Piloti, aerei e truppe: così l'Iran difende Baghdad

2014-06-28-Control-Zone-Map

Il Pentagono sta ancora esaminando le opzioni militari da sottoporre alla Casa Bianca per l’Iraq, ma l’opinione diffusa è che le forze irachene da sole non siano probabilmente in grado di riconquistare i territori su cui lo Stato Islamico ha imposto il suo controllo. L’esercito iracheno “è capace di difendere Baghdad”, ma “se mi domandate se gli iracheni siano in grado di respingere l’offensiva e riconquistate i territori persi in Iraq” ha detto il capo di stato maggiore interforze Martin Dempsey, la risposta  è “probabilmente non da soli”. Dempsey ha affermato che il governo sta considerando la possibilità di compiere dei raid aerei e di fornire ulteriore assistenza, oltre ai circa 750 militari inviati finora a protezione dell’ambasciata Usa e come consiglieri militari per le forze irachene.
In particolare, i 500 soldati americani dispiegati a Baghdad per garantire rinforzi alla sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale irachena sono equipaggiati con elicotteri Apache e di mini-droni non armati di sorveglianza come hanno indicato fonti del Pentagono.

Ma questa presenza  non significa che gli Usa intendano lanciare un’offensiva contro i jihadisti sunniti. “Il presidente Obama è stato molto chiaro nel dire che truppe americane non torneranno a combattere in Iraq”, ha sottolineato il segretario alla Difesa Chuck Hagel, nel corso di un incontro con i giornalisti assieme a Dempsey. Ma un elemento fondamentale per ulteriori aiuti da parte degli Usa, ha detto Dempsey, “è avere un partner iracheno affidabile che sia disposto a fornire al suo Paese un progetto a cui tutti gli iracheni desiderino partecipare”. E se la risposta a questo sarà un ‘no’, ha detto, “allora il futuro è piuttosto buio”.
Pressato politicamente da Washington il governo iracheno sembra rivolgersi ad altri per ottenere gli aiuti necessari. Oltre alle forniture di 12 jet russi Sukhoi Su-25  (10 già consegnati) sono arrivati nel Paese  altri velivoli dello stesso tipo forniti dall’Iran (video)

Anche 10 dei 14 piloti dei Sukhoi 25 forniti da Mosca sarebbero iraniani e del resto già lo scorso 24 giugno il sito d’informazione Iraqi News aveva riferito che dalla Repubblica islamica erano decollati 88 caccia di fabbricazione russa Sukhoi alla volta della base militare irachena Imam Ali a Nassiriya, nella provincia di Dhi Qar. Nelle scorse settimane, il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha assicurato ad al-Maliki che il suo governo avrebbe garantito “pieno sostegno” a Baghdad nella battaglia contro lo Stato Islamico e che avrebbe fatto il massimo per “combattere i massacri e i crimini dei terroristi”.  Alcuni battaglioni di pasdaran della Divisione al-Quds sono già a Baghdad e, per ogni evenienza, due corpi d’armata,uno dei pasdaran e uno dell’esercito per un totale di 10 divisioni, sono in allerta al confine pronti a intervenire qualora le truppe di Baghdad poste a difesa della capitale cedessero in massa come è già avvenuto nelle scorse settimane a Mosul e Tikrit.

Al-Maliki intanto cerca di arginare lo sfaldamento dell’Iraq (di cui lui stesso e il suo governo sono la causa principale) mettendo in guardia le autorità della regione autonoma del Kurdistan dall’approfittare dell’offensiva jihadista per tentate una secessione dal resto del Paese. “Nessuno ha il diritto di sfruttare quello che è accaduto per disattendere la Costituzione e imporre il fatto compiuto, come è successo per alcune iniziative assunte in Kurdistan”, ha ammonito il premier sciita alludendo alle dichiarazioni rilasciate dal presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, che in un’intervista alla Bbc ha preannunciato un referendum sull’indipendenza, definita un “diritto”, da tenersi “nel giro di qualche mese”. In realtà i curdi fanno valere il fatto di essere gli unici in grado di opporsi efficacemente all’avanzata delle milizie dello Stato Islamico (il Califfato) proteggendo la regione petrolifera di Kirkuk.

Tensioni anche con l’Arabia Saudita, accusata da Baghdad di sostenere i terroristi dell’IS. l portavoce dell’esercito iracheno, generale Kassim Atta,  ha smentito di aver ordinato il ritiro di migliaia di soldati dalla zona di confine saudita. Notizia diffusa dai media di Riad annunciando che per compensare il vuoto nella sicurezza delle frontiere l’esercito di Riad avrebbe schierato lungo gli 800 chilometri di confine ben 30 mila militari. L’emittente al-Arabiya aveva diffuso un video nel quale alcuni soldati con l’uniforme dell’esercito iracheno testimoniano di aver ricevuto l’ordine dai vertici militari di ritirarsi dalle zone di confine con i due paesi, senza che fosse fornita loro alcuna motivazione.

Intanto Abu Bakr al Baghdadi, il  Califfo autoproclamato dello “Stato Islamico” che si estende fra l’Iraq e la Siria, continua la campagna promozionale per reclutare nuovi combattenti w ha promesso di conquistare anche Roma, lanciando un appello ai musulmani di tutto il mondo perché immigrino nella sua nuova terra per combattere sotto la sua bandiera. ”Coloro che possono immigrare nello Stato Islamico dovrebbero farlo perché l’immigrazione nella casa dell’Islam è un dovere” ha dichiarato al Baghdadi in un messaggio audio postato su un sito web utilizzato dal gruppo prima noto come Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. “Questo è il mio consiglio per voi. Se lo seguirete, conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah”.

Propaganda a parte  lo Stato Islamico è ormai il protagonista della vasta galassia jihadista e secondo l’analisi dei servizi di sicurezza italiani punta a sostituire al-Qaeda come punto di riferimento per il jihad globale.  Il gruppo terroristico denominato al Qaeda nel Maghreb islamico, guidato dall’algerino Abdel Malik Droukedel, ha annunciato ufficialmente la sua adesione allo Stato islamico. Con un messaggio audio dell’emiro del gruppo delle regioni centrali dell’Algeria, sheikh Abu Abdullah Uthman al Asimi, si annuncia “l’adesione di al Qaeda nel Maghreb allo Stato islamico”, criticando l’operato della casa madre di al Qaeda che secondo i terroristi nord-africani “ci ha abbandonato”.

Illustrazioni: Wing Pallette

Grafica: ISW

Foto: Reuters, Stato Islamico

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