In Francia è caccia all'uomo dopo la strage al Charlie Hebdo

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(aggiornato alle ore 11,50)

Sarebbero i fratelli Said Kouachi e Cherif Kouachi i presunti killer dell’attacco a Charlie Hebdo e Hamyd Mourad il loro complice (consegnatosi alla polizia negando ogni addebito) in base ai documenti trovati dalla polizia. Secondo un investigatore citato dall’Ap, sarebbero collegati alla rete terrorista yemenita di al-Qaeda (al-Qaeda nella Penisola Arabica – AQAP).

La loro identità sarebbe emersa a causa dei documenti lasciati dagli stessi terroristi sull’auto abbandonata dopo la fuga. Una circostanza che ha dell’incredibile e che meriterebbe chiarimenti.

I due terroristi, “nel nome di Allah”, hanno aperto il fuoco e ucciso dodici persone facendo irruzione ieri mattina nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a qualche centinaio di metri dalla Bastiglia. I killer in fuga sarebbero due jihadisti franco-algerini di 32 e 34 anni, tornati in Francia quest’estate dalla Siria. Un terzo uomo, anch’egli alla macchia, potrebbe averli aiutati.

Otto i giornalisti ammazzati. Due poliziotti sono stati freddati durante la fuga, uno di questi finito con una vera e propria esecuzione. Le altre vittime sono un impiegato e un ospite.  Oltre ai 12 morti, undici sono i feriti, quattro dei quali in condizioni gravi ma fuori pericolo di vita. Sono caduti sotto i colpi del commando di terroristi Charb, il direttore, e i popolarissimi disegnatori satirici Wolinski, Cabu e Tignous.

Li hanno cercati, uno per uno, in particolare Charb, autore di un’ultima vignetta tragicamente profetica, in cui scherzava su possibili attacchi terroristici imminenti in Francia. I testimoni parlano invece di un periodo di difese stranamente un po’ allentate al giornale, da anni nel mirino del fanatismo per le sue provocazioni contro gli estremismi religiosi di ogni tipo. “Allah Akbar”, hanno gridato i terroristi uscendo, filmati dall’alto in un video che – a partire da Le Monde – i media francesi si stanno impegnando a non diffondere o a pubblicare depurato delle scene più crude. “Abbiamo vendicato il profeta, abbiamo ucciso Charlie Hebdo, siamo di al-Qaeda”.

Queste le altre urla dei terroristi, i quali durante alcuni interminabili minuti hanno compiuto una mattanza scientifica, chiedendo ai giornalisti il loro nome prima di giustiziarli. “Dovete dire ai media che siamo di al Qaeda in Yemen”, ha detto uno degli uomini armati secondo i testimoni.

Sotto i colpi, sono caduti anche l’economista Bernard Maris, che aveva una rubrica su Charlie Hebdo, con lo pseudonimo di Oncle Bernard, un addetto alla portineria, un poliziotto accorso in bicicletta dal commissariato vicino e un altro che era di guardia all’interno della redazione.

Uno dei disegnatori sopravvissuti, costretto dai terroristi tra l’altro a digitare il codice per aprire l’ingresso della sede, ha raccontato che i killer “parlavano un ottimo francese e sostenevano di essere di al Qaeda”.

I killer sono usciti armati dalla redazione e c’è stato un primo ‘confronto’ tra la loro Citroen C3 nera e un’auto della polizia in una stradina (l’auto civetta è stata crivellata di colpi). A quel punto i terroristi si sono diretti verso il XIX arrondissement, dove hanno abbandonato, a Rue de Meaux, la loro auto. I terroristi  sono riapparsi poco più tardi a Porte de Pantin, dove hanno continuato la fuga con un’altra auto.

Mentre scriviamo è in corso la caccia all’uomo, a cui partecipano anche unità speciali delle forze di sicurezza che nella notte avrebbero effettuato tre blitz a Reims dove si sospetta che i terroristi si siano rifugiati da tempo per sfuggire alla sorveglianza riservata dai servizi segreti francesi a chi è andato a combattere il jihad all’estero.

Il procuratore Francois Molins, lo stesso che tre anni fa conduceva le indagini per la strage di Tolosa del killer Mohamed Merah, ha mantenuto il massimo riserbo, lasciando intendere che probabili novità saranno annunciate nelle prossime ore. I terroristi, secondo i media francesi, sono stati identificati nei due ‘foreign fighter’ franco-algerini.

Per l’esperto di terrorismo Antoine Basbous, può essere l’inizio di una nuova ondata di attentati terroristici “come nel 1995”, con la differenza che allora si trattava di gruppi spontanei e ordigni improvvisati, mentre oggi i terroristi in azione sembrano molto ben addestrati e mostrano “una calma eccezionale”.

Il fatto che si tratti di veterani del jihad non significva che non possano essere anche “cani sciolti”, cioè terroristi che hanno colpito di loro iniziativa, senza una regia guidata dall’alto. Del resto lo stesso Califfo al-Baghdadi ha esortato a colpire a caso gli infedeli, attaccando quelli che in gergo militare vengono chiamati “obiettivi di opportunità”.

Esperti di terrorismo intervistati dalla tv satellitare al-Arabiya,  parlano di
attentatori “ben preparati”, diversi dai “lupi solitari” che hanno agito in precedenti episodi.  “Erano chiaramente addestrati all’uso di armi da fuoco – ha detto Matthew Henman, ricercatore presso IHS Jane’s Terrorism & Insurgency Centre – Quel tipo di esperienza li piazza al di sopra della media dei jihadisti ‘lupi solitari'”. Anche secondo Alisa Lockwood, responsabile per l’Europa dell’IHS Country Risk, i due algerini che hanno eseguito l’attacco erano “addestrati in modo professionale”.

“Hanno condotto l’operazione in modo così rapido, in appena 10 minuti, prendendo di mira individui precisi, con l’auto pronta per la fuga ed erano così ben armati”, ha aggiunto l’esperta, secondo la quale “quel livello di coordinamento e di organizzazione preventiva non sono mai stati visti in precedenti attacchi in Francia. Certamente – ha proseguito l’esperta – questo attacco è più sofisticato di quelli apparentemente ispirati all’Islam che la Francia ha conosciuto a dicembre, che sono amatoriali”.

SecondoHenman, il fatto che gli attentatori abbiano cercato alcuni specifici vignettisti fa pensare a un “attacco molto motivato in relazione alle vignette” apparse negli scorsi anni su alcuni numeri di Charlie Hebdo,giudicate blasfeme da molti musulmani.

Anche per Peter Lehr, ricercatore presso il Centro studi sul terrorismo e la violenza politica dell’Università di St Andrews, in Scozia, la chiave è nelle vignette ‘blasfeme’ e quindi gli attacchi non sono una sorpresa. La rivista e i suoi vignettisti “erano un obiettivo, c’era da tempo un certo livello di minaccia” ha detto l’esperto.

Per ora non c’è stata alcuna rivendicazione dell’attacco. Un testimone afferma di aver sentito dire a uno degli attentatori che agiva in nome di al-Qaeda in Yemen. “Se dietro questo attacco c’è un solo gruppo – ha detto Henman – mi aspetto una rivendicazione entro le prossime 24 ore”.  Per Lee Marsden, docente di scienze politiche pressola University of East Anglia, “questo genere di incidenti è più probabilmente da ricondurre ad al-Qaeda che all’Isis” e al-Qaeda nella penisola araba sarebbe “assolutamente in grado” di organizzare  attacchi del genere.

A suo giudizio, il gruppo terroristico ora si concentra su attacchi  più “semplici da condurre” rispetto a quelli precedenti, come quello
dell’11 settembre a New York. “Non necessitano – ha spiegato – di alcuna esperienza in fatto di esplosivi. Basta dire: ‘Se hai una
pistola, spara alla gente, se hai un coltello, colpiscila’”.

Manuel Valls, il primo ministro che fu ministro dell’Interno, ha annunciato il massimo livello del piano Vigipirate di prevenzione del terrorismo, pattuglie sorvegliano da oggi scuole, musei, edifici pubblici e, naturalmente, sedi dei media.

Lo scrittore Michel Houellebecq, del quale è uscito oggi “Sottomissione”, polemico romanzo sull’avvento al potere in Francia di un partito islamico nel 2022, è stato messo sotto scorta. La sua casa editrice, Flammarion, evacuata.

I video dell’attacco mostrano quello che sembra un commando organizzato, che semina il terrore con tragica lucidità. Si tratta di elementi “addestrati militarmente”, sottolineano gli investigatori francesi, parlando di un assalto compiuto con “calma, determinazione ed efficacia”.

Secondo gli esperti, il commando era armato con i fucili di assalto di modello russo Ak-103 in calibro 7,62 derivato dall’AK-74M e già impiegato in Libia dai ribelli anti-Gheddafi nel conflitto del 2011 e dagli insorti siriani.

A differenza degli attacchi pur sanguinosi messi a punto negli ultimi mesi da terroristi improvvisati, per colpire Charlie Hebdo sono scesi in campo dei veri combattenti  forse perché il bersaglio era considerato di alto valore strategico e d’immagine.

Del resto, Charb, il direttore di Charlie Hebdo, era finito nella lista nera dei ‘most wanted’ di al-Qaeda, per i “crimini commessi contro l’Islam” a causa della satira pungente del settimanale contro Maometto.

La foto del direttore di Charlie Hebdo, accanto a quella di altri 9 “nemici dell’Islam”, era stata inserita in un vero e proprio “manifesto di morte” pubblicato nel marzo del 2013 su Inspire, il ‘magazine’ gestito dall’Aqap.

Oltre a loro si dovevano “uccidere Barack Obama e Francois Hollande, oppure Bill Clinton o Nicolas Sarkozy che sono bersagli più facili”.

L’Aqap “ha invaso la Francia”, si sono affrettati a scrivere oggi i sostenitori della galassia qaedista, mentre anche quelli dello Stato Islamico esprimevano il proprio giubilo. Il Califfato sembra anzi voler cavalcare l’onda della visibilità mediatica del massacro di Charlie Hebdo.

Abu Mussab, un siriano che combatte con lo Stato islamico, parlando via Internet dalla Siria ha detto che “i leoni dell’Islam hanno vendicato il nostro Profeta. Questi sono i nostri leoni. Sono le prime gocce, altre seguiranno”. E poi ha aggiunto: “Che questi crociati abbiano paura, perché ce l’avranno ancora”.

Lo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi aveva fatto appello ai ‘lupi solitari’ transalpini a colpire la Francia, in risposta ai raid degli aerei di Parigi in Iraq, in un video pubblicato il 19 novembre. L’appello era diretto ai “musulmani francesi”, invitati anche a espatriare per unirsi all’IS. Altre minacce alla Francia erano arrivate da al- Qaeda per l’offensiva delle truppe di Parigi in Mali contro le milizie islamiste.

Il rischio evidente è che la strage al Charlie Hebdo costituisca lpinizio di una campagna terroristica diffusa. Questa mattina  alle porte di Parigi, nella cittadina di
Montrouge, due poliziotti municipali sono stati feriti uno dei quali, una donna, è deceduto poco dopo.

Secondo alcune voci il responsabile dell’agguato sarebbe in fuga, altre fonti riferiscono che la polizia avrebbe arrestato un nordafricano con la testa rasata che indossava un giubbotto antiproiettile. Secondo quanto si apprende, ha sparato ai due agenti arrivati sul posto nel quale l’uomo aveva avuto un incidente con la sua automobile, una Renault Clio grigia, secondo quanto raccontato da testimoni presenti a BFM TV e France Info. La donna poliziotto raggiunta dagli spari è gravissima.

Per quanto concerne il rischio di atti del genere in Italia al momento, ribadiscono gli esperti, nessuno dei volontari del jihad partiti dal nostro Paese sarebbe rientrato e i loro movimenti sono costantemente monitorati .

“In Italia abbiamo censiti 53 foreign fighters: conosciamo la loro identità e sappiamo dove si trovano. Non significa che sono 53 italiani, ma che sono passati dall’Italia in partenza o di ritorno” ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Rafforzate anche in Italia le misure di sicurezza negli obiettivi sensibili incluso l’aeroporto di Fiumicino.

Con gli 007 alleati (ma anche, meno evidente, con quelli di Damasco) c’è un costante scambio informativo anche su questo fronte, per evitare che i combattenti possano passare da un Paese all’altro dell’Ue indisturbati. E’ chiaro che la presenza nel cuore dell’Europa di combattenti addestrati e capaci di muoversi senza lasciare traccia non consente di escludere che possano venire presi di mira anche obiettivi in Italia.

(con fonti ANSA, Adnkronos e il Velino)

Foto: AP, AFP, EMA

vignetta: Alberto Scafella

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