Distrutte 300 mila tonnellate di materiale USA in Afghanistan

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Adnkronos/Washington Post – Da quando è stato avviato il ritiro degli americani dall’Afghanistan lo scorso anno, il Pentagono ha distrutto quasi 300mila tonnellate di equipaggiamento, vale a dire veicoli, generatori, container, mobili ed altro materiale che è troppo complicato, o costoso, riportare in America. Una quantità enorme – sarebbe come polverizzare sette volte il Titanic – di equipaggiamento, proveniente dalle basi che gli Stati Uniti stanno chiudendo. Nel 2011 venne raggiunto il picco della presenza militare, con 800 basi della coalizione, ridottesi ora a 60, con l’obiettivo di lasciarne appena una manciata per la fine dell’anno. Il Pentagono non sta distruggendo tutto il materiale, una parte è stata messa in vendita in aste a cui partecipano imprenditori afghani. Una mossa con cui si intende rispondere alle critiche di chi ha fatto notare che vi potessero essere delle alternative alla distruzione di massa di tutto questo equipaggiamento. “Avrebbero potuto dare tutta quella roba a noi, avremmo potuto usarla”, ha dichiarato Hajji Nibil, 32enne che gestisce a Kabul un negozio di materiale per costruzioni.

Critiche sono arrivate anche da esponenti del governo afghano che ricordano come nella situazione in cui si trova il paese avrebbe potuto fare tesoro di quel materiale distrutto: “ci siamo preoccupati quando abbiamo visto che iniziavano a distruggere tutte quelle cose che potevano essere messe sul mercato e generare entrate”, ha dichiarato Najbullah Wardak, funzionario del ministero delle Finanze che ha negoziato con i militari americani una tassa da applicare alle vendite all’asta.

Gli americani hanno risposto alle critiche ricordando di aver donato moltissimo materiale all’esercito ed agli uffici amministrativi afghani, ma di credere che non sarebbe stato possibile per loro affrontare la manutenzione di materiale troppo sofisticato, come alcuni mezzi corazzati o generatori. “Loro prenderebbero tutto, il nostro lavoro è far loro capire quello che possono permettersi di mantenere”, ha spiegato il maggiore Rob Woldefen, che sta gestendo la prossima chiusura della base di Psab nella provincia di Kandahar.

Foto: Washington Post, CNN

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