Operazione "Prima Parthica": gli italiani in Iraq

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E’ arrivata la scorsa settimana a Erbil l’avanguardia del contingente di 280  istruttori e consiglieri militari italiani destinato a sostenere le forze militari curde e irachene nella lotta contro lo stato Islamico. Si tratta di 34 militari che prepareranno l’arrivo del resto del contingente  e che hanno già iniziato ad addestrare i combattenti curdi alle tecniche di neutralizzazione  degli ordigni improvvisati (IED)  e all’impiego delle armi anticarro (lanciarazzi Folgore surplus dell’Esercito Italiano) consegnati ai peshmerga. In tutto l’Italia assegnerà all’operazione “Prima Parthica”, nome italiano della partecipazione alla guerra contro lo Stato Islamico nell’ambito della Coalizione.

Il nome riporta alla Prima Legione Parthica romana costituita con personale arruolato per lo più in Siria e basata a Sinjar, località irachena al confine con la Siria in una regione abitata per lo più da yazidi e teatro di aspri scontri in questi giorni tra curdi e milizie jihadisti.

Come aveva anticipato Analisi Difesa, Roma invierà 500 militari schierati in Kuwait (220 militari dell’Aeronautica su tre basi con una cisterna KC-767A, 2 droni Predator B e 4 bombardieri Tornado impiegati per ora solo ricognitori), in Kurdistan (200 tra istruttori, consiglieri militari, forze speciali e team del Genio per lo sminamento)  e a Baghdad ( 80 consiglieri militari).

Le unità addestrative in Kurdistan opereranno sotto comando tedesco  in un reparto multinazionale che dal giugno prossimo dovrebbe passare sotto il comando italiano: la Germania ha già da tempo schierato i suoi consiglieri militari a Erbil (vedi foto a sinistra).

I primi militari italiani giunti a Erbil sono al momento ospitati in una base statunitense all’aeroporto in vista della realizzazione di una base nazionale.

Un secondo gruppo di militari è atteso a Erbil dopo l’Epifania e al contingente verranno assegnati anche elicotteri NH-90 e CH-47 per compiti di trasporto, evacuazione sanitaria e supporto alla cinquantina di uomini delle forze speciali il cui impiego dovrebbe essere limitato alla consulenza e all’addestramento delle forze speciali curde e irachene evitando le operazioni di combattimento che già coinvolgono le forze speciali statunitensi, britanniche e australiane.

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