Il dibattito sull'export militare in Germania

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di Flaminia BussottiANSA
Il governo tedesco bisticcia sulle esportazioni militari, con la Spd che vuole vietarle ai paesi in guerra e la Cdu che pensa agli interessi dell’industria. Il leader Spd Sigmar Gabriel (nella foto di apertura)  gioca la carta pacifista: “Non si fanno affari con la morte”, dice ficcandosi in un bel dilemma. Che fare con i curdi che chiedono armi per difendersi dai jihadisti islamici? Alle strette, se il governo decidesse per il si, la Spd pure direbbe si, con buona pace della coerenza. Gabriel, vicecancelliere e ministro dell’Economia, ha visto oggi i rappresentanti di 20 consigli di fabbrica che avevano chiesto un incontro perche’ preoccupati della perdita di posti di lavoro. La Germania è il terzo paese esportatore di armi al mondo: pistole, mitragliatrici, panzer (il famoso Leopard), sommergibili: il made in Germany militare è ambito. Le industrie hanno subito negli anni vari re-shape e da fucine di armi si sono trasformate in aziende tecnologiche: il risultato non cambia, le armi tedesche tirano.

Oggi il settore da’ lavoro a 98.000 persone. Dal 2000, col governo rossoverde di Gerhard Schroeder, le direttive vietano l’export in paesi in guerra, salvo eccezioni d’interesse nazionale. Queste eccezioni sono diventate col precedente governo cristiano democratico-liberale la regola: nel 2013 sono state avallate esportazioni per 8,34 miliardi di euro. Ai principali importatori (Algeria, Qatar, Usa, Arabia Saudita, Indonesia) sono andate armi per 2,76 miliardi: se l’export fosse stato limitato a paesi Nato e Ue il volume sarebbe sceso a 610 milioni. Gabriel ora, fiutando un ritorno di simpatia per la Spd, gioca la carta pacifista: niente affari con la morte, dice e fa l’esempio dell’Iraq dove per decenni tutti hanno esportato armi riempiendo il “vaso di Pandora: il vaso è pieno di armi”. Tassativo anche il vice Spd, Ralf Stegner: niente armi ai paesi in guerra o a dittature, vogliamo aiutare i lavoratori ma “forniture a paesi come l’Arabia Saudita ve le potete dimenticare”.

Gabriel è una “minaccia alla sicurezza nazionale”, ha tuonato il portavoce economico della Cdu al Bundestag, Joachim Pfeiffer, aggiungendo in riferimento ai curdi: in caso di una politica di sicurezza Ue piu’ assertiva, la Germania “ci deve stare, e in tutto: non possono esserci tabù”. La questione degli aiuti militare ai curdi è di scottante attualità a Berlino e i contrasti nel governo e nell’opposizione sono trasversali: la ministra della Difesa, Ursula von der Leyen (Cdu), è favorevole, quello degli esteri Frank-Walter Steinmeier (Spd) si barcamena e la cancelliera Angela Merkel, per ora, tace. Se alla fine il governo deciderà per il si, Gabriel si allineerà ma in questo il ministro non vede contraddizione: le direttive, dice, prevedono, appunto, eccezioni in casi speciali se in gioco sono “interessi esteri o di sicurezza della Germania in considerazione anche degli interessi degli alleati”.

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