In crescita la minaccia islamista nei Balcani

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di Franco QuintanoANSA –  Lo Stato Islamico, organizzazione del terrore e della barbarie jihadista, può contare su consistenti serbatoi di affiliati e sostenitori nei Balcani, dove vivono numerose comunità musulmane, in seno alle quali cresce il numero e l’ampiezza di cellule e formazioni estremiste e integraliste. Di giorno in giorno si rafforza il flusso di combattenti fondamentalisti islamici che da Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Serbia, Macedonia raggiungono zone di conflitti, in particolare Siria e Iraq, per unirsi ai gruppi della galassia jihadista, disposti al martirio in nome dell’Islam, della Guerra Santa e dell’odio contro l’Occidente.

In BOSNIA, dove il 40% dei 3,6 milioni di abitanti è costituito da musulmani seguaci di un islam moderato, con gli anni si sono rafforzati gruppi che hanno adottato stili di vita ispiratori all’integralismo saudita (wahabita). Tali correnti integraliste vanno collegate alla guerra del 1992-1995, quando in Bosnia giunsero alcune centinaia di volontari arabi e islamici per combattere a fianco dei musulmani bosniaci, inquadrati nell’Esercito governativo.

Su invito delle autorità molti hanno lasciato il Paese, dopo la fine del conflitto e la firma del trattato di pace di Dayton, ma alcuni gruppi sono rimasti dopo aver assunto la cittadinanza bosniaca per meriti militari, e soprattutto grazie al matrimonio con donne bosniache.

Comunità consistenti di musulmani integralisti bosniaci sono sorte in particolare nei villaggi di Bocinja, presso Maglaj, in Bosnia centrale, e Gornja Maoca, presso Brcko (nordest), dove periodicamente la polizia effettua blitz e retate di islamisti radicali, parte dei quali sarebbero peraltro originari del Sangiaccato, regione a maggioranza musulmana nel sud della Serbia. Secondo stime non ufficiali, sarebbero almeno 150 gli integralisti partiti dalla Bosnia per combattere in Siria e Iraq, e una ventina di loro finora sarebbero stati uccisi.

L’integralismo islamico è in forte crescita in KOSOVO, dove ieri una vasta operazione di polizia ha portato all’arresto dell’imam della Grande Moschea di Pristina Shefqet Krasniqi (poi rilasciato), sospettato di favorire l’estremismo e appoggiare correnti jihadiste. Il crescere d’importanza del fattore religioso – in Kosovo oltre il 90% dei 2 milioni di abitanti è di etnia albanese musulmana – crea basi sociali sempre piu’ ampie per il reclutamento di potenziali combattenti jihadisti. Non meno di 150 sarebbero partiti per Siria e Iraq, e finora almeno 16 di loro sono stati uccisi. Povertà e disoccupazione, vicina al 40%, contribuiscono al fenomeno del reclutamento jihadista in Kosovo. Anche in SERBIA preoccupa l’influsso crescente del fattore religioso di natura integralista nelle comunità musulmane del sud: il Sangiaccato e la regione a maggioranza albanese di Presevo e Bujanovac.

Sarebbero alcune decine i combattenti serbi in Siria e Iraq, almeno tre i morti. L’estremismo islamico in MACEDONIA riguarda soprattutto la forte comunità di etnia albanese, che costituisce il 25% della popolazione (2 mln). Imam radicali controllano numerose moschee a Skopje e in altre città del Paese, ed è in aumento il numero di islamisti reclutati per combattere con i jihadisti. Sono almeno nove i combattenti macedoni morti in Siri
Nei giorni scorsi i media locali avevano parlato di almeno 16 kosovari di etnia albanese morti in combattimento in Siria e Iraq. Secondo fonti occidentali sarebbero 500 gli albanesi che combattono a sostegno dello Stato Islamico (Isis) in Siria e Iraq, di essi circa 200 sarebbero giunti dal Kosovo.

Foto: Kosova Press

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