Il ministro Pinotti al Pentagono

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di Ugo Caltagirone – ANSA
L’Italia è pronta a giocare “un ruolo da protagonista” sulla sponda sud del Mediterraneo ed “ad assumersi maggiori responsabilità in Libia”, proprio come di recente il presidente americano, Barack Obama, ha auspicato col premier Matteo Renzi. Ma ci sono dei paletti. E il più importante è che serve “una cornice internazionale chiara, un piano unitario e condiviso” tra i vari Paesi dell’Alleanza Atlantica, “senza che ognuno parli con voce diversa”: questo il messaggio, chiaro e forte, che il ministro della difesa Roberta Pinotti, in visita lampo a Washington, ha consegnato al capo del Pentagono, Chuck Hagel. “Si trattava di dare seguito ai recenti colloqui Obama e Renzi e sono molto soddisfatta”, ha spiegato Pinotti ai giornalisti incontrati all’ambasciata d’Italia. Con il segretario alla difesa Usa ha avuto un incontro di 45 minuti nel corso del quale c’è stato un ampio scambio di vedute: dalla Libia all’Afghanistan, dalla Siria all’Iraq e all’Ucraina, dai marò alle basi americane in Italia.

Si è poi accennato all’argomento F-35, ma non se ne sarebbe parlato nello specifico. “Abbiamo discusso solo del Libro Bianco del nostro governo – ha spiegato Pinotti – ed e’ da li’ che discenderanno le decisioni da prendere sulla base dei rischi sul fronte della sicurezza e delle spese”. Quindi anche le decisioni “sui sistemi d’arma di cui si ha bisogno”. Più di questo inutile strappare al ministro, che nella sua recente apparizione in Parlamento aveva ribadito come il programma di acquisto degli F-35 resta sospeso fino a che il lavoro sul “piano-difesa” del governo non sarà finito. Nell’audizione la Pinotti aveva spiegato che l’Italia resta per ora ferma ai sei velivoli per i quali i contratti sono gia’ stati firmati, ma aveva anche ventilato i rischi per lo stabilimento di Cameri conseguenti ad un eventuale stop della produzione: per questo aveva affermato che, nella sua trasferta americana, avrebbe chiesto “la collaborazione delle autorità Usa affinché sia incrementato nei prossimi anni il carico di lavoro per lo stabilimento di Cameri, in modo da compensare la riduzione delle attività produttive connesse con le esigenze italiane”. Ma non si sa se questa richiesta sia stata oggi inoltrata.

Dal canto suo Hagel ha ribadito un concetto molto caro al presidente Obama: “Anche gli Stati Uniti, come tutte le democrazie, sono in crisi. Ma la democrazia costa e dobbiamo difenderci”. E l’Italia non vuole tirarsi indietro. Pinotti ha ribadito che l’Italia é disponibile ad assumere una posizione di maggior leadership nell’area del Mediterraneo. Ed è pronta anche a continuare ad avere “un ruolo importante in Afghanistan nell’ambito di una missione di stabilizzazione”. Quindi ha insistito con Hagel sul fatto che per Roma il prossimo vertice della Nato – a settembre in Galles – non potrà limitarsi a parlare solo di Ucraina e di Russia: “Bisognerà affrontare le situazioni della Libia, della Siria, dell’Iraq, del Libano”, ha detto Pinotti, spiegando come l’Italia é più che mai preoccupata della possibilità che i jihadisti siriani e iracheni possano creare, a due passi dal Mediterraneo, un nuovo Stato legato all’estremismo islamico e al terrorismo. Nell’agenda dei colloqui non poteva mancare la questione dei marò trattenuti in India su cui l’Italia, ha detto la Pinotti, ha incassato dagli Usa il “massimo sostegno”. “Ho parlato della questione con Hagel e per gli Usa quello dei marò – ha detto il ministro – non è un problema solo dell’Italia. Perché se dei militari in missione antipirateria non sono riconosciuti diventa un problema di tutti”. Lo stesso Hagel ha annunciato che in estate dovrebbe andare in missione in India e ha garantito che porrà la questione.

Foto: US DoD e Lockheed Martinntagono

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