme, a Ashdod e Bnei Berak si registra il numero minore. La Barbay ha anche lamentato che sempre meno donne, attualmente il 43%, scelgono il servizio militare per assolvere gli obblighi di leva. Troppe di loro, ha detto, usano la religione come pretesto per evitare di imbracciare le armi. Per combattere l’obiezione di coscienza per motivi religiosi, che coinvolge ogni anno migliaia di giovani ultraortodossi, il governo israeliano ha approvato nel luglio scorso una riforma che obbliga al servizio (militare o civile) anche gli ebrei ultra-ortodossi pur garantendo loro l’arruolamento a 21 anni invece di 18 e l’esonero per 1.800 studenti della Torah particolarmente meritevoli. Le Israel Defence Forces stanno del resto attraversando un processo di ampia riduzione determinato dalle difficoltà finanziarie. I tagli per 1,2 miliardi di dollari nel biennio 2013-2014 prevedono il congedo di 4.500 militari professionisti e la radiazione dei mezzi meno moderni oggi assegnati alla riserva come i carri Merkava 1 ed M-60, gli elicotteri Cobra, i cannoni semoventi M-109A5 e decine di jet F-16 delle prime versioni.

Foto: Identitè Juive

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