Cameron sfida l’estremismo islamico

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di Alessandro LogroscinoANSA

La minaccia – agli occhi di David Cameron – si annida in casa. E’ “il veleno” dell’estremismo che stilla qua e là fra gli oltre 2,7 milioni di musulmani britannici, ormai la seconda comunità religiosa del Paese.

E l’antidoto pensato dal suo governo è un piano in 5 anni per contrastarne la diffusione attraverso una battaglia culturale e sociale, oltre che d’intelligence e di ordine pubblico.

Perché i 700 giovani partiti in questi mesi dal Regno Unito alla volta della Siria, attratti dalle sirene jihadiste dell’Isis, sono un segnale, ma forse anche la punta dell’iceberg.

Si tratta di chiamare lo spettro per nome, ha sottolineato il 20 luglio in un discorso a Birmingham  il premier conservatore, convinto che l’estremismo non sia frutto di politiche sbagliate dell’Occidente, ma dell’ideologia che lo ispira, e che s’imponga una reazione più netta della ‘maggioranza silenziosa’ islamica.

Di qui le linee d’una strategia illustrata come “una svolta”, verso l’obiettivo di “un Paese più unito”: aperto, ma capace di difendere i suoi principi di fondo.

Al riguardo, Cameron  ha parlato di “fallimenti dell’integrazione”, denunciando come “una tragica verità” il fatto che ci siano giovani nati nel regno i quali “non si identificano davvero con la Gran Bretagna”.

Le misure indicate sono molte: nuove regole che consentiranno il ritiro del passaporto ad adolescenti che i loro genitori temono si preparino a fuggire fra le braccia del ‘Califfato’, ampliamento dei poteri d’intervento dell’autorità che regola i media per colpire quei canali che trasmettono la propaganda radicale, diritto all’anonimato per le vittime che denunceranno abusi come i matrimoni forzati.

Promessi inoltre incentivi per una maggiore integrazione scolastica e per evitare la segregazione in caseggiati e quartieri di certe comunità.

Ma non mancano neppure impegni per contrastare il contagio estremista nelle prigioni, sul web e nelle università o per promuovere campagne in favore dei “valori britannici”.

Cameron ha fra l’altro notato che occorre sfidare l’immagine “glamour” o “eccitante” dei viaggi in Siria e Iraq. E far capire ai giovani più vulnerabili alla tentazione jihadista che questa avventura prepara invece per i ragazzi un destino di morte e per le ragazze la prospettiva d’essere “schiavizzate e abusate”.

Secondo il primo ministro, non ci si può del resto limitare a ripetere che l’Isis e compagnia non rappresentino l’Islam.

Un concetto del tutto condivisibile, a suo parere, ma che non cancella il richiamo dei jihadisti a una religione di cui essi si percepiscono come i veri interpreti.

Per questo Cameron annuncia un cambio di atteggiamento: il governo britannico non intende “più essere neutrale”, ma è deciso a dare sostegno a chiunque voglia contrastare dall’interno queste visione della fede in Allah.

Una sfida che il premier sollecita i musulmani del regno a raccogliere a viso aperto, ricordando che “ci sono molte voci positive”, lasciate tuttavia finora sotto traccia.

In questo quadro, Cameron – dopo aver liquidato come “una paranoia” il sospetto che il governo conservatore intenda far spiare i musulmani in quanto tali o limitare la libertà di espressione – ha indicato infine la necessità di contrastare teorie cospiratorie antisemite o attacchi “ai valori liberali fondamentali”, che ha definito porte d’accesso alla violenza.

Positive con qualche riserva le reazioni dei rappresentanti ufficiali dell’Islam britannico, che rivendicano i progressi gia’ compiuti in materia di collaborazione con le autorità e chiedono di evitare toni troppo didattici.

“Noi – commenta fra gli altri Qari Asim, imam in una moschea di Leeds – non vogliamo estremisti ne’ predicatori d’odio e crediamo che una strategia di lungo termine sia utile. Ma a patto che miri davvero anche a integrare coloro che si sentono tuttora discriminati”.

Il testo integrale del discorso di David Cameron- in inglese

Ampi stralci del discorso di david Cameron- in italiano (da Il Foglio)

Foto: Reuters e UK.gov.

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