Washington esita e a difendere Baghdad arrivano i pasdaran

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Sono arrivati a Baghdad i primi 130 consiglieri militari Usa promessi dal presidente Barack Obama per aiutare il governo iracheno ad affrontare la crisi scatenata dall’offensiva dei jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Lo ha riferito il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby, precisando che altri 50 consiglieri sono attesi nei prossimi giorni a Baghdad. I consiglieri – ha precisato Kirby, citato dall’agenzia Dpa – avranno il compito di fare una valutazione della capacita’ delle truppe irachene entro le prime settimane ed allestire, congiuntamente con la forze irachene, un centro operazioni a Baghdad. Dovranno inoltre raccogliere informazioni di intelligence e riferirle alla catena di comando Usa.

 

Un aiuto ben più concreto di quello statunitense al governo iracheno sta arrivando in queste ore dall’Iran che secondo quanto riporta il New York Times sta effettuando in territorio iracheno voli di ricognizione e sorveglianza con l’utilizzo di droni e sta fornendo tonnellate di equipaggiamenti e assistenza militare all’Iraq, dove Teheran ha inoltre inviato un’unità speciali per intercettare le telecomunicazioni e fornire informazioni di intelligence alle autorità irachene. Notizie riferite da funzionari americani che riportano anche due visite in pochi giorni a Baghdad del generale Qassim Suleimani, capo della Divisione al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, cioè l’unità destinata alle operazioni all’estero e già impiegata nel conflitto siriano.

Una decina di ufficiali della al-Quds sarebbe inoltre presente in Iraq con funzioni di consiglieri per i comandanti militari iracheni e per reclutare volontari sciiti. Aerei da trasporto hanno compiuto in media due voli al giorno per consegnare equipaggiamenti e forniture militari – circa 70 tonnellate a volo – destinate alle forze di sicurezza irachene. “E’ una quantità importante”, ha detto al Nyt un funzionario Usa, aggiungendo che “non si tratta necessariamente di armamenti pesanti, ma non sono solo armi leggere e munizioni”.
A supporto delle forze irachene sono intervenuti in questi giorni anche cacciabombardieri siriani. Fonti del Nord Iraq affermano che “non meglio identificati velivoli hanno bombardato il 25 giugno alcuni obiettivi a Baaj, 135 km a ovest di Mosul, verso il confine con la Siria”. In un episodio analogo avvenuto il giorno precedente decine di persone tra cui civili erano state uccise secondo fonti tribali della regione di Qaim, nel settore centrale della frontiera con la Siria. Le fonti avevano affermato che i caccia erano siriani e che erano riconoscibili dalle insegne dipinte sui velivoli.

Che il conflitto iracheno e quello siriano stiano saldandosi in un contesto di guerra settaria tra sciiti e sunniti è confermato anche dalla clamorosa decisione dei qaedisti del fronte al-Nusra di allearsi con gli ex nemici dell’ISIS. L’intesa è importante perché arriva dopo mesi in cui Al Nusra e Isis, pur avendo una comune matrice sunnita e qaedista, si erano duramente combattuti in Siria. Ora l’Isis, che punta a creare un califfato a cavallo tra i due Paesi, potrà assumere il controllo di entrambi i lati di uno strategico valico di frontiera, quello di Abu Kamal in Siria e di Al-Qaim in Iraq, consolidando anche le conquiste territoriali nella provincia orientale siriana di Deir Ezzor. La nuova alleanza potrebbe però creare tensioni con gli altri gruppi ribelli che operano nell’area, sia quelli siriani che le milizie sunnite in Iraq.

Il premier iracheno Nouri al Maliki ha respinto le pressioni di americani ed europei per la formazione di un governo di unità nazionale accusando curdi e sunniti di “vuole attentare alla Costituzione ed eliminare il giovane processo democratico derubando gli elettori del loro voto”. L’accusa è ai partiti sunniti che, ha aggiunto senza nominarli, “si sono ribellati alla Costituzione per unirsi agli jihadisti” dell’Isis. “In questa drammatica situazione” con una “feroce” guerriglia, ha aggiunto alludendo anche ai curdi, “non abbiamo sentito i nostri partner politici parlare di un sostegno al governo ma agiscono come se dovessero spartirsi un bottino”.
Una risposta indiretta all’intervista alla CNN con la quale  il presidente curdo, Massoud Barzani, ha annunciato la prossima richiesta di “indipendenza formale” della regione poiché “è evidente che l’Iraq si sta sgretolando ed è altrettanto ovvio che il governo centrale ha perso il controllo della situazione. Sta cadendo tutto, l’esercito, le milizie, la polizia”.

L’ISIS del resto sta diventando ogni giorno più potente, reclutando nuovi combattenti e accumulando armi e denaro secondo il quadro tracciato dall’intelligence statunitense. L’ISIS “è più forte di quanto sia mai stata negli ultimi anni” grazie alle recenti conquiste ottenute in Itaq e in Siria, ha rivelato al Washington Post un alto funzionario dell’intelligence. La conquista di basi militari nei territori che ora controlla, con la conseguente confisca di armi sofisticate, sta consentendo al gruppo jihadista di ricostruire gran parte delle capacità militari che aveva acquisito all’apice della guerra in Iraq. La conquista di Mosul e il saccheggio dei forzieri delle banche della città ha riempito le casse dell’ISIS, che ora può disporre di una notevole quantità di denaro per finanziare le proprie attività. Altro denaro giunge da donazioni esterne, ma a giudizio dell’intelligence Usa, il grosso dei finanziamenti deriva da attività criminali come le estorsioni e i rapimenti. L’ISIS disporrebbe al momento di circa 10mila combattenti, di cui tra i 3mila e i 5mila di origine straniera. Ma si tratta di stime approssimative, perché le antenne Usa sul terreno iracheno sono diminuite drasticamente dopo il ritiro delle truppe dal Paese due anni fa.

Con un  fonte Ansa, AGI, ADNKRONOS

ùFoto: Isis, AP, Reuters,BBC

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