Nuovi impieghi per le grandi unità anfibie

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L’operazione “Atalanta” condotta dall’Unione Europea nelle acque dell’Oceano Indiano prospicienti la Somalia sin dal 2008 in supporto delle risoluzioni delle Nazioni Unite 1814,1816 e 1838 per reprimere i fenomeni di pirateria in quelle acque, ha visto l’impiego di fregate, pattugliatori, corvette, ma anche di grandi unità anfibie del tipo LPD. Queste navi si sono rivelate particolarmente adatte al cosiddetto ruolo constabulary  (polizia marittima in acque internazionali) mostrando tutta la loro flessibilità d’impiego Nella suddetta operazione si sono infatti viste, quasi  sempre con il ruolo di nave sede del Force Commander, sia l’unità olandese Johan De Witt da 16.680 tonnellate, sia la spagnola Galicia da 13.800 e sia le nostre San Giusto e San Marco da 8.000 tonnellate. La Marina Svedese ha fatto svolgere lo stesso ruolo al suo posamine Calrskrona con l’avvertenza di riclassificarlo “pattugliatore oceanico” (cambiando la sua sigla di fiancata da M a P) ed utilizzando la nave con modalità simili a quelle delle marine su citate.

Gli LPD in questa lunga esperienza operativa hanno rivelato, come abbiamo già detto, una flessibilità d’impiego inimmaginabile grazie ad alcune loro intrinseche caratteristiche, che possiamo riassumere in:
–    notevole autonomia per rimanere nella zona di pattugliamento molto più a lungo dei consueti pattugliatori,
–    ottima tenuta del mare dovuta alle loro dimensioni considerevoli,
–    grande capacità di impiegare velivoli ad ala rotante per tenere sotto controllo vaste aree di mare grazie all’ampio ponte di volo ed alle attrezzatura per la manutenzione degli elicotteri,
–    possibilità di mettere facilmente a mare gommoni a chiglia rigida, indispensabili per la visita di navi sospette, attraverso il bacino poppiero allagabile,
–    provate capacità di intervento sanitario viste le ampie infermerie e sale chirurgiche di cui sono dotate,
–    adeguate capacità TLC e di sorveglianza di aerea attraverso le loro buone dotazioni elettroniche,
–    alloggi capaci per imbarcare numerose squadre specializzate di Fanti di Marina per la protezione dei mercantili europei in zona, la visita alle imbarcazioni e l’eventuale cattura dei pirati.

La flessibilità degli LPD è oggi confermata dall’impiego di una di queste unità nell’operazione Mare Nostrum organizzata dalla Marina Militare per controllare il fenomeno dell’immigrazione clandestina in Mediterraneo. La grande unità anfibia si sta quindi rivelando un elemento importante per tutte le Flotte grazie alle sue capacità di carico differenziate ed al suo ampio ponte volo che la rendono una “quasi- portaerei”. Probabilmente in un futuro prossimo le sue capacità operative saranno ulteriormente accresciute con l’impiego da bordo di velivoli UAV per la ricognizione anche ad ampio raggio e con l’imbarco di attrezzature specifiche in container, certamente sistemabili nelle capaci zone destinate originalmente ai materiali ruotati e non delle truppe anfibie. Nulla vieta infatti, che in particolari condizioni politico-strategiche, queste navi possano servire da centri di comando e controllo interforze o per la raccolta di informazioni intelligence rappresentando un nuovo ruolo, che era sin ora coperto dalle cosiddette AGI, mentre la loro funzione di “nave ospedale” ci sembra già ampiamente provata dalle recenti operazioni svolte in varie aree del mondo in quell’area di cooperazione civile-militare, che va sotto il nome di disaster relief.

Il costo di gestioni di questi mezzi, dato il numero abbastanza limitato di persone che le equipaggiano, la loro motorizzazione ed una certa ridondanza di attrezzature, ci appare sostenibile da quasi tutte le Marine di medie dimensioni. In conclusione la flessibilità di queste navi, forse ancora non del tutto sperimentata, ci sembra le renda uno strumento sempre più significativo del Potere Marittimo sia nazionale che di coalizione.

Pier Paolo RamoinoVedi tutti gli articoli

L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.

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