Battaglione Leopard, ricordi di un africano bianco

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Attraverso le memorie di Jean Schramme il lettore potrà ricostruire la tragedia congolese, una delle pagine più crudeli della recente storia africana. La vicenda militare e politica del “Leopardo” com’era soprannominato dai suoi uomini si dipana e s’inoltra nei grovigli della decolonizzazione e della guerra civile: dall’immediata implosione della giovane repubblica e la morte di Lumumba alla secessione del Katanga, dall’intervento dell’ONU e la vittoria dei “centralisti” al ritorno di Tshombe e la sua repentina caduta sino alla vittoria di Mobutu, la battaglia di Bukavu contro 20.000 soldati dell’MNC e la resa degli ultimi mercenari. “Battaglione Leopard”, quindi, non è solo un libro di guerra e d’avventura ma è anche un documento importante, in ambito sociale, politico e militare, per comprendere e capire, almeno parzialmente, una vicenda intricata quanto opaca e, ancor oggi, poco indagata dagli storici – come illustra il saggio introduttivo del giornalista e ricercatore Marco Valle.

Negli anni ’60 il colonialismo sia avvia alla fine e l’Africa esplode in mille conflitti. Servono i professionisti della guerra e arrivano i “Terribili” i mercenari europei. Attraverso le memorie dell’autore il lettore potrà ricostruire la tragedia Congolese, una delle pagine più crudeli della recente storia africana. Battaglione Leopard quindi non è solo un libro di guerra e di avventura , ma è anche un documento importante per comprendere e capire questa intricata vicenda.

Biografia di Jean Schramme
Jean Schramme nasce a Bruges, nelle Fiandre il 25 marzo 1929 e ad appena diciotto anni si stabilisce nell’allora Congo Belga. Assolto il suo servizio militare nei para-commando coloniali, sceglie la vita del piantatore e diventa proprietario di una grande tenuta nella foresta equatoriale. Nel 1960 all’indomani dell’indipendenza del Congo decide di rimanere per continuare la sua attività imprenditoriale, ma, inevitabilmente, rimane implicato nella guerra civile . Raggiunto il Katanga insorto, forma un reparto d’indigeni e volontari bianchi con cui combatte sino alla caduta della repubblica secessionista. Rientrato in Congo al seguito di Tshombè, negli anni 1964-65 combatte al comando del X Commando (X Colo). Coinvolto nel tentativo di colpo di stato contro Mobutu, presidente del Congo, Schramme è sconfitto e deve ritirarsi con il suo reparto verso Bukavu. Dopo un epico assedio durato tre mesi — 123 mercenari bianchi (15 italiani) e 700 indigeni contro l’armata governativa forte 20.000 uomini — il “Leopardo” è costretto a passare in Rwanda, dove smobilita il reparto. Rientrato in patria scrive il libro Battaglione Leopard, le sue memorie africane. Per il governo di Bruxelles Schramme diventa presto un personaggio scomodo; inquisito per l’omicidio in Africa di un presunto agente dei servizi belgi è costretto alla latitanza. Dopo soggiorni in Portogallo e Bolivia si trasferisce in Brasile. Nel 1983, dopo 15 anni di imbarazzati silenzi belgo congolesi, è condannato a vent’anni di reclusione, ma non viene estradato. Con gran sollievo dei poteri forti brussellesi. Rinchiusosi nel silenzio più assoluto, Jean Schramme muore nella sua piantagione brasiliana il 14 dicembre 1988 all’età di 59 anni.

Estratto del XVIII Capitolo
Dormimmo per qualche ora e molto prima del levar del sole partimmo, nell’alba indistinta di quel 5 luglio 1967. Iniziava così, tra il fracasso dei motori, delle armi, i sorrisi un po’ tesi, la famosa “rivolta degli Orrendi”. Essa avrebbe dimostrato in modo tragico l’abisso che separava la maggior parte dei miei “Leopardi” da molti mercenari, avrebbe dimostrato anche come un soldato abbia il dovere di rispettare le parole date, specie se è divenuto un congiurato. Bevemmo una sorsata dell’acqua tiepida delle borracce… ed entrammo nel mondo dell’irreparabile. Per noi non vi sarebbe stato nessun ritorno. Eravamo ormai completamente impegnati: lo erano la nostra fede, le nostre armi, il nostro onore. Sapevo che nessuno tra noi avrebbe mancato il proprio dovere e che i “Leopardi”, anche se lontani gli uni dagli altri, erano uniti e ubbidivano con quella fiducia reciproca e assoluta di cui avevo fatto la prima massima del Battaglione: “Uno per tutti, tutti per uno”. Questo motto non mi era mai sembrato tanto necessario come in quelle ore in cui l’alba della nostra rivolta si levava lentamente dopo la notte della nostra umiliazione.

I “Leopardi” katanghesi erano stati provocati: ora avrebbero attaccato.. Eravamo a 20 chilometri da Stanleyville, erano già le cinque del mattino e lasciai il Maresciallo Kawélé e il Plotone C1 al bivio di Bafwasendé. Tutto andava per il meglio. Tra qualche minuto la città sarebbe stata nostra. L’ultima persona che avrei immaginato di incontrare per la strada, in provenienza da Stanleyville, era il Colonnello Bob Denard. Perchè arrivava a tutta velocità? Viaggiava a bordo di una jeep, trascinando un rimorchio sovraccarico di bagagli eterocliti tra cui era possibile distinguere valigie, armadietti, radio e transistor. Perchè prendeva la direzione di Yumbi? Credevo che sarebbe rimasto con i miei uomini. Non mi diede spiegazione alcuna circa la sua presenza ma, al contrario, furibondo, mi investì imprecando: – che cosa fate qui a quest’ora, Schramme? Dovreste essere a “Stan”! Erano le sei meno un quarto, avevo un lieve ritardo sull’orario previsto, ma ciò non giustificava una simile esplosione di rabbia. Non lo ascoltai oltre e smisi di chiedermi la ragione della sua presenza. Fece dietro-front e si mise al passo con la colonna. Ero alla testa di due plotoni, vale a dire meno di cento uomini, ma erano due eccellenti plotoni, comandati da due sottufficiali di prim’ordine: Kisobolua e Mululua; il loro compagno Kawélé, al bivio di Bafwasende, doveva essere triste per non poter partecipare a questa marcia su Stanleyville. Il nostro successo dipendeva dalla nostra rapidità. Dovevamo agire in modo fulmineo, senza pietà. Avevamo vecchi conti da saldare con l’ANC: durante la nostra permanenza in Angola, molte famiglie dei miei soldati erano state massacrate dai soldati di Mulelé e di Mobutu. Nessuno di noi, inoltre, aveva dimenticato il massacro dei Katanghesi del Reggimento “Baka” e il martirio di Tshipola e di Mwambu. Con un plotone di quarantaquattro uomini e tre jeep armate di mitragliatrici avanzai sulla strada del campo Ketélé , dove si trovavano circa ottocento congolesi…

Casa Editice “Il Maglio”
La Casa editrice nasce nel gennaio 2014 nell’ambito del sito online di storia militare con il proposito di proporre un nuovo approccio alla storia militare. Da qui le collane dedicate ai conflitti del secondo dopoguerra, alla decolonizzazione, alla manualistica militare, alle tecniche operative e alle monografie sulle armi da fuoco. Una scelta professionale e scientifica che mira a colmare un vuoto di conoscenze e, al tempo stesso, ad offrire al pubblico italiano materiali di studio e di ricerca inediti e specializzati.

Collana: “Conflitti del Dopoguerra”
La collana “Conflitti del Dopoguerra” nasce nel gennaio 2014 con l’intenzione di focalizzare l’attenzione di una serie di studi sui conflitti e le guerre che, senza soluzione di continuità, si sono succeduti dall’immediato secondo dopoguerra sino ai tempi recenti. Dalle guerre di decolonizzazione per arrivare ai moderni conflitti asimmetrici del XXI secolo. Il logo di collana è rappresentato da un soldato stilizzato tratto da un manifesto di arruolamento rhodesiano degli anni settanta.

Battaglione Leopard – Ricordi di un africano bianco
Autore: Jean Schramme
Formato: 15×21
293 pagine con 1/16 fuori testo di immagini in b/n e 1/8 fuori testo di immagini a colori
Stampato nel 2014 da Il Maglio
Euro 25

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