Stato islamico anche in Sinai. Al-Sisi: siamo in guerra

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di Claudio AccogliANSA

Si fa più inquietante e minacciosa la minaccia jihadista in Sinai: “Ci sono cellule dello Stato islamico”, rivelano fonti militari, mentre il presidente Abdel Fattah al Sisi fa appello al sostegno popolare: “siamo in guerra”, ha detto sabato dopo aver ‘benedetto’ la cooperazione con l’Italia anche su questo fronte. Sullo sfondo, intanto, Il Cairo tesse la tela per giocare un ruolo da protagonista insieme con gli alleati arabi, Arabia Saudita ed Emirati in testa, nella coalizione anti-Isis rilanciata con forza da Barack Obama. “A sud di Rafah – al confine tra Egitto e Israele – ci sono cellule operative dello Stato islamico” e l’esercito del Cairo si appresta a lanciare nei prossimi giorni una massiccia offensiva nell’area, hanno affermato oggi fonti militari egiziane. Si tratta di una conferma dei ‘rumors’ rimbalzati sui media dopo l’orrendo video pubblicato da Ansar beit al Maqdis – il gruppo filo al Qaeda – sulla decapitazione di quattro egiziani accusati di essere “spie del Mossad”. Una serie di coincidenze e similitudini, anche nella ‘regia’ del video pubblicato su Youtube, avevano spinto molti osservatori a sottolineare un possibile coordinamento tra Ansar e lo Stato islamico.

Quella dell’Isis, “è una presenza limitata”, hanno precisato le fonti. Secondo altre versioni, un leader di Ansar avrebbe confermato i rapporti crescenti tra il gruppo del Sinai e l’Isis, che tuttavia sarebbero limitati all’addestramento e a indicazioni su come costruire strutture terroristiche. L’esercito si prepara a una maxi offensiva, dopo l’ennesimo attentato – martedì – costato la vita a 11 militari del Cairo. Le autorità sottolineano che Ansar è alle strette, potrebbe contare oggi su 500 combattenti, contro le migliaia di qualche hanno fa, e molti dei suoi covi distrutti.

“La lotta al terrorismo è una guerra, il nemico vuole distruggere lo Stato, che è capace di resistere ma ha bisogno dell’appoggio popolare”, ha detto sabato Sisi in un discorso alla nazione per la verità incentrato sui temi economici, il vero cruccio del Paese, e sulle difficili sfide che l’Egitto ha di fronte, a cominciare dalle innovazioni strutturali per mettere fine ai black out per le quali servono “12 miliardi di dollari”.

Ma la crisi economica non ferma l’iniziativa a tutto campo del nuovo ‘Leone d’Egitto’: Il Cairo, protagonista della tregua in vigore a Gaza, cerca il consenso occidentale sul piano per la stabilizzazione della Libia, e ha accolto con favore il ”si”’ dell’Italia alla cooperazione nella lotta al terrorismo auspicato un rafforzamento dei rapporti con l’Ue. Si intravvede il tentativo di Sisi di porre fine alle altalenanti frizioni tra Usa e l’Egitto, pronto a scendere ora in campo con il suo peso politico anche in Iraq. Del resto, gli alleati degli Emirati spingono perché la coalizione voluta da Obama non si limiti ad agire in Iraq e Siria, ma “ovunque vi sia la minaccia dell’estremismo”. E dunque anche in Afghanistan, Yemen e Libia.

Foto: Abed Rahim Khatib/Flash 90, AP

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