Le "regole d’ingaggio" delle guardie anti-pirateria

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Adnkronos – Le guardie giurate, che per effetto di una circolare del Viminale siglata nelle scorse settimane, potranno essere imbarcate sulle navi in funzione antipirateria, dovranno utilizzare le armi in dotazione ”nella sola ipotesi dell’esercizio del diritto di difesa legittima, ai sensi dell’art. 52 del codice penale, fermi restando i limiti di ragionevolezza e proporzionalità e comunque nel rispetto della normativa nazionale ed internazionale di riferimento”. E’ quanto prevede, apprende l’Adnkronos, la bozza che predispone il regolamento attuativo con le ‘regole d’ingaggio’ per l’attività di questa nuova figura professionale che va ad affiancarsi ai militari impiegati in questi mesi come nuclei di protezione ai mercantili. Le norme consentono di stilare un codice di comportamento che comprende i criteri e i requisiti per l’uso graduale della forza, fino al ricorso alle armi come ultima risorsa. Quando è ragionevole credere ”che un’imbarcazione stia manifestando comportamenti potenzialmente aggressivi”, sono previsti ”avvertimenti cosiddetti del tipo cosiddetto ‘non cinetico”’, che includono: ”uso di VHF, megafoni e/o messaggistica preregistrata difensiva trasmessa da mezzi elettronici (Long/medium Range Acoustic Devices – L/MRAD); azioni navali evasive; utilizzo di luci lampeggianti, razzi e laser non letali classificati ”eye-safe” secondo le indicazioni del produttore; uso di cannoni ad acqua e / o tubi idraulici ad alta pressione”.

Le armi da fuoco ”possono essere portate e mostrate ai potenziali aggressori, come parte di un avvertimento di tipo non-cinetico accompagnato anche da un avvertimento verbale dato dalle guardie giurate. Su tutte le armi da fuoco devono essere effettuate le normali procedure di sicurezza. Tutte le armi da fuoco caricate devono avere la sicurezza inserita”. I servizi di protezione sono svolti sotto la direzione del Comandante della nave. Nel caso di ”conferma della minaccia, le armi da fuoco possono essere usate per sparare colpi di avvertimento quando viene valutato dal Team leader o, in sua assenza, da un’altra guardia giurata che tali colpi possono scoraggiare un attacco percepito come concreto o come minaccia”. In caso di colpi di avvertimento, e’ la bozza di regolamento per la vigilanza privata, ”prima di esplodere i colpi deve essere dato, dalla guardia giurata, un richiamo verbale; il Comandante puo’ riservarsi la facolta’ di autorizzare il ricorso a colpi di avvertimento (fatte salve le ipotesi di autodifesa); in ogni caso le modalita’ di esplosione dei colpi d’avvertimento devono essere tali da garantire l’incolumita’ dei potenziali aggressori; qualsiasi uso della forza, in particolare l’uso di armi da fuoco, deve prendere in considerazione il rischio di eventuali conseguenze indesiderate o danni”. ”Il ricorso alla forza ed in ultima istanza alla forza letale e’ giustificato nella sola ipotesi dell’esercizio del diritto di difesa legittima, ai sensi dell’art. 52 del codice penale, fermi restando i limiti di ragionevolezza e proporzionalita’ e comunque nel rispetto della normativa nazionale ed internazionale di riferimento”. In ogni caso, chiarisce il regolamento, ”il ricorso alle armi e l’uso della forza nella difesa della nave devono essere disposti dal Comandante.

Nei giorni scorsi la Triskel Services Ltd, società di diritto inglese specializzata nei servizi di sicurezza a bordo delle navi, ha aderito all’Assiv l’associazione delle imprese di vigilanza aderente a Confindustria. La Triskel è il primo istituto di vigilanza privata ad aver gia’ firmato un contratto con una compagnia mercantile italiana per l’imbarco sulle proprie navi di guardie giurate in funzione antipirateria. Il servizio a bordo delle navi ”si sostanzia in un’attività di vigilanza fissa, diurna e/o notturna, all’obiettivo costituito dalla nave, espletato da un team di almeno quattro guardie particolari giurate, di cui una con funzioni di responsabile, che si alternano per turni, in uniforme e munite dell’equipaggiamento in dotazione fornito dall’istituto di vigilanza”. Una delle guardie giurate a bordo della nave (almeno quattro, prevedono le norme), svolge le funzioni di ‘Team leader’, che funge ”da consulente per la sicurezza del Comandante della nave, evidenziando i problemi legati alla sicurezza e/o le carenze che potrebbero portare ad un innalzamento del rischio”. In caso di identificazione di una minaccia, ”il Team leader o, in sua assenza un’altra guardia giurata, comunica al Comandante o, in sua assenza, all’ufficiale di guardia, che intende dare avvio alle procedure previste per l’uso della forza”.

Foto Maritime Security

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