Flop dei Navy Seal: ucciso il pilota giordano. Gli USA negano

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Le forze speciali statunitensi continuano a collezionare insuccessi nei ripetuti tentativi di liberare gli ostaggi nelle mani degli uomini dello Stato Islamico. Due blitz delle forze speciali americane scatenati nei pressi di Raqqa (capitale del Califfato) nella notte tra giovedì e venerdì sono falliti senza riuscire a liberare alcuni ostaggi occidentali e il tenente pilota giordano Muadh Kassasbeh, catturato la vigilia di Natale dopo essere stato abbattuto con il suo F-16 (che secondo il comando USA si è schiantato per un guasto tecnico) nei cieli della Siria Orientale.

I falliti blitz (ma Washington nega i raid) sarebbero avvenuti a circa 20 chilometri dal centro di Raqqa e secondo la ricostruzione filtrata ad alcuni organi di stampa si sarebbero sviluppati nell’ambito di un’operazione complessa in cui le forze aeree della Coalizione hanno effettuato 7 raid aerei come diversivo per cercare di distrarre l’attenzione dei miliziani.

Contemporaneamente due elicotteri armati hanno approfittato dei bombardamenti per tentare di calare due squadre di incursori, con ogni probabilità Navy Seals, per recuperare i prigionieri a Rumelia, una zona ad est di Raqqa.

Il blitz sarebbe fallito perché i jihadisti a guardia degli ostaggi hanno rilevato gli elicotteri cominciando a martellarli con il fuoco delle mitragliatrici costringendo i due velivoli a riprendere quota.  Un secondo tentativo, nuovamente fallito, è stato fatto  nella campagna di Raqqa tra i villaggi nella zona di Alekershi.

La stessa zona dove fallì nel luglio scorso un altro tentativo di liberare con un assalto alcuni ostaggi occidentali, poi uccisi dallo Stato Islamico, come l’americano James Foley decapitato il 19 agosto scorso.

L’intervento delle forze speciali statunitensi avrebbe indotto i miliziani a uccidere gli ostaggi incluso il tenente Kassasbeh la cui morte potrebbe innescare forti contraccolpi in Giordania dove molti politici e buona parte dell’opinione pubblica si erano mostrati favorevoli ad accettare le richieste del Califfato per la liberazione dell’ostaggio che includevano  l’uscita di Amman dalla Coalizione e la liberazione di alcuni terroristi dalle carceri giordane.
Un’ipotesi inaccettabile per gli USA non solo perché molti aerei della Coalizione (inclusi alcuni reparti statunitensi, francesi e di altri Paesi europei) sono basati in Giordania ma anche per il rischio che si generi un effetto domino che potrebbe convincere altri Paesi sunniti a lasciare la Coalizione.

Per questo il tentativo di liberare il prigioniero con le forze speciali interrompe le trattative in corso tra Amman e il Califfato (mediate secondo al alcune fonti da capi tribù della provincia irachena di al-Anbar) ma  potrebbe rendere più difficili i rapporti tra statunitensi e giordani.

Il Pentagono ha però negato che siano state effettuate azioni delle forze speciali in territorio siriano smentendo le indiscrezioni giornalistiche. Il Central Command ha invece annunciato che gli aerei Usa e alleati hanno effettuato giovedì 12 raid aerei contro il Califfato in Siria e altri 11 in Iraq. Secondo quanto reso noto dal Central Command in Siria le azioni si sono concentrate nell’area di Kobane e di Raqqa mentre in Iraq nelle zone di Mosul, Falluja, Al Qaim, Bayji, Taji e al-Asad.

Ai raid aerei in Siria hanno partecipato cacciabombardieri americani, di Bahrein, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. A quelli in Iraq velivoli Usa, Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Olanda e Regno Unito.  I 4 jet italiani Tornado non partecipano agli attacchi perchè impiegati disarmati per soli compiti di ricognizione.

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