La minaccia terroristica in Kenya

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L’attacco terroristico di settembre al Westgate, centro commerciale di fascia alta a Nairobi, che ha causato oltre 70 morti, ha messo il Kenya ed il resto dell’Est e del Corno d’Africa in stato di grande allerta, con la presa di coscienza che, dopo essere stato cacciato da Mogadiscio e Kismayo, il gruppo al-Shabaab ha la capacità di esportare il suo marchio terroristico muovendosi all’interno della regione. Oltre alla recente incursione al Westgate, il Kenya aveva già assistito a due grandi attacchi terroristici, nel 1998 e nel 2002. Poiché la nazione rimane un importante alleato dell’occidente nella lotta contro il terrorismo, gli Stati Uniti, il Regno Unito e le nazioni Europee hanno promesso di sostenere il Kenya per permettere che il paese rimanga stabile. E’ su questo sfondo che verso la fine dello scorso anno, l’Unione Africana ha fatto pressione sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per permettere il rinvio delle accuse di crimini contro l’umanità contro il presidente Kenyatta ed il suo vice William Ruto alla Corte penale internazionale (Cpi). L’Unione Africana sostiene che Kenyatta abbia bisogno di concentrarsi sulle faccende dello stato in un momento in cui rimane bersaglio di gruppi terroristici.

Da parte sua, il Kenya ha firmato un accordo con la Somalia che permetterà il rimpatrio volontario di migliaia di rifugiati somali che attualmente vivono nei campi profughi del paese, considerati un terreno fertile di organizzazione dell’attività terroristica. Al-Shabaab perpetra attacchi vendicativi da quando le truppe del Kenya hanno fatto incursione in Somalia più di due anni fa, ma essi erano stati principalmente su scala ridotta, con l’uso di granate a mano contro chiese, ristoranti ed altri spazi pubblici meno popolati nell’area Eastleigh di Nairobi, parti di Mombasa e le principali città di confine quali Wajir e Mandera. Data la maniera sofisticata e ben coordinata con la quale é stato condotto l’attacco al centro commerciale Westgate gli esperti della lotta al terrorismo affermano che al-Shabab ha ora cambiato approccio, puntando a provocare più vittime possibili. Secondo Simiyu Werunga, un analista della sicurezza ed ex capitano dell’esercito keniano, lo smantellamento della rete in Somalia dovrebbe essere prioritario nella lotta contro il terrorismo. “Non dovremmo mai illuderci che sono divisi – afferma – Hanno membri della diaspora somala che posseggono la competenza tecnica e la conoscenza necessarie”. Ciò sarebbe dimostrato dalla maniera repentina con cui hanno attaccato il Westgate, un centro commerciale frequentato da keniani abbienti e dalla comunità degli espatriati. Hanno scelto di colpire il sabato a mezzogiorno, quando famiglie, amici e persone d’affari si incontrano per pranzo mentre altri fanno shopping.

Nonostante gli sforzi messi in atto per sradicare la minaccia terroristica, i militanti di al-Shabaab hanno non solo aggirato la sorveglianza del centro commerciale, ma hanno anche trovato il modo di organizzare attacchi successivi: in particolare, i villaggi di confine a nordest di Mandera e Garissa hanno continuato a sostenere il peso degli attacchi terroristici, in alcuni casi contro gli stessi agenti di sicurezza. L’ex primo ministro Raila Odinga, che é anche leader della Cord (Coalizione per le Riforme e la Democrazia, all’opposizione), attribuisce i crescenti attacchi terroristici al fallimento del presidente Uhuru Kenyatta nel formare una commissione di inchiesta sull’attacco al Westgate, dopo averlo promesso più di tre mesi fa. “Afferma che l’attacco al Westgate sta modellando la politica estera del paese ed è stata la causa per una rapida chiusura dei campi profughi e tuttavia non fa nessun tentativo di arrivare alla radice di esso. Cord spingerà per la selezione di un comitato con pieni poteri di citazione in giudizio per indagare le circostanze che hanno portato all’attacco,” ha affermato Odinga. Gli attacchi hanno intanto raggiunto un crescendo durante il recente periodo festivo: il primo ha avuto luogo il 15 dicembre nell’area Pngani di Nairobi, dove un’esplosione in un autobus pubblico (matatu) ha causato la morte di sei passeggeri e dieci altri sono rimasti gravemente feriti.

La polizia ha attribuito l’esplosione a un dispositivo esplosivo improvvisato (Ied). E il 2 Gennaio almeno 10 persone sono rimaste ferite nel lancio di una granata in un ristorante a Diani, un resort turistico situato al sud della città costiera Mombasa. Gli ultimi report dell’intelligence suggeriscono che il gruppo estremista islamico è riuscito ad inserirsi nelle madrassas locali, in note moschee ed alcune scuole superiori keniane. Secondo il rapporto dell’intelligence nazionale di settembre, in una soffiata ai media membri di al-Shabaab e altri soggetti estremisti vengono raffigurati mentre fanno lezione e reclutano nelle scuole, nelle moschee, e nei bassifondi intorno all’area Eastleigh di Nairobi spesso chiamata “Piccola Mogadiscio”, dove una maggioranza della comunità somala, inclusi i rifugiati, vive e porta avanti le proprie attività commerciali. Secondo il rapporto, la maggior parte del reclutamento è avvenuta nelle scuole vicino all’Eastleigh. Un network consolidato di commercianti e fornitori che sostengono la Somalia o la causa di al-Shabaab potrebbe includere circa 2.500 persone, affermano fonti della sicurezza In particolare, alcuni leader moderati musulmani hanno da poco confermato che si sta assistendo a forme di radicalizzazione nelle scuole e in alcune moschee.

A fronte di tali circostanze, hanno fatto appello per un programma islamico “unificato” per fermare le varie correnti di indottrinamento. Lo sceicco Juma Ngao, leader religioso musulmano di Mombasa esorta l’insegnamento dell’educazione civica sul terrorismo e i suoi segnali. “Dobbiamo fornire a insegnanti e studenti la conoscenza riguardante il terrorismo in quanto molti non ne riconoscono i segni. Gli insegnati inoltre hanno bisogno di prendere coscienza di lezioni e sermoni che praticano il lavaggio del cervello e radicalizzano gli studenti”, dice lo sceicco. Il reclutamento di al-Shabab sembra in alcuni casi essere andato oltre le moschee locali per includere comunità non somale. Un esempio è quello di Elgiva Bwire Oliacha, anche noto come Mohammed Seif, un membro di al-Shabab di 28 anni addestrato in Somalia, che è stato condannato all’ergastolo nel novembre del 2011, dopo essersi dichiarato colpevole delle accuse di terrorismo in seguito al suo arresto con una grossa quantità di armi e munizioni in una proprietà a Nairobi.

Poi è arrivato il ritrovamento di armi nella casa di un giovane cristiano recentemente convertitosi all’Islam, che ha dato credibilità alle accuse che vedevano il Kenya come il terreno “perfetto” di creazione di terroristi a causa dell’alto tasso di disoccupazione e corruzione all’interno della polizia e del dipartimento per l’immigrazione che rende facile per i giovani keniani attraversare il confine con la Somalia per essere reclutati nelle file di al-Shabab in cambio di denaro. Mentre gli agenti di sicurezza incrementano le misure per contenere il terrorismo in seguito all’attacco al Westgate, i gruppi per i diritti umani sono furiosi a causa dell’epurazione selettiva di musulmani condotta dall’Unità di Polizia Anti-terrorismo (Atpu). L’unità – istituita dal Regno Unito e dagli Stati Uniti – viene accusata di perpetrare uccisioni extra-giudiziali di sospetti estremisti. All’inizio di ottobre, quasi due settimane dopo l’attacco del Westgate, Ibrahim Omar, un predicatore estremista è stato ucciso da un colpo di pistola mentre guidava nelle periferie di Mombasa. Sebbene la polizia abbia negato qualsiasi coinvolgimento nel suo assassinio, i suoi seguaci hanno puntato il dito sull’Atpu. Diversi altri leader religiosi musulmani sono morti successivamente in circostanze misteriose, con l’Aptu che viene accusata di averli eliminati.

di Zachary Ochieng  (Traduzione di Sara Marilungowww.redattoresociale.it

Foto: AP, Getty Images, Reuters

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