Se l'avvocato dei marò diventa procuratore generale

Rohtagi

Mukul Rohatgi, il legale che rappresenta i marò e lo Stato italiano nei ricorsi esaminati in questi mesi presso la Corte Suprema dell’India, è il principale candidato per la carica di ‘Attorney General’ (Procuratore generale) del nuovo governo di Narendra Modi che giurerà domani. Lo sostiene il quotidiano The Times of India. Le possibilità di Rohatgi (nella foto a sinistra) di essere designato sono fortemente aumentate dopo che un altro avvocato di grido ed anch’egli ex difensore di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, Harish Salve, ha dichiarato di avere difficoltà ad accettare la carica costituzionale a causa di pressanti impegni professionali e famigliari. Interrogato dal giornale, Rohatgi ha chiarito di non aver ricevuto alcuna proposta ufficiale al riguardo, ma “di non essere riluttante ad accettare l’incarico costituzionale se mi venisse offerto”. Rohatgi ha assunto la difesa dei marò nella scorsa primavera dopo che Salve aveva rinunciato all’incarico non condividendo la scelta dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi di non far ritornare in India Latorre e Girone dalla loro licenza elettorale in Italia.

Proprio Terzi ha commentato il possibile incarico a Rohtagi.”Una notizia che deve indurre chi se ne sta occupando a livello di governo ad una grandissima prudenza e che dimostra come in India ci sia grande visibilità per la vicenda e per chi se ne sta occupando”. La vicenda, spiega Terzi all’Adnkronos, “sarebbe per un verso positiva perché andrebbe al vertice della magistratura indiana una personalità che conosce profondamente il dossier che riguarda Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che quindi conosce anche tutti gli elementi fondamentali delle aspettative italiane e il fatto che il processo non si deve svolgere in India. Ma, d’altra parte, si tratta di un professionista istituzionale che dovrebbe mostrare un atteggiamento imparziale. Si tratta quindi di vedere l’orientamento del nuovo primo ministro indiano su questa vicenda. E’ uno sviluppo che dovrà essere seguito con grandissima cautela da parte di chi, in Italia, sta seguendo questo dossier”.

“Teniamo inoltre sempre presente che l’obiettivo di questi due ultimi anni del governo indiano è stato quello di affermare un’assertività della politica estera del Paese contraddicendo addirittura dei principi fondamentali del diritto internazionale – sottolinea il diplomatico – l’India ha voluto dimostrare che la sua politica estera si colloca al di sopra degli impegni internazionali del trattati ratificati. Il continuo attendismo che l’Italia ha avuto nell’ultimo anno nell’espedire l’azione di arbitrato obbligatorio ha creato nei mesi passati una situazione sempre più difficile, se l’avessimo affrontata con maggiore determinazione dopo la decisione scellerata di rimandare i marò in India, affrontando con rapidità e decisione questa materia sul piano internazionale, non ci troveremmo a questo punto.

Con fonti ANSA e Adnkronos

Fotpo: Times of India

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