Contractors israeliani contro i "lupi solitari" del jihad

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Ottawa, Sidney, Parigi e Copenhagen: Queste le capitali vittime dei “lupi solitari” dello stato Islamico. Attacchi terroristici che, oltre a disseminare il terrore in tutto l’occidente, hanno aumentato gli introiti delle Compagnie di Sicurezza israeliane di un buon 30%, come riportato dal Jerusalem Post.
Gli israeliani sono stati chiamati a gestire ciò che per l’Europa è quasi una novità; non tanto il terrorismo quanto la sua più recente sfumatura. I “Lone Wolves” sono singoli individui o cellule autonome che decidono di colpire (anche con armi improvvisate) senza un ordine preciso o un collegamento diretto con i gruppi terroristici principali, al solo scopo di diffondere morte, paura ed un destabilizzante senso di vulnerabilità.

Scuole, imprese e centri commerciali, sedi televisive e di giornali, palazzi istituzionali e luoghi di culto sono alla ricerca di personale di protezione altamente preparato da sostituire ai soldati finora dispiegati. Salvo alcuni casi particolari infatti, il militare, sia per tipo di addestramento che di armamento, non è adatto a ricoprire tali incarichi.

Tuttavia, si preferisce ancora procedere con quello che viene definito il “teatrino della sicurezza”: mimetiche,  giubbotti antiproiettile, fucili d’assalto spianati e magari qualche blindato per tranquillizzare i cittadini!  Purtroppo, ciò non basta ed a Nizza è stato dimostrato da un uomo che ha accoltellato (lievemente per fortuna!) tre soldati impegnati a presidiare un centro ebraico

Chi può contrastare al meglio questo tipo di minaccia sono proprio le Private Security Companies e le prime della classe sono israeliane. Nel 2005, l’allora capo della polizia di Washington D.C. ha parlato di Israele come “la Harvard dell’antiterrorismo.”

Decenni a fronteggiare minacce esterne, interne ed a convivere con guerra e terrorismo,  le forze di sicurezza di Tel Aviv e di riflesso gli uomini delle PSCs – tutti ex membri di reparti speciali di polizia, forze armate ed intelligence – hanno maturato un know-how unico ed ineguagliabile, hanno elaborato e testato tattiche sul campo, hanno lavorato molto su protezione di civili, obiettivi sensibili e prevenzione. Roni Eliav, direttore della M.E. Roy Security & Training Academy, dichiara che il loro approccio consiste nel “focalizzarsi sulle persone. Non sull’equipaggiamento, non sulle soffiate, ma sulle persone. Riconoscerle prima che il problema si manifesti o l’attacco abbia luogo”.

Si adotta l’approccio meno invasivo e più discreto possibile, si ispeziona e si valuta, s’identifica immediatamente la minaccia e si reagisce senza esitazione. Ron Elmaliach, istruttore  e CEO della società Tactical Zone aggiunge che se ci fosse stato un operatore israeliano, tutto si sarebbe risolto molto più velocemente a Parigi.

Il settore della sicurezza privata israeliana, con più di 100.000 addetti ed equivalente a circa il 7% dell’economia nazionale (nel 2008), è formato da un network di realtà pubbliche e private. Attraverso ministri e funzionari governativi nonché propri media, ne viene pubblicizzata la grande competenza e propensione all’esportazione. Sul sito del Ministero dell’Industria, Commercio e Lavoro israeliano si dice che: “Israele ha più di 300 società (nel 2010, ora sarebbero circa 600) dell’Homeland Secuirty (HLS) che esportano una gamma di prodotti, sistemi e servizi.

Tali soluzioni sono state concepite per la sopravvivenza di Israele e sviluppate in risposta all’incessante minaccia terroristica… Nessun’altro Paese ha a disposizione un simile pool di esperti di sicurezza (ex militari o poliziotti) e nessun altra nazione è stata in grado di testare sul campo ed in tempo reale i suoi sistemi e soluzioni.

A differenza dei grandi produttori di armamenti, il comparto HLS annovera principalmente società di modeste dimensioni per le quali vengono organizzate conventions ed uno speciale padiglione a cui vengono invitati potenziali clienti e committenti stranieri, al fine di promuovere contatti e relazioni. Decine di società israeliane operano a livello globale, specialmente negli Stati Uniti o Europa, anche se il cliente numero 1 risulta esser l’Africa, nell’ambito del nuovo “Scramble for Africa” e alla luce degli attuali conflitti che affliggono il continente.

Abbiamo visto il loro impegno diretto o di consulenza ed addestramento ad Atene 2004, Pechino 2008, Sochi e Brasile 2014, a garanzia della buona riuscita degli eventi. Impiego decisamente più caldo è stato durante l’attacco di Al Shabab al Westgate Mall di Nairobi, nel 2013: il blitz dei militari kenioti si è svolto sotto la guida di istruttori israeliani. Tra i clienti illustri che inviano il proprio personale presso le strutture addestrative in Israele abbiamo Macy’s, Bloomingdales ed i governi di Lituania o Nigeria. Bill Bowder, fondatore dell’Hermitage Capital, fondo d’investimento britannico, nel suo recente libro ha raccontato  che dopo aver subito minacce da funzionari russi corrotti ed oligarchi, è stato affidato alla protezione di una quindicina di agenti israeliani.

L’esportazione di servizi di sicurezza è così importante da non esser diretta solo a gli alleati, ma anche a nemici o “diversamente amici”. Secondo fonti egiziane, la sicurezza di navi da crociera e mercantili transitanti nel Canale di Suez sarebbe stata affidata (con tanto di licenza) all’israeliana Seagull Maritime Security. Sempre a questa società sarebbero state garantite licenze anche per operare nei porti di Giordania, Emirati Arabi e Oman.

Consistente anche la fornitura di avanzate tecnologie di sicurezza – videosorveglianza, body scanners, cybersecurity – strettamente correlate al settore delle PMSCs e dove, nuovamente, Tel Aviv gioca un ruolo di primordine con circa 200 società specializzate ed un export di sistemi anti-hackeraggio del valore di $ 3 miliardi. Sul suolo patrio, le PMSCs israeliane svolgono diversi ruoli che sono andati aumentando vertiginosamente a partire dalla Seconda Intifada del 2000, con la crescente necessità di vigilare i luoghi pubblici. Un compito importante consiste nella protezione degli insediamenti nella West Bank e di Gerusalemme Est dall’inizio degli anni 90, quando contractors privati vennero dispiegati a protezione dell’abitazione dell’allora ministro degli alloggi, Ariel Sharon.

Tali servizi di sicurezza residenziale statica vengono assicurati oggi attraverso due società di sicurezza private che si occupano di una settantina di compounds (circa 2.500 residenti) con 370 guardie per un costo annuo di circa $19 milioni. Altri servizi consistono nella sicurezza di edifici e strutture pubbliche come porti, aeroporti, uffici governativi e, da qualche anno, anche la gestione dei valichi di frontiera con i Territori Palestinesi. Si occupano anche della cattura di criminali e della ricerca di persone scomparse. Essere i primi tuttavia non vuole assolutamente dire infallibili. ù

Gli attentati purtroppo, anche se in minima parte, hanno comunque luogo così come abusi di potere, eccessi di difesa ed incidenti vari nei confronti dei quali, spesso, le autorità israeliane dimostrano uno scarso interesse nel procedere.
Secondo gli esperti, le principali tipologie di attacchi terroristici sono effettuate con ordigni esplosivi (IEDs, autobombe, granate, kamikaze, ecc.) ed armi da fuoco (gruppi di fuoco, tiratori di precisione ecc.), quindi il maggior impegno viene dedicato alla gestione di questi tipi di minacce, tuttavia, ci si addestra a contemplare qualunque cosa, sia su vasta scala che a livello dei singoli episodi di “lupi solitari”.

Controlli accurati e diffusi infatti, hanno reso sempre più difficili (ma non impossibili!) attentati “vecchio stampo”, perciò chiunque e qualunque arma  – oggetti di uso comune inclusi – diventano strumenti efficaci: un automobile, un coltello ecc. Basti pensare agli attacchi con ruspe ed escavatori, agli investimenti di pedoni e agli attacchi con coltelli e mannaie da cucina. In Cina, un singolo attentato all’arma bianca è costato la vita a 33 persone.

Tra i più recenti provvedimenti adottati dal governo israeliano per fronteggiare l’imprevedibilità degli attentatori solitari è quella di consentire alle guardie private di circolare armate anche fuori servizio, sia per deterrenza che per fornire una risposta efficace ed immediata in caso di bisogno.
Nonostante i costi per i servizi di sicurezza privata siano decisamente alti, arrivando anche a milioni di dollari per proteggere una singola struttura, le recenti minacce ed appelli di al-Shabab a colpire centri commerciali occidentali, lasciano presagire ad un ulteriore incremento di fatturato e di quote di mercato per i professionisti israeliani.  Si stima che nei prossimi anni l’Europa destini al comparto Homeland Security circa  50 miliardi di dollari e minacciando l’Italia lo Stato Islamico ha fatto appello ai Lupi Solitari nostrani.

FCoto: Stato Islamico, AFP, AP, Reuters

Nato nel 1983 a Brescia, ha conseguito la laurea specialistica con lode in Management Internazionale presso l'Università Cattolica effettuando un tirocinio alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite in materia di terrorismo, crimine organizzato e traffico di droga. Ha frequentato il Corso di Analista in Relazioni Internazionali presso ASERI. Si occupa di tematiche storico-militari seguendo in modo particolare la realtà delle Private Military Companies.

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