L’ammiraglio De Giorgi difende Mare Nostrum

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Mare Nostrum, Frontex Plus, e non solo: per affrontare l’emergenza umanitaria degli sbarchi di clandestini, il governo italiano “dovrebbe proporre che la comunità europea si faccia maggiormente carico del problema” del pattugliamento delle coste del Mediterraneo “inviando in aggiunta a Frontex Plus, anche una nuova operazione navale sotto l’egida Ue, di cui l’Italia potrebbe avere la guida essendo presidente di turno”. E lo stesso “potrebbe fare anche la Nato tramite Active Endeavour, con un approccio che potrebbe essere realmente integrato”. E’ questa l’idea dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina militare, che in una audizione in Commissione Diritti Umani al Senato sottolinea come il progetto italiano di pattugliamento delle coste mediterranee Dall’inizio dell’operazione Mare Nostrum “sono stati 384 gli interventi diretti della Marina Militare, più tutti quelli effettuati tramite le navi mercantili” e “l’incremento della presenza navale permette di migliorare la capacità di allerta tramite la scoperta di imbarcazioni prima dell’approccio verso le coste nazionali.

La cattura delle navi madre ha prosciugato la rotta diretta dall’Egitto. L’incremento dei migranti presenti sulle barche richiede navi grandi e con capacità maggiori”. L’ammiraglio De Giorgi tranquillizza poi l’opinione pubblica sui principali rischi percepiti legati alle ondate migratorie: Nessun pericolo di tubercolosi e di ebola, tantomeno di contagio, sulle barche che portano in Italia centinaia di extracomunitari: “se c’è una situazione di tbc conclamata sulla nave vengono subito attuate le precauzioni del caso: chiunque tossisce viene controllato, anche in maniera esagerata.

Escludo che qualcuno che a bordo abbia manifestato i sintomi sia stato lasciato andare senza intervenire. Abbiamo provveduto a un aumento dello screening medico importante, anche alla luce del caso Ebola. De Giorgi ha spiegato poi che “a bordo della nave abbiamo dato il via a un vero e proprio centro immigrazione: i clandestini intercettati vengono curati e sfamati a bordo e trasportati in ospedale in elicottero, se è il caso. Per gli altri invece iniziano le procedure di immigrazione”.

Per quanto riguarda le potenziali infiltrazioni di terroristi “finora non ci sono arrivate segnalazioni” ma “come terroristi forse conviene entrare in modo più occulto o tramite un aereo: questi sono dei disperati che ricorrono a viaggi estenuanti nel deserto. La guardia bisogna comunque mantenerla alta”.

“Dall’inizio dell’operazione Mare Nostrum non c’è stata nessuna impennata del flusso dei migranti poiché l’aumento del flusso si è registrato prima dell’ottobre 2013 ed è dovuto a fenomeni globali: ciò che si riscontra oggi nel Mediterraneo centrale è diretta conseguenza della situazione geopolitica esistente nel Sahel e nel Corno d’Africa (si pensi alla situazione somala od eritrea) che sta determinando una esplosione del flusso migratorio” ha aggiunto De Giorgi. Dopo 341 giorni di attività della Marina, ha inoltre spiegato, i migranti assistiti nell’ambito di 384 interventi sono stati 141.891.

I presunti scafisti, fermati e consegnati all’autorità giudiziaria, grazie a un’efficace cooperazione alla cooperazione con le Procure interessate, hanno raggiunto il numero di 298. Tali risultati sono stati raggiunti grazie all’impiego di 31 unità navali e 2 sommergibili che si sono avvicendati dall’inizio dell’operazione per un totale di oltre 40.000 ore di moto e l’impegno di circa 900/1000 militari al giorno

– “Finora non ci sono arrivate segnalazioni” sulla presenza di terroristi sulle barche soccorse nel Mediterraneo dalle navi italiane nel corso dell’operazione Mare Nostrum ha sottolineato De Giorgi chiarendo che “quando c’è sentore che ci siano imbarchi di persone” sospettate di essere terroristi “arriva una segnalazione tramite i Servizi informativi. Con quelli che sono noti ai servizi avvengono delle segnalazioni mirate e finora non ci sono arrivate questo tipo di segnalazioni.

Quello che riguarda altri tipi di tentativi di segnalamento è una questione a parte. Come terroristi poi forse conviene entrare in modo più occulto o tramite un aereo: questi sono dei disperati che ricorrono a viaggi estenuanti nel deserto. La guardia bisogna comunque mantenerla alta”. La procedura di identificazione dei migranti soccorsi, ha continuato, prevede “un collegamento in tempo reale tra il distaccamento della polizia delle frontiere con il computer centrale del Ministero dell’Interno: l’attenzione è molto forte.

La percentuale delle persone che a bordo si sottraggono alla presa delle impronte digitali è tipica dei siriani, che cercano poi di lasciare l’Italia. Se ci sono difficoltà nella prima fase la questione viene poi affrontata a terra, con un secondo livello”, ha concluso il capo di Stato maggiore della Marina.

(con fonti agenzie  Ansa, 9 Colonne e TMNews)

Foto: Marina Militare

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