Erbil Air Force base: gli americani tornano in Iraq

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Gli Stati Uniti si preparano a far decollare erei ed elicotteri da combattimento anche da Erbil, nel Kurdistan iracheno, per fornire una assistenza militare diretta alle forze irachene e curde che combattono contro lo Stato islamico. Lo ha reso noto senza fornire dettagli il 13 settembre il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby, all’indomani dell’annuncio del presidente Obama sull’ avvio di una campagna di raid aerei “per eliminare la minaccia dell’Isis ovunque si trovi”.
La decisione di impiegare l’aeroporto di Erbil come una “air force base” sembra nascere  soprattutto dal rifiuto della Turchia di concedere l’uso di basi lungo il confine siriano idonee ad ospitare elicotteri e forze speciali e persino l’uso della base aerea di Incirlik utilizzata da cacciabombardieri, aerei spia, velivoli radar AWACS e droni.

L’ipotesi è che a Erbil (ex base aerea di Saddam Hussein divenuta aeroporto civile nel 2003 dopo un investimento di 550 milioni di dollari e i lavori di una società turca) vengano schierati cacciabombardieri, elicotteri e droni  che saranno così molto più vicini al fronte ma anche più esposti ad attacchi nemici.

Con l’utilizzo a fini militari dell’aeroporto del capoluogo curdo gli Stati Uniti tornano di fatto a disporre di una base e di una guarnigione in territorio iracheno per la prima volta dal 2011: motivo che forse spiega il basso profilo mantenuto dal Pentagono a questo proposito.

L’aeroporto di Erbil, con una pista di 2.800 metri consente un duplice vantaggio agli Stati Uniti. Si trova in una zona relativamente sicura con ampi spazi attorno dove poter effettuare l’addestramento delle truppe curde ammassando anche rinforzi e materiali, ed è vicina alla Siria dove Washington intende condurre azioni belliche contro il Califfato pur senza coinvolgere il governo di Damasco nella coalizione contro lo Stato Islamico. In Kurdistan sono presenti altri due aeroporti a Suleimanyah e Dohuk che potrebbero venire utilizzati dagli statunitensi o da altri Paesi per rifornire i combattenti curdi di armi e munizioni.

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