Verso forze armate di “vecchietti”

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Una “contrazione strutturale complessiva” non inferiore al 30% di comandi, enti e strutture organizzati e delle Forze armate, senza aggravio di spesa per la finanza pubblica: sono questi gli “indicatori ‘tangibili’ della magnitudo della revisione” dello strumento militare delineati dall’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, capo di stato maggiore della Difesa in un’audizione alla Camera. Complessivamente sono previsti “368 provvedimenti di riduzione, di cui 166 soppressioni e 202 riorganizzazioni che interessano le tre Forze armate nell’ambito delle loro strutture di vertice, operative, logistiche, formative, territoriali e infrastrutturali”. Per quanto riguarda l’età media del personale militare “é oggi attestata su 39 anni, ma é destinata a salire a 42 anni nel 2020 per poi impennarsi fino ai 46 anni fino al 2024 a meno di interventi specifici. L’elevata età media del personale militare italiano rispetto a quello di molti Paesi europei -ha aggiunto Binelli Mantelli- discende anche dalle scelte politiche operate in passato che hanno privilegiato il personale in servizio permanente a tempo indeterminato rispetto ai volontari in ferma e quindi a tempo determinato. Scelte – ha rilevato il capo di stato maggiore della Difesa – peraltro coerenti con il nostro tessuto socio-economico caratterizzato da bassa flessibilità occupazionale”.

Audizione anche per il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, che ha ricordato come “l’obiettivo del processo di razionalizzazione sia di adeguare lo strumento militare alle risorse finanziare previsionalmente disponibili agendo prevalentemente sui volumi e le categorie di personale e sulle strutture organizzative”. Il capo di Stato Maggiore ha poi ricordato come “l’Esercito, negli ultimi 30 anni ha impiegato in operazioni all’estero oltre 125.000 militari, rappresentando la componente principale dei contingenti militari nazionali pari a circa il 75% della forza complessiva con un impegno medio di circa 2 brigate permanente mente impiegate in operazioni”. Per l’Esercito, che schiera oggi in operazioni circa 8000 militari, di cui 4000 all’estero, e a cui si sommano le forze di risposta immediata per impegni improvvisi e non pianificati per un totale di 13000 unità, l’obiettivo di forza da raggiungere entro il 2024 é di 89.400 unità. Tenuto conto degli impegni questo volume é il “minimo possibile”.

Soffermandosi sulle risorse finanziarie il generale Graziano ha dichiarato che “per l’Esercito attualmente le risorse sono sbilanciate verso il personale a causa dei costi di quest’ultimo ma anche per i tagli operati sull’esercizio nel tempo. Quest’ultimo, in particolare, ha visto una diminuzione di circa il 60% dal 2005 a oggi. L’intera manovra si propone di ribilanciare le risorse tra il personale, l’esercizio e l’investimento, tendenzialmente 50%, 25%, 25%, garantendo l’addestramento del personale che oggi, per quanto riguarda le attività più complesse, é limitato al personale in proiezione per il teatro e alle forze di reazione rapida. Inoltre tende a garantire una generale efficienza dei mezzi poiché, a parte per i principali veicoli da combattimento da impiegare in operazioni, vi é una insufficiente disponibilità di risorse. Infine, é necessario incrementare il livello di mantenimento delle infrastrutture perché oggi si riescono a garantire solo le minime misure di sicurezza”. La revisione delle strutture, da realizzarsi in 6 anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo, avverrà attraverso “la razionalizzazione di strutture operative, logistiche territoriali e periferiche mediante soppressioni e accorpamenti, con ubicazione nel minor numero di sedimi anche per risparmiare fondi sull’esercizio”. Per quanto riguarda il personale il generale Graziano ha evidenziato che “al fine di evitare provvedimenti drastici di uscita in massa nel 2024” é auspicabile, già a partire dal 2016, “l’adozione di provvedimenti ad hoc per scaglionare le fuoriuscite di personale”.

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