Il Califfato e i rischi per le imprese italiane all'estero

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Adnkronos – Terrorismo jihadista e sicurezza delle aziende. Una questione che si salda sullo scacchiere geopolitico, e rimbalza soprattutto in queste ore, alla luce dell’evoluzione dei conflitti in Medio Oriente. A settembre la Fondazione Icsa presenterà un’analisi sui rischi per la sicurezza delle imprese italiane all’estero, soprattutto alla luce dell’evoluzione dei conflitti in Libia e nel teatro siriano-iracheno. Il persistente problema della ingovernabilità e della sicurezza in Libia e il recente proclama del 29 giugno scorso con cui Abu Bakr al Baghdadi, leader dell’Isis (Islamic State in Syria) ha proclamato il nuovo Califfato (denominandosi come Califfo Ibrahim, con un dominio posto tra il Nord-Est della Siria e l’Iraq occidentale) potrebbero rimettere al centro del dibattito e dell’analisi il tema della sicurezza delle imprese italiane e delle relative maestranze che operano in quei teatri di conflitto. “L’Italia -spiega all’Adnkronos la Fondazione Icsa- intrattiene rapporti economici e commerciali piuttosto significativi con alcuni Stati instabili e soggetti a cruenti conflitti interni (su base interetnica e confessionale), nonché a sviluppi repentini e imprevedibili della situazione politica interna.

Una situazione che innalza pericolosamente i coefficienti di rischio per il nostro sistema produttivo e imprenditoriale. Per questo -prosegue l’Icsa – abbiamo deciso, in un quadro di tutela degli interessi nazionali all’estero, di attivare una specifica azione di analisi e di monitoraggio in grado di valutare la natura e la gravità del rischio in materia di sicurezza delle imprese italiane operanti all’estero”, indipendentemente dal settore di attività produttiva e merceologica. Già nel ‘Secondo Rapporto sul terrorismo internazionale di matrice jihadista” presentato alla fine del 2013, la Fondazione Icsa aveva evidenziato come situazioni di destabilizzazione ed azioni terroristiche in Paesi instabili, non completamente democratici e caratterizzati da scontri su base confessionale potrebbero avere pesanti ripercussioni sulla sicurezza collettiva, sull’economia europea e nazionale, nonché sugli investimenti delle imprese italiane all’estero in differenti settori produttivi, non ultimo a quello energetico. Alla luce degli ultimi sviluppi, la Fondazione Icsa ha perciò deciso di sviluppare immediati approfondimenti di analisi proprio in relazione a quelle aree (nordafricana, medio-orientale e teatro siriano-iracheno) le cui dinamiche geo-politiche potrebbero comportare un innalzamento dei rischi per la sicurezza delle imprese europee e nazionali che operano in teatri di crisi.

“L’Italia – sottolinea la Fondazione Icsa – è presente con imprese di interesse strategico, in gran parte di queste aree a rischio, dove gli attacchi alle strutture produttive ed agli stessi lavoratori connazionali che vi operano, rappresentano una seria minaccia di cui è necessario tenere conto.

È questo un aspetto peculiare, ma non certo secondario del fenomeno, tanto più che il terrorismo jihadista sta orientando verso gli obiettivi economici occidentali gran parte delle sue azioni, cui l’Italia rimane particolarmente esposta. Ne deriva anche la necessità di un’ampia e sistematica collaborazione tra le Istituzioni nazionali preposte alla sicurezza, e le imprese che operano nelle zone a rischio”. In merito ai recenti avvenimenti nel lo scenario siriano-iracheno (che troveranno spazio negli approfondimenti di analisi previsti da Icsa), il generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della Fondazione Icsa, spiega che ”il nuovo Califfato annunciato dall’Isis -e il cui califfo è Al Baghdadi- è esteso dalla Siria all’Iraq, compreso tra la città di Aleppo (Siria) e la zona orientale dell’Iraq (Governatorato di Diyala). Tale traguardo raggiunto dall’Isis, molto probabilmente, ha avuto l’appoggio della popolazione sunnita del nord ovest dell’Iraq, tenuto conto delle recenti conquiste”.

”Il Califfato che avrebbe l’obiettivo di un reclutamento su scala regionale e globale -prosegue l’esperto in materia militare e di intelligence- potrebbe spostare in Medio Oriente la struttura portante del jihadismo, attualmente presente -con molta probabilità- in Pakistan”. ”La nascita del nuovo Califfato – prosegue il generale Piacentini – trova, in sostanza, gli analisti schierati su due contrapposte posizioni: la prima afferma che l’importanza dell’evento è molto più rilevante di quanto si possa pensare. Charles Lester -visiting professor della Brookings Institution di Doha –  è convinto che quest’evento obbligherà le associazioni jihadiste indipendenti e quelle appartenenti ad Al-Qaeda di scegliere se sostenere l’Isis o opporvisi. “La seconda, invece -sottolinea Piacentini- ha minimizzato tale evento sostenendo che Al Baghdadi non ha nessuna credibilità.

Nel merito, il professore di scienze politiche emiratino Abdul Khaleq Abdullah – pur credendo che Al-Baghdadi e l’Isis non possiedano una briciola di credibilità o di capacità nella gestione di uno Stato- ha affermato che la proclamazione del califfato, forse, è il più importante sviluppo del jihadismo internazionale dall’11 settembre 2001”

Sul conflitto siriano e sullo jihadismo iracheno l’analisi di Icsa si concentrerà anche sullo spettro del reducismo. In questo senso, la preoccupazione maggiore è relativa ai soggetti che dopo aver combattuto rientreranno nei Paesi di provenienza, facendo tornare in Europa lo spettro del reducismo. Infatti, fa notare la Fondazione presieduta dal generale Leonardo Tricarico, la Siria è attualmente l’area di crisi che esercita il più forte richiamo per i volontari stranieri che provengono dall’Europa, dal Medio Oriente, dal Nord Africa, ma anche dal Caucaso e dall’Asia Centrale, nonché dall’Australia, dove da decenni sono insediate consistenti comunità siriane e libanesi. Molti miliziani stranieri si sono uniti ai gruppi jihadisti ed il loro eventuale ritorno potrebbe sensibilmente aumentare la minaccia terroristica nei paesi di origin

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