Caos e pessimi comandi: così l'esercito iracheno ha perso Ramadi

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AdnKronos/Aki/Washington Post – Nell’attacco contro Ramadi, capoluogo della provincia irachena di Anbar che finora aveva resistito a 18 mesi di assalti dei jihadisti, lo Stato islamico (IS) ha usato una strategia ben delineata. In quattro giorni ha fatto esplodere contro le forze di sicurezza almeno 30 autobomba. Ma oltre all’abilità militare dell’Is, fonti militari irachene indicano altri due fattori a loro modo decisivi nella caduta di Ramadi nelle mani del califfato: la debolezza delle forze governative e i buchi nella strategia Usa.

Un responsabile della sicurezza irachena ha definito un esempio di “caos completo” la gestione dell’offensiva jihadista contro Ramadi da parte delle forze filogovernative. “Pensavamo che le zone alle nostre spalle fossero sicure”, ha affermato il tenente colonnello della polizia, Hamid Shandoukh. Invece l’Is aveva attivato delle cellule dormienti all’interno della città.

lcuni soldati hanno criticato in particolare la mancanza di coordinamento sul campo di battaglia tra le forze governative e gli errori commessi dalla catena di comando.

Un altro dei fattori decisivi nella battaglia di Ramadi è stato il ritiro della ‘Divisione d’oro’, una forza speciale addestrata dagli Usa considerata l’elite delle forze armate irachene.

L’attacco al quartiere di al-Bualwan del 14 maggio ha segnato l’inizio della fine per le forze governative a Ramadi. I militanti dello Stato islamico hanno sorpreso le forze di sicurezza irachene con un assalto coordinato.

Dopo aver conquistato al-Bualwan giovedì notte, i militanti hanno preso il controllo del vicino quartiere di Jamia.

Altri attacchi sono stati lanciati dai sobborghi di al-Soufiya e al-Hoz. A

lcuni membri delle cellule dormienti si sono vestiti con le uniformi della polizia, confondendosi con le forze governative. A partire dal venerdì pomeriggio, la bandiera dell’IS ha iniziato a sventolare sulla sede del governo a Ramadi.

Tutte le strutture dell’esercito erano state circondate. Quel giorno i jihadisti hanno utilizzato qualcosa come 17 autobomba, come ha riferito il governatore di Ramadi, Sohaib al-Rawi, mentre i caccia della coalizione hanno eseguito solo quattro raid sull’area tra venerdì e sabato mattina – hanno spiegato i media locali – e altri sette nelle successive 24 ore.

“Ci sono stati deboli, timidi attacchi aerei contro i ponti dellacittà”, ha dichiarato il capo del consiglio provinciale di Anbar,Sabah Karhout. alcuni miliziani di tribù filogovernative hanno denunciato, inoltre, che mentre la città era sotto attacco, sono stati costretti araccogliere denaro per acquistare munizioni al mercato nero, malgrado il fatto che l’addestramento e l’equipaggiamento delle tribù locali sunnite anti-Is fossero la pietra angolare della strategia Usa per combattere il gruppo estremista.

Quando la caduta di Ramadi sembrava imminente, il governo iracheno ha provato a respingere i militanti dell’IS con una mossa disperata.

Una colonna di 30 blindati della polizia ha tentato domenica verso le 12 di entrare in città, ma è finita sotto il fuoco dei jihadisti ed è stata costretta a tornare indietro.

“Quando i rinforzi si sono ritirati, il nostro morale ècrollato definitivamente”, ha affermato Omar Shehan al-Alawni, un miliziano di una tribù locale che ha combattuto a Ramadi.

Le autorità locali non hanno voluto dispiegare sul terreno quelle milizie sciite che sono state decisive in altri teatri in Iraq.

Ma forse il fattore decisivo nella caduta di Ramadi è stata la decisione degli uomini della ‘Divisione d’oro’ di abbandonare improvvisamente le loro posizioni, come hanno denunciato alcuni ufficiali.

Il capo della forza speciale, Fadhil al-Barwari, ha spiegato all’emittente ‘Al-Sumaria’ che si è trattata di una mossa  “tattica”. a da quel momento “c’è stato il caos, ognuno ha iniziato a ripiegare senza seguire alcun ordine”, ha commentato un ufficiale della sicurezza irachena che ha chiesto di restare anonimo.

“Non c’era una leadership centrale, nessuno coordinava le forze sul terreno”, ha concluso. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha ordinato un’indagine sulle cause del flop militare a Ramadi.

Foto: Stato Islamico e Reuters

 

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