La vergogna dei soldati-stupratori. Così l'India tutelò i militari in Congo

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di Maurizio Piccirilli da Il Tempo del 13 gennaio

L’Infamia e l’Ipocrisia. New Delhi gioca con la vita dei due fucilieri di Marina italiani. Il governo indiano rivendica il diritto di giudicare Latorre e Girone coinvolti in un incidente in acque internazionali durante un’operazione anti pirateria, come hanno loro stessi riconosciuto, ma dimenticano come si sono comportati quattro anni fa in Congo. È una delle pagine più ignobili della storia delle Nazioni Unite che vede i militari indiani protagonisti attivi di violenze, stupri e traffici illegali ai danni della popolazione civile. Il contingente militare di New Delhi faceva parte – ancora oggi ci sono 4.554 soldati indiani – della missione Monuc una delle più costose e più numerose messe in campo dall’Onu. Dal 2000 oltre 17.000 caschi blu provenienti dal Sud America, dall’Africa e dall’Asia hanno il compito di interposizione tra le fazioni in lotta e per mettere fine alla guerra civile e soprattutto all’ondata di stupri così diffusa che oltre duecentomila donne sono rimaste vittime di violenza sessuale da parte delle varie milizie. In questo contesto i militari che dovevano impedire queste tragedie sono diventati loro stessi carnefici. È l’estate del 2008 quando scoppia lo scandalo che coinvolge i caschi blu delle Nazioni Unite. Mentre i soldati uruguaiani preferiscono trafficare in oro e altri metalli e quelli senegalesi vendono gli aiuti umanitari al mercato nero, gli indiani preferiscono sfruttare la loro divisa per soddisfare le loro voglie represse. Donne e bambine picchiate, stuprate, costrette a prostituirsi.

L’inchiesta dell’Onu e quella delle autorità del Congo individua senza ombra di dubbio i responsabili: sono i caschi blu che vengono da Nuova Delhi: 12 ufficiali e 34 soldati del 6° Battaglione Sikh schierato nel contingente Onu nel Nord Kivu. Sotto accusa anche il maggiore dell’esercito indiano RR Ghumman appartenente al Battaglione fucilieri Jammu e Kashmir. Un barattolo di latte in polvere, un sacco di riso per comprare una ragazzina e trasformarla nel passatempo della truppa. Alcune piccole erano state attratte nel girone infernale della caserma del contingente indiano in cambio di un biscotto e una tazza di latte. I soldati più generosi le davano un dollaro. «One dollar baby» erano chiamate dai caschi blu, e così il contingente internazionale si comportava allo stesso modo delle milizie che erano andati a fermare. Nel mirino dei soldati indiani finiscono anche bambini di sesso maschile sodomizzati a turno dai soldati che avrebbero dovuti proteggerli proprio da questo tipo di violenze. Secondo l’inchiesta delle autorità congolesi e delle Nazioni Unite, i bambini venivano adescati per fare sesso e per convincere sorelle e madri a prostituirsi in cambio di cibo.

Le donne venivano fatte entrare nelle caserma dei caschi blu dopo aver indossato una divisa dell’esercito indiano come emerge dalle testimonianze di alcune delle donne che hanno partorito figli avuti da soldati indiani. «Un bambino mi disse che un soldato voleva fare sesso con me – si legge nel racconto di Nicole una donna di 27 anni tra quelle che hanno subìto violenza – Fuori del campo militare un soldato mi fece indossare una divisa poi sono entrata e ho fatto sesso con lui. Poi ne è arrivato un altro e un altro ancora. Era ancora notte quando sono stata sbattuta fuori ma nel buio ho inciampato in altre due ragazze che avevano patito la mia stessa sorte». Le tre congolesi si rivolsero alla polizia locale ma il comandante del contingente indiano risolse la questione con 20 litri di olio, un sacco di riso e qualche dollaro.

In Congo le donne che hanno figli fuori dal matrimonio sono reiette dalla società, così dopo la violenza anche il dramma dell’emarginazione.Lo stupro è un crimine che proprio il Palazzo di Vetro ha inserito tra i crimini contro l’umanità insieme al genocidio quando assume contorni così vasti e quindi sottoposto a giurisdizione internazionale davanti alla Corte dell’Aja. Le autorità congolesi chiedono di processare i responsabili. Raccolgono, tra le altre prove, il Dna dei tanti bambini della fisionomia indiana che ormai scorrazzano numerosi per le strade di Kinshasa. L’Onu coinvolge nelle indagini il National investigating Office di New Delhi. Ma il governo di New Delhi riporta in patria in tutta fretta i militari rivendicando il diritto di sottoporli alla loro giustizia. I soldati di Delhi sono colpevoli di un crimine contro l’umanità commesso in un Paese straniero e quindi dovevano essere giudicati dalla Corte dell’Aja. Ma qual è la giustizia che Nuova Delhi garantisce? Nessuna. Solo due sottufficiali e un tenente vengono processati e condannati a pene irrisorie, per gli altri solo sanzioni disciplinari. Nessun risarcimento alle vittime in Congo e la beffa e l’insulto del colonnello Chaud Saraha, comandante del contingente indiano, che si affretta a definire «Fratello» il generale congolese ribelle Nkuda, il capo del CNDP. Cioè proprio quello accusato di aver usato lo stupro come arma di pulizia etnica.

 

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