Il tracollo dell'Esercito Siriano Libero

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L’Esercito libero siriano (ELS),i cosiddetti ribelli moderati su cui gli Stati Uniti e la colazione internazionale anti Isis hanno deciso di puntare per combattere lo Stato Islamico e al tempo stesso il regime di Bashar Assad, hanno abbandonato Aleppo, la seconda città della Siria, ritirando 14 mila (numero tutto da verificare) combattenti dalla  città. Lo hanno riferito ieri fonti turche, secondo le quali il leader dell’Esercito libero, Jamal Marouf, è fuggito in Turchia. “E’ ospitato e protetto dallo Stato turco”, affermano le fonti, spiegando che Marouf sarebbe fuggito nelle ultime due settimane dopo la disfatta subita a Idlib contro il Fronte al-Nusra dalle brigate dell’ELS dove molti reparti sono passati nei ranghi dei qaedisti. . Secondo le stesse fonti, l’ELS avrebbe perso il controllo del posto di confine siro-turco di Bab alHawa a seguito della fuga di Marouf.

La Turchia teme l’arrivo di due o tre milioni di rifugiati siriani se Aleppo, la seconda città della Siria, verrà conquistata dalle forze jihadiste o dagli uomini del regime di Bashar al Assad. Lo ha detto il ministro degli Esteri di Ankara Mevlut Cavusoglu. La Turchia ospita già 1,5 milioni di siriani in fuga dalla guerra civile e ha avvertito più volte chele sue possibilità di accoglienza sono al limite.

Cavusoglu ha aggiunto che il sostegno all’Esercito Siriano Libero è l’unica opzione della comunità internazionale contro la doppia minaccia dei jihadisti dello stato islamico e del regime di Assad. “La forza principale che combatte sia l’Isis sia il regime siriano oggi è l’ELS” ha detto il ministro. “Ma non riesce a ottenere i risultati voluti perché lotta contro entrambi i gruppi” ha detto ancora ai giornalisti, aggiungendo che ci sono poche differenze tra lo Stato Islamico (IS) e l’esercito di Damasco.

“Entrambi uccidono brutalmente le persone e non si astengono dall’usare qualunque tipo di arma a loro disposizione. Entrambi obbligano la gente a fuggire dalla loro terra”. “Un’avanzata su Aleppo significherebbe un afflusso di due, tre milioni di persone al confine turco”.

L’IS e il Fronte al Nusra “pongono una chiara minaccia per la pace e la sicurezza internazionale” e in particolare l’IS ha riserve di armi e munizioni talmente vaste che, nonostante i raid aerei degli Usa e alleati, può andare avanti a combattere per altri due anni senza problemi. Lo afferma un nuovo rapporto di un Comitato di analisi, sostegno e monitoraggio delle sanzioni elaborato per il Consiglio di sicurezza dell’Onu.  Secondo diverse fonti, si legge nel documento, l’ammontare delle armi leggere e munizioni catturate dai jihadisti “sono sufficienti per consentire all’IS di continuare a combattere ai livelli attuali da sei mesi a due anni”.

L’IS, afferma ancora il rapporto, dovrebbe avere pochi problemi a mantenere in efficienza il materiale militare catturato all’esercito iracheno e appare a proprio agio con l’equipaggiamento pesante russo catturato alle forze armate siriane, grazie ad un’ampia disponibilità di parti di ricambio.   Nel testo viene poi fatto un elenco delle armi a disposizione dei jihadisti, che vanno da armi portatili a quelle pesanti, tra cui lanciarazzi, missili antiaerei portatili, pezzi d’artiglieria, carri armati T-55 e T-72, e centinaia di veicoli multiuso blindati e non, catturati ai militari iracheni.

In Iraq invece la nuova strategia del governo iracheno di arruolare le tribù sunnite nella lotta contro i fondamentalisti islamici sembra portare risultati.

Lo ha annunciato l’inviato delle Nazioni Unite per l’Iraq, rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza, il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi che ha messo in cima alla lista delle priorità il pagamento degli stipendi, l’armamento e l’addestramento dei combattenti delle tribù locali e delle comunità locali e la fornitura di garanzie locali per i volontari.

L’inviato dell’Onu Nickolay Mladenov sostiene che “questa strategia sta portando frutti e le comunità stanno iniziando a respingere” i ribelli. Il massacro da parte dei combattenti dell’ISs di 322 membri della tribù di Albu Nimr ha incrementato la collaborazione con il governo nella sua campagna per sconfiggere le milizie jihadiste, ha aggiunto. Mladenov ha invitato tutti le milizie non allineate all’Isis a intavolare colloqui con Baghdad per appianare le divergenze e aderire alla campagna anti-islamisti del governo.

Foto: AFP, Reuters, Stato Islamico

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