Lo scudo antimissile turco sarà "made in China"?

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“La Turchia sta uscendo della Nato?” La domanda campeggia provocatoriamente dalla prima pagina dell’edizione  inglese del quotidiano turco Hurriyet, nei giorni in cui cade il 63esimo anniversario dell’entrata di Ankara nell’Alleanza Atlantica. A sollevare molti dubbi è la possibilità che il governo di Recep Tayyp Erdogan decida di comprare dalla Cina il sistema di difesa antimissile previsto dal programma da 4 miliardi di dollari T-Loramids.

La ‘bomba’ è stata fatta scoppiare in parlamento dal ministro della  Difesa Ismet Yilmaz: non solo ha detto che la Turchia deciderà probabilmente a favore dell’offerta cinese per il sistema HQ-9, ma ha aggiunto che in questo caso i missili non saranno integrati nel sistema della Nato. Già nel settembre 2013 Ankara aveva provocato dure reazione da Washington e dalla Nato dopo aver detto di preferire una società cinese per la fornitura di missili a lungo raggio.

Tuttavia non è affatto detto che alla fine Ankara scelga la più economica opzione cinese e ci si può chiedere se questa non venga sventolata come mezzo di pressione per ottenere condizioni migliori da altre società. Secondo Hurriyet, che ha sentito diversi alti funzionari ad Ankara, è infatti molto più probabile che la scelta cada sul gruppo italo francese Eurosam (Thales e MBDA) che propone il sistema SAMP/T basato sul missile Aster 30.

Sinan Ulgen, presidente del Center for Economics and Foreign Policy Studies (EDAM) ha spiegato al quotidiano che i missili cinesi, non essendo integrati nei sistemi di difesa Nato, sarebbero di fatto “semi-ciechi”. Non potrebbero ad esempio usufruire del sistema radar della base turca di Malatya, parte dello scudo missilistico del fianco sud della Nato.

Inoltre la compagnia cinese (China Precision Machinery Export-Import Corporation / CPMIEC) è soggetta a sanzioni americane e ogni compagnia turca che, come prevede il bando, partecipi all’affare in joint venture, si troverebbe a sua volta inclusa nella lista nera di Washington.

Infine la Turchia è stata uno dei paesi che più hanno insistito perché lo scudo missilistico voluto dagli americani non si limitasse a basi in Polonia e Repubblica ceca e fosse posto sotto l’ombrello della Nato.

Sarebbe dunque politicamente problematico per Ankara, nota Ulgen, acquistare un sistema di difesa missilistico non collegato con l’Alleanza Atlantica. Tanto più se consideriamo la delicata posizione geografica della Turchia, confinante con Iraq, Siria e Iran e il fatto che proprio gli alleati della NATO (USA, Germania, Olanda e Spagna) hanno schierato batterie di missili antimissile Patriot per proteggere il confine turco da eventuali attacchi siriani.

(con fonte AdnKronos)

Foto: CPMIEC e MBDA

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