Missioni all'estero e interesse nazionale

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di Alberto Ficuciello

Il Generale Giuseppe Cucchi, nel suo intervento su Affari Internazionali, riprende finalmente e molto bene un discorso molto serio che da tempo parecchi di noi Soldati (insieme con pochi altri “Addetti ai lavori”, in verità) abbiamo fatto e sostenuto, più o meno inascoltati dai decisori politici.
Ma oltre alla necessaria istituzione del National Security Council (da costituire con concezioni operative) va comunque applicato un metodo rigoroso imprescindibile che conduca a decisioni ponderate e finalizzate.
Alla base di esso deve esserci il coraggio politico di definire con chiarezza gli interessi nazionali, da difendere od affermare; quindi per ciascun impegno vanno altrettanto chiaramente definiti gli scopi da perseguire, espressione di una strategia nazionale e/o di coalizione/alleanza che determini in stretta coerenza gli obiettivi da conseguire, ossia il cosiddetto “end state”; che non è certo esclusivamente “militare” bensì l’insieme delle soluzioni politiche della crisi in questione.
La non semplice scelta politica della partecipazione nazionale deve quindi discendere da una razionale valutazione dei vari fattori e rispondere ad un naturale bilancio favorevole di costo/efficacia in rigorosa coerenza con la strategia politica assunta.
Quante volte l’opinione pubblica – e non solo – ha chiesto in quasi tutte le operazioni in parola “quando rientrano le nostre forze”? ed anche “perché non rientriamo”? Domande di difficile risposta poiché il più delle volte non era chiaro il perché eravamo partiti…
Ma per fare tutto ciò, oltre al coraggio politico di effettuare scelte difficili occorre anche una buona dose di cultura. Dove stanno questi ingredienti, dotazione indispensabile per una grande Nazione quale l’Italia meriterebbe di essere ?

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