La Cina incrementa ancora le spese militari

Liaoning

Lo scorso 5 marzo l’agenzia cinese Xin-Hua ha dato notizia  che, per il 2015, il budget annuale della difesa verrà aumentato del 10,1% portandolo così, in termini assoluti, ad un valore dichiarato di 144,2 miliardi di dollari corrispondenti, sempre secondo le fonti ufficiali cinesi, al 2,6% del Pil.

Si tratta di una cifra elevata oppure semplicemente di un budget in linea con quello degli altri paesi? In termini assoluti di spesa, la Cina si colloca al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti il cui budget, però, non soltanto è superiore a quello cinese ma lo sopravanza addirittura del quadruplo attestandosi a circa 600 miliardi pari (consuntivo 2013)  all’incirca al 17% dell’intero bilancio federale ed al 4,1% del Pil e che rappresenta l’equivalente di quanto hanno speso insieme nello stesso periodo le prime otto nazioni per spesa militare (Cina, Russia, Arabia Saudita, Francia, Regno Unito, Germania, Giappone e India).

Le fonti cinesi tendono comunque a minimizzare. Da un lato, argomentano, vi è da considerare la consistenza delle loro Forze Armate (l’Esercito Popolare di Liberazione conta 2,3 milioni di effettivi contro 1,4 degli USA) e, conseguentemente, la ridotta percentuale della spesa pro-capite rispetto al livello della popolazione, risultando inferiore di 22 volte rispetto agli Stati Uniti, 9 volte rispetto al Regno Unito e 5 volte rispetto al Giappone.

Affermano poi che l’aumento dev’essere rapportato all’analoga crescita della loro economia – prevista quest’anno nella misura del 7% – ed infine che l’aumento di spesa è sostanzialmente lo stesso per i vari comparti statali.

Nulla di particolare, quindi? Secondo “Usa Today”,  che cita fonti del Pentagono, la spesa reale cinese sarebbe invece superiore di almeno il 50% a quanto dichiarato, mentre per il New York Times, che riprende un report della rivista “Jane’s”, già nel 2014 la spesa avrebbe raggiunto 148 miliardi anziché i 132 dichiarati, con un incremento del 12,2%.

“Nondimeno”- scrive il NY Times -“l’incremento della potenza militare cinese e il suo ammodernamento sono fonte di preoccupazione per le altre nazioni asiatiche, molte delle quali hanno in corso contenziosi diplomatici sull’estensione delle acque territoriali. Giappone, Viet-Nam e Filippine sono tra questi”-

In effetti, negli anni recenti, la Cina ha dedicato particolari risorse all’ammodernamento delle forze navali, suscitando anche qualche preoccupazione per lo status di Taiwan.

Qualche mese fa il CRS – Congressional Research Service, l’ente governativo degli Stati Uniti che fornisce analisi politiche e giuridiche ai membri del parlamento – ha pubblicato un lungo e dettagliato rapporto  denominato “China Naval Modernization: Implications for US Navy Capabilities” da cui emerge, con tutta evidenza, l’interesse con cui gli Stati Uniti seguono lo sforzo navale cinese ed il timore che siano modificati gli attuali equilibri.

Senza perdersi in giri di parole ma con l’usuale e schietto pragmatismo americano, già nell’introduzione si richiama il fatto che -“le decisioni che il Congresso e la branca esecutiva devono adottare riguardo i programmi dell’US Navy per contrastare le crescenti capacità della forze navali cinesi, potrebbero influire sulla probabilità o il possibile esito di un potenziale conflitto nel Pacifico tra gli Stati Uniti e la Cina, a motivo di Taiwan o di altre situazioni”.

In particolare, il rapporto evidenzia i progressi cinesi in tema di missili navali ASBM (Anti-Ship Ballistic Missiles), ASCM (Anti-Ship Cruise Missiles) e dell’intera branca C4ISR (comando/controllo, comunicazioni, informatizzazione, intelligence, sorveglianza e ricognizione). In prospettiva, potrebbero essere sviluppati i progetti di una seconda portaerei, della produzione di cacciabombardieri stealth ed il potenziamento della flotta sottomarina che al momento, come ha ricordato alla commissione del Congresso americano il Vice Ammiraglio J. Mulloy -“è già più numerosa della nostra, sebbene di livello inferiore”.

Foto: Xinhua

Padovano, classe 1954, è Colonnello dell'Esercito in Ausiliaria. Ha iniziato la carriera come sottufficiale paracadutista. Congedatosi, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza ed è rientrato in servizio come Ufficiale del corpo di Commissariato svolgendo incarichi funzionali in varie sedi. Ha frequentato il corso di Logistic Officer presso l'US Army ed in ambito Nato ha partecipato nei Balcani alle missioni Joint Guarantor, Joint Forge e Joint Guardian.

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