Droni italiani Falco anche in Mali?

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Dopo il successo conseguito in Congo il capo del Dipartimento del peace-keeping delle Nazioni Unite, Hervé Ladsous, ha ufficializzato che anche la missione dei caschi blu in Mali (MINUSMA) verrà presto rinforzata con un gruppo di velivoli senza pilota disarmati da sorveglianza.  Un numero imprecisato di droni (probabilmente 4 come i Falco di Selex ES – Finmeccanica assegnati alla missione MONUSCO in Congo) verranno schierati sulle basi di Gao e Timbuctù dove già operano elicotteri francesi e olandesi.
I velivoli UAS (Unmanned Aircraft System) destinati ad operare in Malì non sono ancora stati selezionati ma verranno gestiti da una società privata che curerà anche la manutenzione e l’elaborazione delle immagini raccolte a beneficio della forza di stabilizzazione dell’ONU. I Falco potrebbero risultare favoriti nella gara perché già noti al personale ONU e perché rispondono alle specifiche emesse dal DPKO per droni in grado di volare 12/18 ore consecutive a un’altitudine di 10 mila metri. Il contratto dovrebbe avere una durata triennale estendibile a 4 o 5 anni.

Ladsous vorrebbe istituire altri due reparti di droni da dispiegare in Repubblica Centrafricana e Darfur in appoggio alle locali missioni di peacekeeping. Il governo maliano, in difficoltà dopo I rovesci subiti negli ultimi due mesi contro I miliziani jihadisti e I guerriglieri Tuareg, ha approvato l’invio dei droni dell’ONU che incrementeranno il traffico di velivoli teleguidati sul Paese dove già operano alcuni MQ-9 Reaper statunitensi e francesi schierati all’aeroporto di Niamey, in Niger, che ospita anche tre Mirage 2000 e tre Rafale dell’Armèe de l’Air.

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