Mare Nostrum svuoterà l'Africa?

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Le navi della Marina Militare inserite nel dispositivo aeronavale interforze Mare Nostrum sono state impegnate per tutto il fine settimana prestando soccorso ad oltre 5000 migranti.  La Marina Militare ha reso noto che la fregata Grecale (nelle foto le immagini del soccorso) con a bordo 566 e la corvetta Chimera con 353 sono arrivate ieri nel porto di Pozzallo. Nel pomeriggio di ieri durante le operazioni di soccorso e di ispezione ad un barcone venivano rinvenute circa 30 salme stivate nella zona prodiera dell’imbarcazione. Il personale medico intervenuto sul posto ha dichiarato che le cause della morte sono da attribuire a probabile asfissia e annegamento e ne sconsigliavano il prelievo a causa degli spazi angusti. Una volta ultimate le operazioni di soccorso ai migranti, il barcone è stato rimorchiato da Nave Grecale e verso il porto di Pozzallo.

La nave anfibia San Giorgio ha invece sbarcato 1.170 migranti nel porto di Taranto e il pattugliatore d’altura Dattilo della Capitaneria di Porto ne ha sbarcati 1.096 nel porto di Augusta, la rifornitrice Etna 1.044 nel porto di Salerno. Il pattugliatore Orione ne ha trasportati 396 a Messina dove sono giunti anche i 235 migranti soccorsi dal mercantile Mare Atlantic. Per concludere (ma solo per oggi) la motovedetta della Capitaneria di Porto 906 Corsi a portato 341 migranti a Porto Empedocle mentre i mercantili City of Beirut e Ticky hanno sbarcato 295 clandestini a Trapani.

L’emergenza sembra non concedere tregua e, come Analisi Difesa aveva previsto fin dall’inizio dell’operazione nell’ottobre scorso, Mare Nostrum sembra perseguire l’obiettivo di svuotare l’Africa di gran parte dei suoi abitanti. Dall’inizio dell’anno sono già arrivate illegalmente in Italia arricchendo organizzazioni malavitose spesso legate all’estremismo e terrorismo islamico (lo rivelò senza fornire dettagli l’allora ministro della Difesa Mario Mauro) circa 70 mila clandestini che di questo passo raddoppieranno entro settembre.

Nonostante i centri di accoglienza scoppino e in molte città italiane i clandestini vivano accampati in stazioni ferroviarie e giardini pubblici, il governo Renzi non intende chiudere le porte e continua a chiedere una solidarietà che i partner europei non intendono offrire. E a giusta ragione dal momento che se anche tutti i Paesi delle Ue aprissero le frontiere all’accoglienza i flussi migratori si decuplicherebbero. Un miliardo di africani è consapevole che vivrebbe meglio di welfare e assistenzialismo in Europa piuttosto che del proprio lavoro in Africa. Se anche l’accoglienza avesse un senso (e non ce l’ha) non ce la potremmo permettere e già ora qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare perché uno Stato in catalessi economica spenda ogni mese per un immigrato clandestino più di quanto percepiscano di pensione o stipendio la gran parte degli italiani.

Sospendere Mare Nostrum non risolverebbe il problema perchè farebbe confluire nuovamente il flusso di bagnarole e barconi verso Lampedusa ma se buon senso e razionalità avessero ancora diritto d’accesso nei palazzi romani sarebbe evidente a tutti che l’unica soluzione è interrompere i trasporti di immigrati verso l’Italia. La flotta va impiegata per assumere il controllo militare di un tratto di costa libica, con o senza il benestare delle autorità (si fa per dire) di Tripoli, e per riportare i clandestini soccorsi in mare sulla costa africana invitando Onu, Ue e organizzazioni umanitarie ad assisterli là per farli tornare ai Paesi di origine. Meglio guardare in faccia la realtà: benché questa sia l’unica opzione possibile per scoraggiare i flussi migratori è inutile illudersi che una classe politica come quella che ci governa abbia cultura e attributi per compiere una scelta del genere o sia in grado di difendere (almeno ci provasse!) gli interessi nazionali che non possono certo coincidere con un’invasone ormai priva di controllo dal punto di vita della sicurezza e sanitario.

Al contrario, il governo e persino la Marina Militare si vantano dei “successi” conseguiti da Mare Nostrum e ne fanno motivo d’orgoglio. Non hanno i soldi per pagare il carburante delle navi e le indennità di imbarco agli equipaggi ma buttano milioni per alimentare (non per risolvere) un’emergenza. Nell’anno in cui si celebra il centenario dall’inizio della Grande Guerra che portò 600 mila militari a morire per garantire i confini nazionali è paradossale, mortificante e al tempo stesso ridicolo vedere (unico caso nella storia dell’umanità) un’intera forza armata impegnata a consentire, non ai bisognosi ma solo a chiunque paghi il pizzo a organizzazioni criminali, di valicare  illegalmente e impunemente tali confini.

Contro ogni logica e buon senso governo e vertici militari sono complici nell’ingigantire una crisi che si estende a tutto il territorio nazionale, dai centri di accoglienza ai bed and breakfast, dalla stazione Centrale di Milano agli alberghi e alle strutture pubbliche riconvertite per l’occasione come spiegava ieri un documentato servizio dell’ANSA.  “A Milano arrivano circa mille rifugiati al giorno, siamo veramente al limite” ha detto il sindaco Giuliano Pisapia che certo non è un reazionario allergico agli extracomunitari. In Sicilia ci sono oltre novemila persone tra centri di accoglienza, tendopoli, bed and breakfast più tanti altri accampati dove capita e fuori da ogni controllo. Il centro più affollato è quello di Mineo (Catania), dove ci sono cinquemila persone. In Puglia, a Taranto, l’operazione’Mare Nostrum ha portato oltre 5mila solo nell’ultimo mese. In Calabria è attivo il centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto (Crotone), tra i più grandi d’Europa con una capienza massima di 900 persone. Il Molise ospita circa 400 profughi, ma altri 800 migranti potrebbero essere in arrivo a breve, e la Basilicata ne ha altri 262.

In Sardegna il Cpsa-Cara di Elmas (Cagliari) accoglie oggi 254 migranti: quasi tutti hanno fatto richiesta di asilo politico. Oltre ai trasferimenti dalla Sicilia, a giugno l’isola ha anche visto lo sbarco di 19 immigrati direttamente sulle coste sarde. La Campania ha circa mille profughi in vari centri, la maggior parte degli immigrati tra Napoli e Salerno. A Roma i migranti sono ospitati al Cie di Ponte Galeria e al Cara di Castelnuovo di Porto: avrebbe una capienza da 650 persone, ma oggi ha ben 720 ospiti. A Perugia ci sono alcune centinaia di ospiti, nelle Marche soggiornano da aprile circa 600 migranti, e, secondo la circolare ministeriale del 27 giugno, sono in arrivo altri 290 immigrati che saranno ospitati in alberghi, appartamenti gestiti da Caritas e altre associazioni. L’emergenza sta però diventando strutturale, tanto che le Prefetture dovranno procedere ai bandi per l’assegnazione dei servizi di accoglienza. In Toscana i profughi sono 1.074, raddoppiati nell’ultimo mese e mezzo, sparsi in strutture tra Lucca, Siena, Firenze, Livorno e Arezzo.

L’Emilia Romagna ha circa 650 immigrati ospitati nelle varie province, anche se il piano – spiegano dalla Prefettura di Bologna – prevedeva l’arrivo di 900 immigrati. Al Nord, il Friuli Venezia Giulia ha accolto dall’inizio dell’anno circa 200 profughi, ospitati in alberghi o pensioni, in Veneto sono arrivati 797 immigrati. La Provincia autonoma di Trento accoglie a Rovereto 120 richiedenti asilo. In Lombardia, solo a Milano dal 13 maggio sono stati accolti 2.343 eritrei, nuova emergenza umanitaria che si aggiunge a quella degli oltre 10mila siriani transitati dal mese di settembre. Il Piemonte accoglie circa 800 profughi in tutte le province, di cui la metà nel torinese.

Sul fronte sanitario dopo i casi di tubercolosi tra i militari e i poliziotti impegnati nei soccorsi torna l’incubo delle febbri emorragiche. La sospetta malattia infettiva trovata a bordo di un barcone di migranti soccorso nel canale di Sicilia potrebbe essere una semplice influenza aviaria ma anche l’Ebola. Lo ha detto all’ANSA Donato Greco, epidemiologo a lungo a capo della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute. ”La lista delle malattie di interesse per il Regolamento sanitario Internazionale dell’Oms è lunga, e comprende patologie di diversa gravità – spiega Greco -. Una volta identificato il caso sospetto si prelevano i fluidi biologici per le analisi di conferma, e a seconda del risultato si adottano misure diverse. Allo stesso tempo si allerta la rete internazionale, e la notifica viene fatta anche ai paesi partner”. Il regolamento, varato nel 2005 dall’Oms, comprende una serie di misure a gravità crescente, che possono andare dal rifiuto di ingresso del soggetto nel paese alla quarantena per tutte le persone che sono state in contatto con la fonte di infezione in caso di virus mortali.

Nei giorni scorsi si è spesso parlato della possibilità di arrivo di casi di virus Ebola, ma tutti gli esperti internazionali, a partire dall’Oms, sono stati sempre concordi nel ritenere improbabile l’eventualità, perché questo tipo di febbre emorragica si manifesta in poche ore, mentre chi arriva sui barconi ha viaggiato in genere per diversi giorni. ”Ipotizzare una quarantena ‘classica’, con quaranta giorni in mare, per questi barconi è ovviamente impossibile – commenta Giampiero Carosi della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell’università di Brescia -. In attesa di sapere con esattezza di che agente patogeno si tratta, sia il soggetto che le altre persone entrate in contatto con lui devono essere isolati, facendoli sbarcare con le dovute precauzioni e riunendoli in un luogo con un cordone sanitario adeguato per evitare che qualcuno possa fuggire diffondendo una eventuale infezione”.

Foto: Marina Militare

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama e Oggi e con i periodici Limes, Gnosis e Focus Storia. E' opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.

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