20 mila stranieri con il Califfato: 1.700 sono russi

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Sono 1.700 i foreign figters russi che combattono in Iraq insieme all’Is, il doppio rispetto allo scorso anno, e il numero complessivo  di jihadisti in arrivo dall’estero è aumentato da 13mila a 20mila, ha affermato senza citare la Siria, il direttore dei servizi di sicurezza russi dell’Fsb, Aleksandr Bortnikov (nella foto sotto) , a Washington, dove ha partecipato alla Casa Bianca alla conferenza “Contrastare l’estremismo violento”, dedicata in larga misura alla minaccia del Daesh.

Bortnikov, che non incluso nell’elenco Usa delle persone colpite da restrizioni, ma solo nelle liste dell’Ue e del Canada,  ha sottolineato che “la gravità di  quello che sta accadendo è tale che si rende necessaria la cooperazione”.  “La partnership è per l’Fsb un elemento molto importante. Dobbiamo introdurre misure e strumenti speciali per localizzare gli attacchi, nella prima fase di operazioni attive dell’anti terrorismo, bisogna sapere cosa accade, condividere a questo scopo le informazioni di intelligence con i nostri partner”, ha affermato parlando con i giornalisti russi.

Alla conferenza, a cui era stato genericamente invitato un esponente del governo russo, non ha preso parte il direttore dell’FBI James Comey. La maggior parte dei foreign fighters russi in Iraq, e in Siria,  dove sono ancora di più e in molti combattono fra le fila del gruppo anti Assad del Jaish al Muhajireen wal-Ansar (Jma) affiliato all’Emirato del Caucaso, arrivano dalle repubbliche  caucasiche del Daghestan, Cecenia, Circassia e Kabardino Balkaria.

Alcuni fra i combattenti che parlano russo arrivano dalla Gola del Pankisi in Georgia o dalla diaspora cecena in Europa. La Russia, che  accusa gruppi finanziati dall’estero di contrastare il regime di Assadin Siria, preferisce quindi non associare il problema dei suoi combattenti stranieri alla Siria.

Foto: Stato Islamico  e RIA- Novosti

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