India: resta aperto il dibattito sul futuro cacciabombardiere

rafale

Anche dopo il recente acquisto dei 36 cacciabombardieri Dassault Rafale  (foto a sinistra) la situazione in India in materia di acquisti di armamenti appare molto frammentata e confusionaria; diversi episodi (dagli appalti bloccati per presunte tangenti fino ai contratti non portati a termine), hanno generato infatti una situazione estremamente caotica che non passa inosservata agli osservatori stranieri.

Al centro della questione appare il contratto del secolo MMRCA o Medium Multi-Role Combat Aircraft per la quale nel gennaio del 2012 fu selezionato vincente il caccia francese Dassault Rafale.
Oggigiorno infatti, sebbene il programma non sia stato portato a conclusione per motivi di costi finali, ma secondo alcuni analisti anche per la decisione francese di non destinare know-how al paese asiatico, è apparsa in concomitanza la recente decisione di dedicare le forze (leggasi tempo e denaro) verso il  caccia di quinta generazione Sukhoi/HAL Fifth Generation Fighter Aircraft (FGFA), derivato dal Sukhoi PAK-FA (foto sotto).

La problematica principale secondo gli esperti del Janes riguarderebbe un enorme scollamento tra i tre principali attori della scena decisionale indiana: il Ministero della Difesa, l’Indian Air Force e la classe politica del paese.

Tre elementi che devono fare i conti con le grandi questioni politiche, diplomatiche e industriali a cui andrebbero incontro con le loro decisioni.
Al centro di questo specifico conflitto due sono invece le parti avverse: una a favore del caccia francese, l’altra a favore dello sviluppo in patria del caccia di quinta generazione FGFA.
Quel che è certo è che non esistono fondi economici così ampi da poter dare credito ad entrambe le fazioni e ad ogni modo qualsiasi scelta intrapresa avrà chiaramente effetti a lungo termine in contesti molto più ampi di quello che si possa immaginare.

Impiegare le risorse sul FGFA (un Sukhoi T-50 biposto, per semplificare le cose) significa che la IAF diventerà a tutti gli effetti una flotta aerea per molti versi simile a quella russa, senza contare che il futuro della Forza aerea indiana si baserà essenzialmente su un aereo che a tutt’oggi esiste solo sulla carta.

Scegliere il Rafale significa invece puntare su un aereo certamente esistente ma di una (o mezza) generazione inferiore al FGFA/T-50.

La fazione filo occidentale, in costante aumento tra le file della IAF è quella che potrebbe aiutare il caccia francese: La recente esperienza lavorativa su aerei come il Boeing C-17 o il Lockheed Martin C-130J-30 (ma anche sul Dassault Mirage 2000, nella foto sotto) ha portato gli ufficiali dell’aviazione militare indiana a proseguire nell’intenzione di sostenere i programmi avversi a Mosca.

Secondo un esperto indiano infatti, il modo con cui i russi lavorano con gli ufficiali della IAF non è particolarmente apprezzato: da un lato i russi hanno sempre mostrato probabilmente una superiorità culturale in ambito aeronautico; tuttavia, frutto di antiche reticenze, gli alti ufficiali indiani sono generalmente abituati ad essere trattati con una certa deferenza e i russi, secondo la fonte sopra citata, non sono abituati a questo tipo di rapporto condiscendente.

Allo stesso tempo però, lo spostamento dell’asticella verso la fazione pro occidentale non si traduce esclusivamente in un mercato totalmente “made in Usa”.

L’IAF continua certamente ad esprimere apprezzamento per gli aerei americani ma non è particolarmente incline ad acquistare un aereo da combattimento per la prima linea dagli Stati Uniti.

“Ci sono ancora tantissimi ufficiali tra le varie forze armate del paese – ha proseguito la fonte – che ricordano ancora con malcelato risentimento quando gli Stati Uniti nel 1998 applicarono delle sanzioni economiche successivamente allo sviluppo in patria del programma nucleare indiano Pokhran-II.

Paradossalmente – ha proseguito la fonte – fintanto che quelle persone saranno in servizio difficilmente vedremo volare un Lockheed Martin F-35 (foto a sinistra)  sui cieli indiani.”

Secondo altri, addirittura, le stesse sanzioni si sarebbero poi successivamente ritorte contro i caccia statunitensi partecipanti al programma MMRCA, ovvero il Boeing F/A-18E/F Super Hornet e il Lockheed Martin F-16IN Super Vipe .

Certamente per i francesi della Dassault questo primo contratto annunciato dal primo ministro Narendra Modi potrebbe essere un discreto inizio in attesa che venga confermato il corposo contratto a suo tempo vincente relativo a ben 126 esemplari; ma è chiaro a tutti che i numeri vincenti sono ben altri considerato che l’IAF continua nel tempo ad avere una flotta numerosa di aerei da rimpiazzare: ben 150 MiG-21 (nella foto sotto) e almeno 85 MiG-27.

A conferma di ciò la stessa stampa nazionale ribadisce il parere che la decisione  dell’acquisto dei 36 caccia francesi del Governo Modi sembra essere un mezzo per scaricare elegantemente le decisioni del precedente governo di Manmohan Singh in carica ai tempi della scelta decisiva mai portata a termine.

I media indiani affermano addirittura che il programma MMRCA sarebbe “morto e sepolto” e questo conferma ancora una volta che alla data odierna non è ancora giunta la parola fine a questo concorso e si sa, come spesso accade, tra i due litiganti…potrebbe arrivare il terzo incomodo a raccogliere i frutti sostanziosi di un contratto multimiliardario.

Foto: Sukhoi, Armèe de l’Air, Indian Air Force, Lockheed Martin

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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