Interpol: lo Stato Islamico minaccia l’Algeria

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ANSA – L’Algeria, che da decenni combatte il terrorismo islamista sopravvissuto alla sanguinosa guerra civile che la devastò negli anni ’90, è ora nel mirino di gruppi legati all’Isis e che, alle frontiere, premono per sconfinare e magari saldare le proprie forze con quelle delle composite formazioni jihadiste che, quotidianamente, impegnano Esercito e forze di sicurezza in una dichiarata lotta di reciproco sterminio.

L’allarme giunge dall’Interpol che da anni ha allacciato proficui rapporti con l’Algeria nella lotta al crimine transnazionale (soprattutto quello legato al contrabbando nel Maghreb e nella fascia subsahariana) ma che, per la sua stessa missione, è un efficace collettore di informazioni. E queste ultime, raccolte negli ultimi mesi, delineano un quadro estremamente inquietante per l’Algeria che potrebbe ”soffrire”, oltre che del terrorismo interno (radicato nel nord-ovest del Paese, cioè nell’irrequieta Cabilia, e nelle regioni meridionali), anche dell’incertezza che sta affiggendo i Paesi vicini.

A cominciare dalla confinante Tunisia, che sta mostrando enormi difficoltà nel debellare le sacche jihadiste. La collaborazione avviata dall’Interpol è legata ai risultati della lotta che l’Algeria conduce contro il terrorismo (sono pressoché quotidiane le notizie di abbattimenti di miliziani islamici un po’ ovunque) ed anche al ruolo che essa ha conquistato nello scacchiere regionale e che ne hanno fatto il punto di riferimento dei Paesi vicini. Che ne stanno imitando le tecniche, ma – vista la disparità di armamento e preparazione -senza gli stessi risultati.

Secondo una relazione dell’Interpol, he è stata trasmessa in queste ore ai responsabili di Difesa e sicurezza algerine, sono circa 1.500 i terroristi che cercano di eludere l’imponente sistema di controllo delle frontiere. E cercherebbero di farlo, secondo l’Interpol, non in armi – peraltro facilmente reperibili in Algeria, dove sono giunte in grande quantità dalla Libia post-Gheddafi -, ma seguendo la strada convenzionale del passaggio della frontiera, grazie a passaporti falsi, ma di perfetta fattura.

La segnalazione dell’Interpol è corredata dai nomi dei 1500 terroristi, di differente nazionalità (si parla di Tunisia, Marocco, Egitto e Libia, ma anche di Siria e Mali) e che avrebbero fatto giuramento di fedeltà all’Isis.  Cosa che, negli ultimi giorni, ha fatto (con tanto di video, diffuso sabato, con la consueta scenografia, tra mitra, vessilli neri e visi coperti) un gruppo jihadista di recente costituzione, Ansar Al Khilefa, che agisce sui contrafforti di Skikda, a circa 500 chilometri da Algeri.

Foto Reuters, AFP

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